Bonus Renzi 2020, cosa cambia? Le novità allo studio del Governo

Bonus Renzi 2020 trasformato in misura a sostegno delle famiglie o dei lavoratori incapienti? Le due ipotesi sono attualmente al vaglio del Governo. Vediamo quali sono le novità e come potrebbe cambiare il bonus di 80 euro con la Legge di Bilancio.

Bonus Renzi 2020, cosa cambia? Le novità allo studio del Governo

Bonus Renzi 2020, in attesa della Legge di Bilancio 2020 si susseguono tante ipotesi sui famosi 80 euro: cosa cambia dal prossimo anno?

In fase di stesura della Finanziaria e a pochi giorni dalla sua consegna in Commissione Europea prevista per il 15 ottobre, continuano a emergere nuove supposizioni riguardanti il bonus Renzi.

Attualmente gli 80 euro vengono erogati direttamente in busta paga ai lavoratori dipendenti con un reddito compreso tra gli 8.000 e i 24.600 euro, l’importo diminuisce per chi ha un reddito compreso tra i 24.600 e i 26.600 euro.

Due in particolare le ipotesi di cui si discute in questi giorni, entrambe cambierebbero i beneficiari degli 80 euro.

La prima vedrebbe trasformarsi il bonus Renzi in una misura a sostegno delle famiglie, in cui l’importo verrebbe erogato a seconda del numero di figli.

Il secondo caso invece vedrebbe il bonus Renzi modificarsi in un incentivo erogato agli incapienti, ma rimodulato: circa 400 euro all’anno per gli appartenenti alla no tax area.

Vediamo nel dettaglio cosa cambierebbe se una di queste due ipotesi diventasse realtà nella prossima Legge di Bilancio 2020.

Bonus Renzi 2020, cosa cambia con le novità in arrivo

In attesa della Legge di Bilancio 2020 sono molte le novità fiscali in arrivo, e si susseguono le ipotesi che riguardano il destino del bonus Renzi.

In particolare ci sono due ipotesi che riguardano la trasformazione del bonus Renzi o in una misura a sostegno delle famiglie (e quindi non più ai lavoratori dipendenti), o in un incentivo agli incapienti (perciò si tratterebbe di un’estensione rimodulata del bonus Renzi agli appartenenti alla no tax area).

Vediamo nel dettaglio entrambe le ipotesi.

Per quanto riguarda l’eventualità che vedrebbe il bonus Renzi trasformato in una misura a sostegno delle famiglie, sembrerebbe che il secondo Governo Conte stia lavorando a un piano per erogare incentivi a seconda del numero di figli.

Nello specifico si tratterebbe dell’assegno unico per i figli a carico, che prevede:

  • un importo fino a 240 euro al mese per dodici mensilità per ogni figlio minorenne a carico;
  • è considerato figlio a carico anche il nascituro dal settimo mese di gravidanza;
  • un importo fino a 80 euro al mese per ogni figlio maggiorenne a carico fino a 26 anni se ancora non autosufficienti;
  • l’importo dell’assegno sarà maggiore per ciuascun figlio disabile, così come stabilito dalla Legge 104.

Le risorse per attuare il cosiddetto bonus famiglia 2020 già ci sarebbero, poiché si attingerebbe ai fondi destinati al bonus Renzi.

In questo modo i 9,5 miliardi che costituiscono le risorse per il bonus Renzi attualmente destinato a 10 milioni di lavoratori dipendenti finirebbero alle famiglie e ai loro figli.

In base a quanto scrive La Repubblica si tratterebbe di un bonus erogato a prescindere dal reddito: l’obiettivo del Governo Conte è di assegnare fondi in base al numero dei figli, non in base a vincoli economici.

A pagare le conseguenze di una scelta simile sarebbero i lavoratori dipendenti che appartengono alla fascia di reddito tra gli 8.000 e i 26.000 euro e che non hanno figli: circa 2,8 milioni di contribuenti che, per il solo fatto di non avere eredi, perderebbero i 960 euro annui in più nella loro busta paga.

Bonus Renzi 2020 e taglio del cuneo fiscale

Come anticipato, c’è anche un’altra proposta che riguarda l’estensione del bonus Renzi ai contribuenti che fanno parte della no tax area.

L’idea di cui Antonio Misiani, viceministro dell’Economia, parla a La Repubblica, è quella di ridurre progressivamente il cuneo fiscale partendo dai cosiddetti working poors, cioè lavoratori poveri, spesso precari, esclusi dal bonus Renzi perché appartenenti alla no tax area e che solo in pochi casi percepiscono il reddito di cittadinanza.

Come scrive lo stesso Misiani sulla sua pagina Facebook, “Aiutarli è un dovere. Dobbiamo farlo estendendo erga omnes i salari minimi previsti dai contratti di lavoro maggiormente rappresentativi, mettendo fuori gioco i contratti “pirata” che legittimano paghe orarie da fame”.

La proposta del senatore democratico è di intervenire sul cuneo fiscale partendo da quella categoria di contribuenti che pur lavorando si trovano a un passo dalla soglia di povertà: si parla di partire già da gennaio 2020 con assegni da 40 euro al mese o 400 euro all’anno per gli incapienti, che guadagnando meno di 8.000 euro all’anno si trovano nella no tax area.

Si calcola che in questo modo il reddito degli incapienti potrebbe migliorare dell’11% circa, riuscendo a percepire quasi uno stipendio in più.

Bonus Renzi, come funziona oggi

Attualmente il bonus Renzi spetta ai lavoratori dipendenti con determinati requisiti reddituali. Gli 80 euro vengono erogati direttamente in busta paga.

Ad avere diritto al bonus Renzi oggi sono:

  • lavoratori dipendenti e assimilati
  • lavoratori a tempo determinato
  • lavoratori a progetto
  • soci di cooperative
  • percettori di indennità di mobilità o cassa integrazione,
  • lavoratore impegnato in attività socialmente utili
  • disoccupati percettori di indennità di disoccupazione Naspi
  • titolari di assegni legati a borse di studio e formazione professionale
  • colf, badanti e baby sitter
  • percettori di remunerazioni sacerdotali
  • Forze dell’Ordine (Polizia, Carabinieri, Esercito, Vigili del Fuoco, Capitaneria di porto).

Per avere diritto al bonus Renzi 2019 è necessario avere un reddito annuale lordo compreso tra gli 8.174 ed i 24.600 euro.

Gli 80 euro mensili vengono erogati direttamente in busta paga.

In particolare, le fasce reddituali sono:

  • 960 euro annuali (80 euro al mese) ai lavoratori con reddito complessivo fino ai 24.600,00 euro;
  • l’importo diminuisce per chi ha un reddito compreso tra i 24.600 e i 26.600 euro;
  • il bonus non è corrisposto ai lavoratori con redditi inferiori a 8.174 euro, cioè i cosiddetti incapienti.

Come abbiamo visto, però, si tratta di regole che potrebbero essere totalmente stravolte dal 2020.

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