Stop tasse e abolizione Irap: la proposta di Confindustria per uscire dalla crisi

Stop a tasse e abolizione dell’Irap, ma anche pagare i debiti della PA alle imprese private a sbloccare i fondi stanziati per le opere pubbliche: ecco qual è la proposta di Confindustria per uscire dalla crisi economica. Vediamo cosa ha detto il presidente Bonomi intervistato durante il programma Piazza Pulita il 7 maggio.

Stop tasse e abolizione Irap: la proposta di Confindustria per uscire dalla crisi

Stop temporaneo delle tasse e abolizione dell’Irap: il presidente di Confindustria ha le idee chiare in merito a come uscire dalla crisi economica.

Secondo Carlo Bonomi è inutile continuare con “interventi a pioggia” se poi i fondi non vengono davvero erogati. Ma se il Governo alleggerisse le imprese dalla tenaglia delle tasse (soprattutto abolendo l’odiata Irap) ci sarebbe anche meno bisogno di continui bonus e indennità.

Intervistato da Corrado Formigli durante il programma Piazza Pulita su La7, Carlo Bonomi ha presentato le proprie proposte, chiarendo però un punto: Confindustria non è all’opposizione di questo Governo, ma vuole discutere degli interventi economici senza che venga chiamata in causa la componente politica.

Vediamo quali sono le proposte di Confindustria per uscire dalla crisi, a partire da un taglio corposo alle tasse.

Stop tasse e abolizione Irap: la proposta di Confindustria per uscire dalla crisi

L’intervento di Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, durante la puntata del 7 maggio di Piazza Pulita non lascia dubbi: c’è più di una cosa che non sta funzionando nella gestione della crisi.

“Siamo molto delusi”, dice Bonomi: non servono interventi a pioggia -riferendosi anche al bonus 600 euro- se poi le risorse stanziate non arrivano a destinazione.

L’idea è semplice: invece di promettere indennità e aiuti (che non arrivano nei tempi stabiliti) bisogna aiutare imprenditori e professionisti tagliando le tasse.

Tra poco infatti (a meno che non venga confermata la proroga a settembre di contributi e tasse nel decreto di maggio) è previsto l’acconto dei versamenti sospesi da marzo fino a maggio: una bella stangata nel mese di giugno.

Invece si potrebbe procedere con una sospensione più lunga delle tasse, e soprattutto con l’abolizione dell’Irap.

Perché abolire l’Irap? Oltre ad essere una delle imposte più odiate dalle imprese italiane (poiché nella sua base imponibile comprende parzialmente il costo del lavoro e, di conseguenza, va a penalizzare quelle imprese che hanno una componente “capitale umano” molto accentuata), abolendola si otterrebbe un duplice vantaggio.

Innanzitutto, ci sarebbe una dichiarazione in meno per le imprese, quindi un vantaggio in termini di semplificazione fiscale.

Inoltre, dall’Irap dovrebbero arrivare circa 9 miliardi nelle casse dello Stato, circa la stessa somma che il Governo vuole investire nelle imprese.

L’abolizione dell’Irap renderebbe tutto automatico, semplice: senza fare richieste riempiendo decine di moduli e aspettando che arrivi l’aiuto dallo Stato.

“Il Governo deve ascoltare gli imprenditori italiani”, tuona il presidente Bonomi.
Come bisogna procedere secondo il numero uno di Confidustria? Sono tre step:

  • abolire l’Irap;
  • ripagare i debiti della Pubblica Amministrazione alle imprese private;
  • sbloccare i soldi già finanziati per le opere pubbliche.

Ha dichiarato Bonomi:

“In 18 mesi è stato realizzato il ponte Morandi a Genova. Se si è fatto lì, le opere pubbliche possono e devono essere realizzate in tempi rapidi anche nel resto del Paese.”

Stop tasse e Irap, e le risorse? Dai navigator. La proposta di Confindustria

Il presidente Bonomi dunque è chiaro: gli interventi fatti finora non bastano, soprattutto considerando che, anche se è stata attivata la cassa integrazione fin dal primo decreto, sono gli imprenditori che la stanno anticipando.

E sarà difficile continuare ad anticiparla con gli attuali problemi di liquidità delle imprese e il pagamento delle tasse che si avvicina.

Il presidente di Confindustria ha continuato l’intervista parlando di un’altra cosa che non va: i navigator. Si tratta di una categoria che “non funziona”, e che di certo “non risolverà i problemi di disoccupazione” che seguiranno da questa crisi sanitaria ed economica.

La proposta di Bonomi è quindi quella di attingere una parte delle risorse dai fondi per le politiche attive del reddito di cittadinanza: quelle, in sostanza, destinate ai navigator.

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