Previsioni sull’annuncio relativo al rating dell’Italia da parte di S&P Global. Occhio anche alle stime sullo spread BTP-Bund.
Arriverà oggi, venerdì 30 gennaio 2026, dopo la chiusura di Wall Street, l’annuncio di S&P Global sul rating del debito pubblico dell’Italia.
Nell’attesa, lo spread BTP-Bund segna un rialzo a 62 punti base, dopo essere sceso anche sotto la soglia psicologica di 60 pb nelle ultime sessioni.
I rendimenti dei BTP a 10 anni segnano un lieve rialzo, salendo al 3,46%, a fronte di rendimenti dei Bund anch’essi in lieve progresso, al 2,84%.
Va segnalata anche la performance dello spread Italia-Francia a 10 anni che, dopo essersi azzerato nei mesi precedenti a causa dell’ennesimo caos politico della Francia, poi rientrato, ed essere diventato anche negativo, ora è tornato lievemente positivo.
I rendimenti degli OAT francesi sono infatti al momento più bassi rispetto a quelli dei BTP italiani, al 3,43%.
Su base annua, il trend migliore dei BTP rispetto ai Titoli di Stato francesi rimane evidente: nell’ultimo anno, i rendimenti degli OAT sono balzati infatti di 17 punti base, mentre i rendimenti dei BTP sono scesi di 14 punti base (per le obbligazioni e i bond in generale, la relazione tra i prezzi e i rendimenti è inversamente proporzionale).
Occhio anche al balzo dei rendimenti dei Bund (+33 punti base su base annua), sulla scia della politica fiscale tedesca, che si è fatta decisamente più espansiva, con il lancio del bazooka fiscale (e la conseguente e necessaria valanga di debito pubblico).
I mercati attendono rating S&P su debito Italia. L’ultimo upgrade nell’aprile del 2025
Ma torniamo alla decisione imminente di S&P Global sul rating del debito pubblico italiano. Per la giornata di oggi, non è attesa alcuna manovra.
L’ultima volta che l’agenzia di rating si è espressa sull’Italia risale al 10 ottobre del 2025, quando ha confermato il il giudizio a “BBB+”, ribadendo contestualmente l’outlook a “stable”.
Nessuna revisione al rialzo dell’outlook a “positive”, dunque, contrariamente a quanto atteso da diversi esperti, che già da un po’ pregustano in ogni caso, in generale dal mondo delle agenzie di rating, una promozione che porti la valutazione sul debito pubblico italiano, e dunque sui BTP e in generale sui Titoli di Stato del Paese, alla categoria “A”.
Nel mese di ottobre, S&P Global ha confermato dunque lo status quo, dopo l’upgrade di qualche mese prima, ovvero nell’aprile del 2025, quando l’istituzione aveva promosso l’Italia di Meloni, alzando il rating da “BBB” all’attuale “BBB+”, con outlook stabile.
La benedizione ai BTP di Meloni era arrivata per la precisione l’11 aprile 2025. A ottobre, il nulla di fatto, con un appello. Nel riconoscere i progressi compiuti dal governo Meloni, per la precisione dal MEF di Giancarlo Giorgetti per rimettere a posto i conti pubblici dell’Italia, S&P Global aveva lanciato l’auspicio di fare “ maggiori sforzi sul debito ”.
Sentenza S&P su rating Italia, le previsioni di AcomeA SGR. Upgrade non più ipotesi marginale
Cosa succederà oggi? Previsioni sulla sentenza di S&P Global sono state elaborate da Daniele Bivona, Portfolio Manager di AcomeA SGR nella nota “BTP: Decisione S&P un non evento, ma l’upgrade del rating non è più un’ipotesi marginale”.
Bivona ha reso note anche le stime sul trend dello spread BTP-Bund, in un quadro in cui “ gli spread dei governativi dell’area euro (EGB) hanno continuato a comprimersi nonostante un punto di partenza già tirato e un calendario di emissioni fin qui intenso”.
Nel caso dell’Italia, è stato ricordato, lo spread BTP-Bund è sceso anche sotto la soglia di 60 punti base, testando il minimo dal 2008.
Nel considerare la decisione di S&P un non evento, Bivona prevede la conferma sia del rating che dell’outlook da parte dell’agenzia.
Detto questo, l’esperto ha mostrato fiducia nella capacità dell’Italia di Meloni di incassare ulteriori “upgrade e una convergenza del merito creditizio dell’Italia”. Queesto, a fronte di una situazione che conferma come il governo Meloni stia tenendo la barra dritta nel contenere il debito pubblico dell’Italia, forte di un rapporto deficit-PIL destinato secondo le parole del ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti a scendere anche al di sotto della soglia del 3%, consentendo all’Italia di uscire dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo avviata dall’UE nel corso di quest’anno:
“In particolar modo, il proseguimento del consolidamento fiscale dovrebbe continuare a favorire la stabilizzazione del rapporto debito pubblico-PIL nel medio termine in un contesto dove la stabilità politica appare maggiore rispetto al passato e, a differenza di altri Paesi dell’area euro, al momento non sembra esserci un vero partito populista anti-establishment in posizione di competere per andare al governo. Le aste recenti sono state tecnicamente solide, ma il vero cambio di regime si è manifestato a inizio gennaio con l’emissione via sindacato di una doppia tranche che ha attirato circa 190 miliardi di euro di ordini, evidenziando la forza della domanda istituzionale in un contesto di riallocazione dei flussi europei lontano dai titoli core. In questo quadro, la revisione del rating di S&P prevista per venerdì è destinata con tutta probabilità a rivelarsi un non-evento, con eventuali decisioni che dovrebbero limitarsi ad allinearsi alle valutazioni già espresse da Moody’s e Fitch”.
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Spread BTP-Bund? A 60 pb difficilmente giustificabile, ma può scendere fino a quota 50
Bivona ha presentato anche le previsioni per lo spread BTP-Bund a 10 anni, mettendo nel mirino la soglia di 50 punti base.
A suo avviso, “il mercato dei BTP resta ordinato nel breve termine, sostenuto da una domanda domestica stabile e da un riposizionamento dei flussi di portafoglio di natura straordinaria”.
Detto questo, “lo spazio di ulteriore compressione” appare “ sempre più limitato ” e già ai livelli attuali di 60 punti base lo spread BTP-Bund “è difficilmente giustificabile dai fondamentali e non appare sostenibile sulla base del solo merito creditizio”.
Non bisogna infatti dimenticare che “una crescita italiana strutturalmente debole, su cui pesa anche la fine di NextGenerationEU (PNRR), implica un margine molto più limitato per ridurre nel tempo il rapporto debito-PIL, rendendo lo spread più vulnerabile a shock di volatilità o a un peggioramento del risk sentiment ”.
Vero però anche che, ha aggiunto il gestore, “in un contesto in cui la price action è dominata dai flussi, il riequilibrio in corso nei portafogli dei grandi investitori istituzionali, combinato con una dinamica dell’offerta favorevole – con un’emissione netta italiana attesa circa 30 miliardi più bassa rispetto al 2025; specularmente, un’emissione netta tedesca attesa circa 30 miliardi più alta – e con il proseguimento del consolidamento fiscale, rendono tecnicamente raggiungibile un’ulteriore compressione dello spread verso area 50 punti base ”.
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