Sarà il mercato dei bond a guidare quello delle azioni (e non viceversa)

Claudio Carella

5 Novembre 2023 - 06:42

I rendimenti obbligazionari scendono quando ci sono acquisti, ed è ciò che sta avvenendo, con le curve che, non vedendo più la recessione, si stanno appiattendo.

Sarà il mercato dei bond a guidare quello delle azioni (e non viceversa)

Se qualcuno, si fosse preso la briga di andare a vedere cosa stessero facendo i mercati, non avrebbe potuto non notare un netto ed importante recupero delle quotazioni, e questo su tutte le piazze mondiali, inclusa l’Asia e la Cina.

Poi, guardandosi intorno, avrà certamente pensato che, in fondo, si tratta solo di un rimbalzo. E non potrebbe essere forse diverso, con l’acuirsi della grave crisi tra Israele e Palestina, ed il rischio di un allargamento del conflitto; e ancora, con la guerra di Mosca contro l’Ucraina, lontana ancora da una soluzione a quasi due anni dal conflitto. È un rimbalzo, nessuna speranza!

Ma questa volta, per una volta, non chiamatelo rimbalzo.
Vediamo infatti perché quella iniziata lunedì 30 ottobre e che prosegue con un certo vigore, non può definirsi rimbalzo: cerchiamo di mettere in fila i dati che hanno, cioè, mosso il mercato e, non solo quello azionario. L’effetto più forte, infatti, lo ritroviamo sul netto calo dei rendimenti dei Bond, a partire dai Treasury sino ai nostri BTP, senza dimenticare i Corporate Inv. Grade, e cioè quegli asset che maggiormente sono nella parte obbligazionaria dei nostri portafogli, dove i titoli presenti nei fondi hanno rating e solidità elevate.

Senza ricordare prima che mercoledì la FED ha scelto di non procedere con un ulteriore incremento, ed i tassi di riferimento restano per ora sui massimi degli ultimi ventidue anni, nell’intervallo compreso tra 5,25% e 5,50%. Per il futuro? Dipende dai dati che via via usciranno, ma comunque, Jerome Powell ha provato in tutti i modi a non aumentare le aspettative di un rialzo dei tassi a dicembre. E questo è stato percepito forte e chiaro dal mercato.

Che significa? Che è molto probabile che non ci saranno ulteriori rialzi dei tassi, ma che questi potrebbero rimanere su livelli elevati per un periodo di tempo più lungo del previsto. Almeno questa è la narrazione più diffusa. C’è da crederci? Dipenderà dai dati, inutile fare scommesse.
I dati ci raccontano infatti di un’economia USA forte pertanto, prima di tutto, quelli che davano per certa una recessione, si mettano in fila e facciano ora un esame di coscienza ed un bel bagno di umiltà.

Del resto, “Se grandi investitori come Warren Buffett e Ray Dalio commettono errori e tutti (compresi gli esperti) sono pessimi nel predire il futuro, allora quali sono le probabilità che tu e io riusciremo a fare le cose per bene?”.

I dati dell’economia americana che più di tutti hanno impedito a Powell di cambiare politica monetaria, sono stati quelli sull’occupazione e sulla dinamica salariale. Sino ad ora gli USA hanno continuato a creare nuova occupazione, il livello di disoccupazione è sui minimi, e questa good news ha tuttavia un impatto sull’inflazione e, di conseguenza, sulla politica monetaria.

Venerdì i future sullo S&P500 sono schizzati in alto, dopo quattro sedute al rialzo.
I nuovi occupati del settore non agricolo negli USA nel mese di ottobre sono stati pari a 150.000 contro attese di 180.000, mentre nel settore privato a fronte delle attese di creazione di 145.000 nuovi occupati, il dato è stato pari a 99.000.
Il tasso globale di disoccupazione sale al 3,9& dal 3,8 precedente ed atteso, ed Il dato relativo alla media dei salari orari sale del 4,1% leggermente sopra le attese del 4%.

Cosa significa? Che si sta procedendo nella direzione auspicata dalla politica monetaria della FED, con un visibile rallentamento economico anche sul piano occupazionale, e ciò è la linea con i dati di inflazione, in calo.
Appena venerdì scorso i rendimenti dei Treasury 10Y erano su livelli massimi, intorno al 5%, con effetti negativi sui governativi globali. Alla notizia dei dati sull’occupazione, questa è stata la reazione del Treasury 10Y:

Rendimenti Treasury 10Y Rendimenti Treasury 10Y (fonte: TradingView)

Ed il BTP 10Y? Aveva sfiorato il 5%.

Rendimenti BTP 10Y Rendimenti BTP 10Y (fonte: TradingView)

Erano queste le notizie che aspettavamo, e la reazione del mercato obbligazionario è stata immediata, forte e chiara.
Ritengo inoltre che, anche in questa fase, i mercati azionari e obbligazionari potranno essere ancora correlati.
Se questo aspetto ci ha fatto soffrire nel 2022, questa volta potrà invece avere conseguenze positive su entrambi gli asset principali dei portafogli.
I rendimenti obbligazionari scendono quando ci sono acquisti, ed è ciò che sta avvenendo, con le curve che, non vedendo più la recessione, si stanno appiattendo e, in futuro, torneranno auspicabilmente ad una forma “normale”.

Ma in presenza di inflazione, la componente equity ne trarrà beneficio, restando ad oggi l’asset comunque più interessante, ed alimentandosi proprio dal calo dei rendimenti obbligazionari. In ogni caso è mia convinzione che, sempre di più, sarà il mercato dei bond a guidare quello delle azioni, e non viceversa.
Anche queste dinamiche, non propriamente immediate, ci dicono che veniamo da anni complicati, dove tutte le regole sembrano essere saltate, e può aver senso anche chiedersi: se gli asset sono sempre più correlati, che senso ha oggi la diversificazione?

Ecco, questo è un tema per me di fondamentale importante ed è anche materia di studio. Prendiamo atto che veniamo da un periodo di forti cambiamenti, ed ogni cosa va oggi osservata sotto una luce differente e critica, tutto può e potrà essere messa in discussione in futuro.
Quante volte ho suggerito – autentico consiglio finanziario – di aver pazienza? Bene, sul mercato si sono riversati una serie di dati, gli ultimi sull’occupazione americana, che sembrano aver creato le basi per un recupero dei mercati, azionari ed obbligazionari. Tra qualche giorno ci saranno i primi effetti sui portafogli.
La cosa straordinaria non tanto il 6% dello S&P 500 rispetto a venerdì scorso che era comunque un bel minimo di periodo, e di conseguenza si potrebbe parlare solo di rimbalzo. L’aspetto che più mi conforta è il calo netto dei rendimenti obbligazionari, la componente che più ha fatto soffrire i portafogli da novembre 2021, che avrà effetti positivi per tutti.
Ecco perché, almeno questa volta, non chiamatelo rimbalzo.