A metà mattinata Stellantis passa di mano a 3,88 euro, in rialzo del 4,51% rispetto alla chiusura di ieri a 3,71 euro, ed è tra i migliori del FTSE MIB in una seduta in cui il listino milanese fatica a staccarsi dalla parità. A dare la spinta sono i conti del terzo trimestre, diffusi prima dell’apertura, che il mercato ha accolto come il primo segnale concreto di tenuta dopo un anno in cui il titolo ha perso oltre il 60% del suo valore.
Cosa c’è dietro il rialzo delle azioni Stellantis oggi
Il trimestre si è chiuso con ricavi netti per 37,6 miliardi di euro, in crescita dell’1% sullo stesso periodo del 2025 e sopra la forchetta delle stime della vigilia, compresa tra 35,7 e 37,4 miliardi. La spinta è arrivata dall’Europa allargata e dal Sud America, entrambe in crescita del 3%, mentre il Nord America ha ceduto il 3%, il Medio Oriente e l’Africa il 19% e l’Asia Pacifico il 7%.
Ancora più netto il miglioramento sul fronte della redditività. L’utile operativo rettificato si è attestato a 256 milioni di euro, contro i 191 milioni attesi dagli analisti interpellati da Reuters, con un margine dello 0,7%, in aumento di 50 punti base. Secondo la società, tutte le aree geografiche hanno chiuso con margini positivi tranne l’Europa allargata. La perdita netta si è fermata a 453 milioni di euro, il 90% in meno rispetto ai 4,5 miliardi di un anno fa, quando il bilancio era stato zavorrato da pesanti oneri straordinari.
Il nodo resta la cassa. Il flusso di cassa industriale è stato negativo per 4 miliardi di euro, in miglioramento di 300 milioni rispetto al terzo trimestre 2025. Il dato è più pesante dei circa 2 miliardi indicati come consenso da alcune analisi della vigilia, ma migliore delle stime più aggiornate, come i 4,5 miliardi previsti da Equita e la forchetta tra 4 e 5 miliardi indicata da Barclays. Il mercato ha scelto di guardare al bicchiere mezzo pieno anche perché la liquidità industriale disponibile resta solida, a 42,7 miliardi di euro, pari al 26% dei ricavi degli ultimi dodici mesi.
A pesare più dei numeri è stata la conferma della guidance per il 2026, con ricavi in crescita a una cifra nella fascia media, un margine operativo rettificato positivo nella fascia bassa a una cifra, un flusso di cassa industriale in miglioramento su base annua e il ritorno in territorio positivo nel 2027. Era proprio questo l’impegno che gli investitori aspettavano di veder ribadito per dare credibilità al piano FaSTLAne 2030 dell’amministratore delegato Antonio Filosa.
Il manager ha indicato anche l’obiettivo di realizzare entro fine anno almeno il 40% dei 6 miliardi di euro di efficienze previste dal programma di riduzione dei costi. Alle 13 è in agenda la conference call con gli analisti, mentre sullo sfondo restano la decisione della Federal Reserve di stasera e quella della BCE di domani.
Cosa dicono gli analisti
Le prime reazioni delle banche d’affari confermano la lettura del mercato, cioè un trimestre debole ma meno di quanto si temesse. È la sintesi di Equita, mentre J.P. Morgan ha definito significativo l’assorbimento di cassa da 4 miliardi.
Le valutazioni arrivano da un ottobre di tagli a raffica, che ha avvicinato molti prezzi obiettivo alle quotazioni di Borsa. Secondo MarketScreener, i 22 analisti che seguono il titolo esprimono in media un giudizio di mantenimento, con un prezzo obiettivo medio di 5,315 euro, il 36,98% sopra il prezzo attuale. La media, però, è ancora appesantita dai target fissati prima dell’estate, mentre le revisioni più recenti raccontano un quadro più prudente.
Il taglio più severo è quello di HSBC, che il 23 ottobre ha portato l’obiettivo da 4 a 3,30 euro, confermando la raccomandazione Reduce, un livello inferiore del 14,95% rispetto ai prezzi di oggi. Poco più in alto si colloca RBC, che il 16 ottobre ha ridotto il target da 5 a 4 euro. Deutsche Bank il 15 ottobre e UBS il 9 ottobre si sono invece fermate entrambe a 4,50 euro, rispettivamente da 5,50 e da 5,80 euro, con giudizi Hold e Neutral. Deutsche Bank aveva messo in conto un trimestre modesto per le fermate produttive e la riduzione delle scorte, mentre UBS aveva indicato la concorrenza cinese tra i motivi della revisione.
Fra le stime più generose resta J.P. Morgan, che il 19 ottobre ha fissato l’obiettivo a 6 euro con raccomandazione Hold, il 54,64% sopra le quotazioni attuali. Equita, sempre con giudizio Hold, ha limato il proprio target a 5,50 euro il 19 ottobre, alla vigilia dei conti, stimando per il trimestre un assorbimento di cassa intorno ai 4,5 miliardi, poi risultato leggermente migliore. Il messaggio che arriva dagli analisti è che lo sconto del titolo è ormai ampio, ma per rivedere le stime al rialzo serviranno prove sulla generazione di cassa più che sui ricavi.
Il quadro tecnico, in breve
Il rimbalzo porta il prezzo a ridosso della media mobile a 20 sedute, a 3,89 euro, che finora ha fatto da tetto e rappresenta il primo test vero per il recupero. Più in alto il titolo resta sotto tutte le medie di lungo periodo, a 4,23 euro quella a 50 sedute, a 4,67 quella a 100 e a 5,69 quella a 200, e il trend di fondo rimane chiaramente ribassista. L’RSI a 14 sedute, a 37,9 nella rilevazione di inizio seduta, resta in area di debolezza, ma lo stocastico ha incrociato al rialzo e il MACD si trova a un passo dalla linea del segnale. Con l’ADX a 22,7 il trend appare debole, anche se la componente ribassista prevale ancora.
Una chiusura sopra i 3,89 euro aprirebbe spazio verso i 4,30 euro, primo massimo relativo degli ultimi mesi, e poi verso l’area tra 4,87 e 4,90, dove si incontrano un’altra resistenza e il ritracciamento del 38,2% della discesa da 7,16 a 3,50 euro. In caso di nuove vendite, i supporti sono a 3,62 e 3,54 euro, con il minimo delle ultime 52 settimane a 3,50 come ultimo argine, poco sopra il target di HSBC. La volatilità resta elevata, con un ATR pari al 4,40% del prezzo, e il bilancio di medio periodo pesa ancora, con un calo del 61,34% a un anno e dell’8,96% a un mese.
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