L’annullamento di un accertamento Fiscale a una società di persone annulla, nella maggior parte dei casi, anche l’atto notificato ai singoli soci. Vediamo la vicenda.
In caso di controllo fiscale il debito rilevato potrebbe non essere comunque dovuto, a dirlo è la Corte di Cassazione con l’ordinanza 23939 del 27 agosto 2025. L’Agenzia delle Entrate può commettere errori, ma in questo caso l’atto di accertamento è nullo.
La Corte di Cassazione interviene ancora una volta per frenare la prassi non proprio amichevole del Fisco e ribadisce che un accertamento fiscale notificato a una società di persone è nullo se la società stessa è già chiusa. La nullità dell’atto, tra l’altro, non riguarda solo l’ente, ma anche i singoli soci.
La decisione pone fine ai lunghi e costosi contenziosi che i cittadini, spesso, devono affrontare per vedere riconosciuti i propri diritti quando le procedure hanno vizi di forma. Vediamo nel dettaglio l’ordinanza e il caso da cui è nata.
La vicenda e la sentenza
L’ordinanza della Cassazione nasce da una notifica dell’Agenzia delle Entrate nata con un vizio di forma. L’amministrazione tributaria ha notificato un avviso di accertamento a una Sas che, però, al momento della notifica già non esisteva più poiché era stata cancellata dal registro delle imprese. Le Entrate, quindi, notificavano un atto a un soggetto inesistente.
Il Fisco, però nonostante l’atto principale fosse stato annullato in primo grado, ha continuato a pretendere le somme notificate ai soci, ma la responsabilità di un socio è legata indissolubilmente a quella della società. La Cassazione ha chiarito che la validità degli atti notificati ai soci era legata a quella dell’atto notificato alla società.
La Corte di Cassazione ha sottolineato che nelle società di persone esiste l’obbligo di trasparenza e il reddito della Sas è imputabile ai soci in percentuale pari alle quote di partecipazione. Di fatto, non esistendo più la società i soci non hanno più quote di partecipazione e l’avviso di accertamento, dipendendo dalla validità dell’atto principale, non ha motivo di esistere. Se l’atto notificato alla società è nullo, di conseguenza è nullo anche quello notificato ai soci: l’invalidità dell’atto principale annulla anche tutte le pretese fiscali reclamate ai soci.
Non sempre l’annullamento ai soci è applicabile
Nell’ordinanza i Supremi Giudici hanno sottolineato che non sempre il principio sopra esposto può essere applicato. L’estensione dell’annullamento dell’atto notificato alla Sas non si applica se la nullità dell’atto societario non ha peso su quelli individuali dei soci. Potrebbe essere il caso di una notifica in ritardo che avrebbe effetto solo sull’atto notificato tardivamente e non su quelli dei soci che, magari, sono stati notificati nei tempi.
Lo stesso discorso vale nel caso in cui un atto notificato a uno dei soci ha un vizio formale autonomo non presente nell’atto principale: in questo caso si annullerebbe solo l’atto ricevuto dal socio in questione e non anche quello societario.
Come incide la sopravvivenza fittizia delle aziende?
Ci si domanda come sia possibile che la Cassazione abbia disposto la nullità dell’atto societario visto che esiste una normativa del 2014 la quale prevede una sopravvivenza fittizia delle società chiuse per altri cinque anni ai fini fiscali. La norma consente al Fisco di notificare gli eventuali atti anche alle società chiuse. La disposizione, però, non ha efficacia retroattiva, ma solo dalla sua entrata in vigore, il 13 dicembre 2014: non si applica, quindi, alle società cessate prima di quella data (come la Sas oggetto dell’ordinanza).
In sintesi l’accertamento notificato che riguarda una società già chiusa, annulla di conseguenza anche le pretese verso i soci. In casi simili, quindi, è possibile far valere i propri diritti andando a impugnare l’atto. Un atto impositivo che nasce viziato non produce effetti sulla società e neanche sui soci. Conoscere questa regola potrebbe evitare anni di contenziosi con il Fisco, ma per la sua applicazione è bene conoscere le regole perché non sempre l’annullamento dell’atto societario si estende anche agli atti dei soci. Ogni caso va valutato singolarmente, ma questa vicenda fa capire che non sempre una cartella o un avviso dell’amministrazione tributaria sono corretti.
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