La #tenyearschallenge del fisco italiano: siamo riusciti davvero a peggiorare le cose?

Com’è cambiato il fisco italiano dal 2009 al 2019? Proviamo a fare qualche riflessione prendendo spunto (in modo giocoso) dall’hashtag in voga in questi ultimi giorni.

La #tenyearschallenge del fisco italiano: siamo riusciti davvero a peggiorare le cose?

Il Fisco italiano è in perenne rivoluzione, questo si sa. Solo che i livelli raggiunti negli ultimi anni sono davvero da guinness dei primati.

Tra fattura elettronica, bonus che nascono e muoiono addirittura in pochi mesi, agevolazioni messe nero su bianco per legge ma mai attuate (vedi il caso IRI), accertamenti fiscali fantasiosi, disservizi di vario tipo del sistema informatico, il nostro sistema fiscale si è rivelato più complesso di quanto si potesse effettivamente immaginare.

Nelle ultime settimane ha spopolato sul web il famoso hashstag #tenyearschallenge, che ha (giocosamente) consentito di fare diverse analisi storiche e di costume sui cambiamenti intervenuti negli ultimi dieci anni, un periodo non certo breve. Allora ci siamo chiesti come sia cambiato il fisco italiano in questi ultimi dieci anni e, soprattutto, se sia migliorato o meno un sistema che viene ritenuto da più parti come una delle cause più rilevanti dell’asfittica crescita economica che caratterizza il nostro Paese dalla crisi dei subprime in poi (non che prima si brindasse champagne, però...).

Com’è cambiato il fisco italiano dal 2009 al 2019? I personaggi di riferimento

Partiamo dall’analisi dei personaggi di riferimento: chi era a determinare l’indirizzo della politica fiscale nel 2009 e chi lo fa adesso?

Personaggi di riferimento 2009 2019
Direttore dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera Antonino Maggiore
Ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti Giovanni Tria
Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi Giuseppe Conte

Agenzia delle Entrate: da Attilio Befera ad Antonio Maggiore

Nel 2009 il direttore dell’Agenzia delle Entrate era Attilio Befera, che per tutto il suo mandato (2008-2014) ha fatto del contrasto all’evasione fiscale e della semplificazione gli obiettivi centrali dell’azione dell’Agenzia delle Entrate. Sono stati anni molto difficili quelli gestiti da Befera, con la reintroduzione dello spesometro (DL 78/2010) ed i continui tentativi andati a vuoto di semplificare realmente il sistema.

Attualmente, com’è noto, la direzione dell’Agenzia delle Entrate è stata affidata ad Antonino Maggiore, generale della Guardia di Finanza a capo del reparto regionale Veneto. Per la prima volta nella storia un militare si trova a dirigere l’Ade. La sua nomina è stato oggetto di discussioni molto accese, soprattutto di natura politica, poiché la sostituzione di Ruffini - sia nei modi che nei tempi - è apparsa figlia di scelte esclusivamente partitiche e non meritocratiche.

Ministero dell’Economia: da Tremonti a Tria

Nel 2009 il ministro dell’Economia era Giulio Tremonti, “padre” della riforma fiscale che tra il 2001 ed il 2003 ha portato tra le altre cose:

  • al passaggio dall’Irpeg all’Ires, con relativa riduzione dell’aliquota (che fino al 2002 era del 33%);
  • all’introduzione della no tax area sui redditi al di sotto di una certa soglia;
  • all’abolizione dell’imposta sulle successioni e sulle donazioni.

Ma uno dei punti sui quali Tremonti è stato più criticato vi sono sicuramente il famoso “condono tombale” (Legge 289/2002) e lo “scudo fiscale”, varato proprio nel 2009 con la Legge 141/2009.

Tria da questo punto di vista che indirizzo ha dato alla politica fiscale del Governo Conte?

