Partite IVA, il Coronavirus mette in ginocchio gli autonomi

Partite IVA, l’emergenza Coronavirus mette in ginocchio i lavoratori autonomi, a cui vengono sempre più spesso cancellate o rimandate le consegne, mentre non possono contare su ammortizzatori sociali. Vediamo quali sono gli effetti della COVID-19 sui freelance.

Partite IVA, il Coronavirus mette in ginocchio gli autonomi

L’emergenza Coronavirus sta mettendo tutti a dura prova, ma ad esserne maggiormente colpiti, dal punto di vista economico, sono loro: le partite IVA.

Il fenomeno virale sta mettendo in ginocchio i lavoratori autonomi, già tartassati dalle tasse e dai controlli. Nell’attuale situazione di emergenza sanitaria si trovano davanti all’ennesima sfida, fatta di lavori cancellati, redditi che diminuiscono, l’assenza di ammortizzatori sociali.

Sono soprattutto le donne freelance a pagarne le conseguenze, vista la chiusura delle scuole: almeno fino al 15 marzo, si riduce ancora di più la disponibilità che possono garantire.

Proviamo a fare il punto della situazione che sta colpendo le partite IVA non solo delle zone rosse, ma anche di quelle limitrofe, e quali sono le richieste avanzate al Governo dall’ACTA, l’Associazione dei freelance.

Partite IVA, il Coronavirus mette in ginocchio gli autonomi

Non c’è pace per le partite IVA, e ancora meno durante l’emergenza Coronavirus, che sta mettendo a dura prova l’economia italiana.

Ma sono proprio i freelance ad avere meno tutele dal punto di vista lavorativo, e oltre a essere schiacciate da una tassazione altissima e da continui controlli, ora si trovano a dover fare i conti (anche letteralmente) con una situazione di estremo rischio.

Gli effetti delle misure contenitive per evitare il contagio si stanno ripercuotendo soprattutto sulle piccole partite IVA: bar, ristoranti, attività con un massimo di 5 lavoratori.

A chiedere interventi specifici da parte del Governo, come ammortizzatori sociali in deroga, è Antonio Caprio, Segretario della UGL, Unione Generale del Lavoro, di Bari, affinché lo Stato dimostri che anche le piccole attività fanno parte della preoccupazione nazionale.

Senza dubbio il Governo ha già iniziato a lavorare in questa direzione, non solo con la sospensione degli adempimenti e lo stop a mutui e bollette per le zone rosse, ma anche con l’indennità per i lavoratori autonomi.

Nel decreto n.9 del 2 marzo 2020 infatti sono previste le misure di immediato sostegno economico per i settori che si trovano nelle aree colpite dall’emergenza sanitaria. I lavorori autonomi che svolgono la propria attività nelle zone rosse possono richiedere un’indennità di 500 euro mensili, per un massimo di tre mesi.

Un primo passo, ma non abbastanza. Secondo l’associazione dei freelance, l’ACTA, la situazione potrebbe aggravarsi sempre di più se non verranno prese ulteriori misure a tutela dei lavoratori autonomi, che non possono contare né su ammortizzatori sociali né, in molti casi, su proprie riserve di risparmio.

Partite IVA, gli effetti del Coronavirus sul lavoro autonomo

Per fare in modo che il contesto sia più chiaro a tutti, ACTA ha lanciato un sondaggio i cui risultati fotografano una situazione particolarmente allarmante, che non riguarda solo le zone rosse di Veneto e Lombardia.

I dati del sondaggio sono basati sulle risposte di 410 intervistati. Il 47% di loro ha subìto la cancellazione di almeno un lavoro nella scorsa settimana o per i giorni a venire.

Oltre la metà, ben il 57%, è stato contattato per sospendere o rinviare a data da definirsi almeno una commessa.

Per i lavoratori autonomi è un problema non indifferente, perché spesso si tratta di lavori (quelli di traduttori, interpreti, grafici, consulenti, ricercatori) che vengono programmati anche con mesi di anticipo.

La maggior parte dei freelance pensa che continueranno a esserci cancellazioni e rinvii nei prossimi mesi. Ad essere più colpiti dalle misure messe in atto dal Governo sono quei lavori che prevedono un impegno in presenza (ad esempio, gli interpreti).

Vista la situazione, è il 77% degli intervistati ad attendersi una diminuzione del fatturato.

Sono infine le donne ad essere maggiormente danneggiate, vista la chiusura delle scuole infatti si riduce la loro disponibilità lavorativa. Per questo motivo il Governo sta lavorando a misure a sostegno delle famiglie come ivoucher per il bonus baby sitter e un’estensione dei permessi parentali.

L’ACTA quindi propone una serie di misure a sostegno di chi è stato più danneggiato, come la sospensione o il differimento dei versamenti fiscali e contributivi.

Bisogna pensare poi anche a una successiva rateizzazione a lunga durata senza sanzioni e interessi, come già avviene nel caso di malattia grave per gli iscritti alla Gestione Separata INPS.

Inoltre, “un’attenzione particolare dovrebbe essere dedicata ai freelance che nei prossimi mesi affronteranno situazioni di gravidanza e malattia, il cui calcolo di indennità verrebbe calcolato prendendo a riferimento un periodo di lavoro ridotto a causa delle misure di blocco dovute al coronavirus. Per queste situazioni si potrebbe calcolare l’indennità anticipando di 12 mesi il periodo di riferimento”.

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1 commento

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GIUSEPPINA • 30 marzo

AVERE DA PARTE DI CASSE PRIVATE PROFESSIONISTI UNA PENSIONE DI INVALIDITA’ DI EURO 34,00 AL MESE SI PUO’ ACCEDERE AL BONUS DI 600,00 EURO ?
LE CASSE PRIVATE HANNO L’OBBLIGO DI ADEGUARE AL MINIMO LE PENSIONI?

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