Recessione Germania, Merkel rinuncia al pareggio di bilancio?

Secondo i media locali, Angela Merkel e il suo ministro delle Finanze sarebbero anche disposti ad investire 500 miliardi pur di evitare l’incombente recessione

Recessione Germania, Merkel rinuncia al pareggio di bilancio?

La Germania ha bisogno di 500 miliardi di investimenti, o potrebbe entrare ufficialmente in recessione. È questa, secondo gli economisti di Citigroup, la cifra che serve per rilanciare l’economia del motore d’Europa. Per raggiungere quel numero è ovvio che bisognerà rinunciare al pareggio di bilancio, e secondo Der Spiegel sia Angela Merkel sia il ministro delle Finanze Olaf Scholz sarebbero già disposti. Ma come la prenderanno gli elettori tedeschi, da sempre contrari a qualsiasi politica in deficit?

Germania verso recessione tecnica

La situazione tedesca sembra approssimarsi a un momento decisivo, dal quale potranno dirimersi conseguenze nefaste o incoraggianti del futuro. L’amministrazione Merkel ha minimizzato lo scarso andamento del Pil, paventando una crescita in ripresa dell’1% già dall’anno prossimo.

Ma se terzo e quarto trimestre non convinceranno, allora la previsione della crescita per il 2020 sarà al ribasso. Tanto basterà alla recessione tecnica per diventare cronica, in una Germania che fonda il suo business sull’export manifatturiero in un periodo dominato da tensioni commerciali da un capo all’altro del pianeta.

Merkel pronta a rinunciare al pareggio di bilancio?

Agevolazioni, incentivi e altre misure straordinarie potrebbero aiutare le imprese e evitare i licenziamenti, ma la soluzione potrebbe essere peggiore del male. I partiti tradizionali - ora al governo - non godono infatti di enorme stima da parte dell’elettorato, che non gradisce le manovre in deficit. E così ad instabilità economica si aggiungerebbe quella politica.

I partiti tradizionali della grande coalizione - CDU e SPD - sono da tempo impegnati ad affrontare l’emorragia di voti. Il piano per la crescita non è ancora sul tavolo, anche perché, a questo punto, devono accertarsi che l’elettorato, di centrodestra come di centrosinistra, sia disposto a lasciare lo zero nero (Schwaze Null).

Di fatto, però, sia la cancelliera CDU che il ministro delle Finanze socialista sarebbero disposti ad investire. Proprio Scholz, uno dei più agguerriti fautori del rapporto debito/Pil sotto il 60%, secondo il Der Spiegel starebbe rivedendo la propria storica posizione.

Citigroup, che ha una sede a Francoforte, sostiene che l’andamento della crescita tedesca degli ultimi dieci anni nascondeva già i segni dell’instabilità di sistema e lacune infrastrutturali. Un mix pronto a deflagrare.

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