Taglio cuneo fiscale 2020, anche sulle pensioni?

Le pensioni saranno interessate dal taglio del cuneo fiscale? In base all’attuale formulazione, la pressione fiscale diminuirà solo per i lavoratori dipendenti. Con la riforma dell’IRPEF, però, dovrebbero ridursi anche le tasse per i pensionati. Vediamo quali sono le novità in arrivo.

Taglio cuneo fiscale 2020, anche sulle pensioni?

Taglio del cuneo fiscale, il 2020 sarà anche l’anno delle pensioni?

I pensionati, infatti, sono i grandi esclusi dalla rivoluzione che ha interessato il bonus Renzi, insieme agli incapienti e ai lavoratori autonomi.

Il bonus IRPEF, a partire dal 1° luglio 2020, verrà erogato in due diverse modalità in base al reddito, ma solo ai lavoratori dipendenti:

  • direttamente in busta paga come credito IRPEF fino a 28.000 euro di reddito;
  • come detrazione fiscale per i redditi tra i 28.001 e i 40.000 euro.

In base alla formulazione attuale, questo assaggio di riforma IRPEF non porta con sé nessun vantaggio né per i pensionati né per gli incapienti, ovvero i contribuenti con reddito al di sotto degli 8.174 euro, tantomeno per i lavoratori autonomi.

Secondo la sottosegretaria al Ministero dell’Economia Maria Cecilia Guerra, però, il Governo sta lavorando a una riforma dell’IRPEF che renda il Fisco più equo e progressivo, e non solo per i lavoratori dipendenti.

Secondo la sottosegretaria Guerra, i tecnici del MEF stanno lavorando per ridurre le tasse anche ai pensionati e alle partite IVA.

Ma ci saranno abbastanza risorse per consentire la riduzione della pressione fiscale per tutte queste categorie?

Vediamo quali sono le novità in arrivo per gli esclusi dal taglio al cuneo fiscale.

Taglio cuneo fiscale 2020, anche sulle pensioni?

Il decreto sul taglio del cuneo fiscale 2020 è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il 23 gennaio.

Per sapere i dettagli con cui il bonus Renzi sarà erogato nel 2020 bisognerà attendere il testo ufficiale del decreto attuativo della Legge di Bilancio.

Quello che sappiamo per certo, però, è che il taglio del cuneo fiscale interessa le buste paga dei lavoratori dipendenti: pensionati, incapienti e lavoratori autonomi sono i grandi esclusi da questo primo passo verso la riforma dell’IRPEF.

Vediamo come funzionerà il taglio del cuneo fiscale, almeno nella prima fase che avrà inizio il 1° luglio 2020, per avere più chiare le idee.

Il bonus Renzi verrà percepito da una platea di beneficiari più ampia, che comprende i lavoratori dipendenti con reddito da 8.174 euro fino a 40.000 euro.

Per quanto riguarda le modalità di erogazione, sappiamo che cambiano in base al reddito.

In particolare, chi si trova nella fascia di reddito fino a 28.000 euro percepirà il bonus Renzi direttamente in busta paga, come credito IRPEF, in forma maggiorata: 100 euro in più.

Ricordiamo che questi 100 euro vengono raggiunti grazie agli 80 euro del bonus preesistente in aggiunta ai 20 euro provenienti dal taglio al cuneo fiscale.

I lavoratori dipendenti con reddito da 28.001 fino a 40.000 euro, invece, avranno il bonus Renzi sotto forma di detrazione.

Nel dettaglio, la detrazione fiscale corrisponde a 80 euro mensili e si riduce progressivamente all’aumentare del reddito, fino ad azzerarsi sulla soglia dei 40.000 euro.

Vediamo ora quali sono le ragioni alla base dell’esclusione delle categorie dei pensionati, dei lavoratori autonomi e degli incapienti dal taglio al cuneo fiscale.

Taglio del cuneo fiscale 2020, meno tasse per i pensionati con la riforma IRPEF

La prima fase della riforma IRPEF a cui il Governo sta lavorando interessa, come abbiamo visto, i lavoratori dipendenti.

La sottosegretaria al Ministero dell’Economia e delle Finanze Maria Cecilia Guerra si è detta fiduciosa durante l’intervista rilasciata ad Informazione Fiscale, intervistata durante il convegno dell’ANC del 23 gennaio:

“Pensionati e lavoratori autonomi che non accedono al regime forfettario sono i prossimi interessati, dovranno essere considerati come tutti i contribuenti nell’ambito di una riforma IRPEF più ampia, più completa che ha la funzione di semplificare il sistema rendendolo anche più equo, facendo sì che non ci sia una progressività per salti, come abbiamo adesso, nel passaggio dal secondo al terzo scaglione in cui l’aliquota cresce improvvisamente di 11 punti.”

Dunque, il potenziamento del bonus Renzi è solo il primo passo verso una riforma IRPEF più ampia, che ha l’obiettivo di creare un Fisco più equo a progressivo.

L’unico motivo per cui il MEF è partito dalla riduzione della pressione fiscale dei lavoratori dipendenti è che questi occupano (insieme ai pensionati) l’85% della base imponibile IRPEF.

Di conseguenza, era necessario iniziare la riforma con lo sgravio delle tasse per la categoria che più ne viene colpita.

I pensionati, a rigor di logica, dovrebbero essere i prossimi soggetti a beneficiare della riforma IRPEF.

Laura Castelli, vice ministro dell’Economia per il M5S, conferma quanto dichiarato dalla sottosegretaria Guerra, e si spinge anche oltre, assicurando che la riforma dell’IRPEF prevede un bonus non solo per i pensionati, ma anche per gli incapienti.

Il problema, in tutto ciò, è che non quadrano i conti: la Legge di Bilancio ha già stanziato 3 miliardi di euro per il potenziamento del bonus Renzi nel 2020, e ha previsto tra i 5 e i 6 miliardi di euro per l’erogazione del bonus nel 2021.

Dove verranno trovate le risorse necessarie per includere nel taglio del cuneo fiscale anche i pensionati e gli incapienti, considerando che la prossima manovra dovrà recuperare 20,5 miliardi di euro per evitare l’aumento dell’IVA nel 2021?

Non resta che aspettare aprile, mese in cui è previsto l’arrivo della legge delega di riforma dell’IRPEF a cura del Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, per vedere come saranno ridisegnate le aliquote e con quali vantaggi per i contribuenti.

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