Partiti sin dall’inizio con la volontà assoluta di non fare alcun condono, in realtà gli attuali personaggi di riferimento del fisco italiano sono stati protagonisti di una (falsa?) pace fiscale, all’interno della quale stavano per finire un altro condono di proporzioni importanti - poi cassato - e addirittura un ulteriore versione dello scuso fiscale di tremontiana memoria. Quest’ultimo peraltro denunciato in diretta televisiva dal vice presidente del consiglio e ministro del lavoro e dello sviluppo Luigi Di Maio:

Da Berlusconi a Conte: com’è cambiata la direzione del Governo italiano in tema di politica fiscale

Il cambiamento alla guida del Governo dal 2009 al 2019 è a dir poco rivoluzionaria; siamo passati dal leader carismatico e profeta della (mai attuata) rivoluzione liberale al semisconosciuto professore universitario.

In tema prettamente fiscale la distanza è ancora più marcata se possibile.

In tutti e quattro i suoi Governi, Berlusconi ha portato avanti il mantra della riduzione delle imposte e della semplificazione, riuscendoci solo in minima parte nel quinquennio 2001-2006.

In alcuni casi il contesto storico non consentiva probabilmente di fare più di quello che si è fatto. Durante l’insediamento dell’ultimo Governo di centrodestra nel 2008 si era già nel pieno della crisi dei subprime.

Ma quello che è mancato è stato, soprattutto, il coraggio di alcune scelte impopolari in tema di lotta all’evasione fiscale anzi... da questo punto di vista Berlusconi si è fatto notare perlopiù per aver pronunciato famose frasi che indirettamente apparivano giustificare l’evasione fiscale, soprattutto quando lo Stato chiede ai propri cittadini più di una certa soglia:

Giuseppe Conte ha invece impostato tutta la sua comunicazione in tema di fisco e dintorni facendo riferimento al tema dell’equità. Portando - a modesto avviso di chi scrive - al paradosso dell’introduzione di ulteriori imposte sostitutive ed eccezioni al regime fiscale Irpef ordinario che tutto sembrano essere fuorché reali avvicinamenti verso un sistema più equo.

Nel 2009 non c’erano né le Li.pe., né lo spesometro, né la fattura elettronica

L’excursus storico di cui sopra rischia di apparire un accostamento con finalità di discussione politica, ma in realtà non lo è, o almeno lo è solo in parte.

Piuttosto vuole provare ad essere un timido spunto per provare a farci riflettere su come in Italia nell’ultimo decennio sia cambiato davvero ben poco dal punto di vista della legislazione fiscale, anzi - in alcuni casi - la situazione appare peggiorata.

Nel 2009 gli adempimenti fiscali erano meno numerosi di quelli attuali, considerando per esempio come rispetto a quest’anno spesometro, Lipe e fattura elettronica non esistevano.

Nel 2009 il limite all’utilizzo dei contanti era a 12.500 euro, attualmente è a 2.999 (nel frattempo Monti lo aveva addirittura portato a 999 euro...).

Nel 2009 il limite previsto per l’apposizione del visto di conformità per l’utilizzo dei crediti IVA in compensazione era 15.000 euro contro gli attuali 5.000 euro.

Il fisco è una parte importante dell’economia, se lo semplifichiamo aiutiamo le imprese ed il lavoro

Adesso la conclusione potrebbe essere che in un decennio - nonostante la prorompente digitalizzazione dell’economia - in Italia siamo addirittura riusciti a peggiorare le cose.

Ma questa scelta preferisco la faccia chi legge questo articolo, provando a pensare a tutte le riforme che nel frattempo si sarebbero potute fare, ma non sono state mai fatte.

Quello che è certo è che il sistema fiscale è una parte fondamentale per qualsiasi economia; ed in Italia, in particolare, esso rappresenta un elemento determinante, purtroppo attualmente in negativo, per le enormi difficoltà attualmente riscontrate dalle imprese nel nascere e nel crescere nell’attuale contesto.

Occorre intervenire su più fronti, semplificazione e riduzione della pressione fiscale su tutti, agendo possibilmente in modo più efficiente rispetto a quello che è avvenuto negli ultimi dieci anni.

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