Mercoledì nero per le azioni ENI, che crollano di oltre l’8% sul Ftse Mib di Piazza Affari. Il motivo e cosa può succedere ora.
Mercoledì nero per le azioni ENI, che pagano inevitabilmente il crollo del prezzo del petrolio, soffrendo un tonfo sul Ftse Mib di Piazza Affari di oltre l’8%.
Il titolo si conferma il peggiore del listino benchmark della borsa di Milano.
Ma occhio: come insegna Warren Buffett, ogni scivolone può rappresentare un’ottima occasione di acquisto e, nel caso di ENI, il titolo conta su una fiducia significativa nelle sue potenzialità di rialzo da parte della comunità degli analisti.
La view di Barclays Research su azioni ENI implica rally +24,7% dai valori attuali
Vale la pena guardare per esempio alla recente nota pubblicata da Barclays Research, che ha ribadito il rating “Overweight” sulle azioni ENI e un target price pari a 28,50 euro.
Il crollo odierno, superiore a -8%, porta le azioni ENI a capitolare fino a quota 22,85 euro, il che significa che, considerando che il target price di Barclays è pari a 28,50, gli analisti scommettono su un upside potenziale del titolo rispetto ai valori di oggi, mercoledì 8 aprile 2026, pari a ben +24,7%.
Barclays si è soffermata sulle recenti indicazioni arrivate dal Cane a sei zampe guidato dall’AD Claudio Descalzi nel Capital Markets Day, commentando la novità che riguarda i dividendi:
“Il recente CMD ha visto l’azienda annunciare che, a fronte di un prezzo (del petrolio) superiore ai 90 dollari al barile, il cash aggiuntivo verrà restituito agli azionisti sotto forma di dividendo straordinario. Con livelli di debito ai minimi nella storia di ENI e i programmi di riacquisto di azioni già in corso, riteniamo che questo sia un uso corretto della liquidità, che evidenzia anche che la società sta già investendo somme significative per crescere del 3-4%”.
ENI, i 2 fattori cruciali a cui guardare
Barclays ha fatto riferimento ai “ numerosi progetti ” che stanno impegnando ENI in questo momento, ricordando che il colosso petrolifero è focalizzato “a far crescere la produzione upstream del 3-4% annuo fino al 2030 (e il flusso di cassa a un ritmo ancora più rapido)”.
Positivo il fatto che ENI sia in qualche modo blindata dalla guerra in Medio Oriente, in quanto l’area “non rappresenta un focus principale”.
I fattori chiave a cui guardare sono, secondo gli analisti, due: “Primo, l’ingegneria interna ”, che consente al gruppo “di replicare i progetti (copy/paste), ma anche di ottimizzarli man mano che arrivano i risultati dei pozzi, mantenendo così i costi più bassi in modo significativo”.
Il secondo elemento cruciale è rappresentato dalla “necessità”, per l’azienda, “di mantenere snelli il più possibile la governance di progetti e il modello satellitare”.
Gli esperti hanno ricordato di fatto che, “ in passato, la complessità dei progetti rallentava lo sviluppo perché le decisioni venivano ritardate da molteplici livelli organizzativi tra i partner”.
Per Barclays Research, in generale sono molte le cose che stanno andando bene per il gigante guidato dal CEO Claudio Descalzi.
Citati “il successo dell’esplorazione, un’importante pipeline di progetti, la valorizzazione degli asset satelliti”: tutti motivi per cui è difficile individuare aree che rappresentino sfide per il management.
“Per quanto ci riguarda”, hanno concluso gli esperti del colosso bancario britannico UK, “ le criticità restano il business della chimica e della raffinazione anche se notiamo che, nel breve termine, la chimica europea probabilmente migliorerà, poiché la capacità in Asia si riduce a causa della carenza di materie prime”.
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Tali criticità non impediscono agli analisti di Barclays di continuare a riporre grande fiducia nelle azioni ENI, che non è detto, a parte la parentesi odierna del tonfo dei prezzi, che non ricevano nuovi assist dal caro petrolio.
Se è vero che il petrolio oggi è decisamente meno caro, a causa del sell off che sta affondando le quotazioni del 15%, è altrettanto vero che non possono escludersi nuove fiammate, a causa delle incognite che permangono riguardo a come procederà la guerra USA-Iran e su cosa deciderà di fare il Presidente americano Donald Trump.
Inoltre, l’azienda ha dalla sua parte la fiducia in generale del mercato a prescindere dalla volatilità delle quotazioni del crude oil.
Rimane più che solida la performance dell’ultimo periodo delle azioni ENI, scambiate sul Ftse Mib di Piazza Affari.
I titoli viaggiano a valori superiori di oltre il 7% su base mensile.
Negli ultimi tre mesi le azioni sono balzate di oltre +45%, scattando di ben +41,45% YTD, ovvero dall’inizio del 2026.
Su base annua, il trend è stato di un rally superiore a +103%.
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