Partita IVA: come si apre e quanto costa

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Partita IVA: come si apre e quanto costa

Come si apre e quanto costa una partita IVA? Ecco la guida completa con tutti i fattori da considerare nella scelta se aprire o meno una partita IVA.

Partita IVA: conviene o no? In un contesto economico come quello attuale, caratterizzato dalla difficoltà di trovare il tanto agognato posto fisso con busta paga, molte persone si chiedono come si apre e quanto costa la partita IVA.

Diciamo subito che dal 1° gennaio 2016 l’unica partita IVA agevolata si può aprire con il cosiddetto regime forfettario. Per i casi in cui, invece, i redditi previsti siano molto alti occorre aprire una partita IVA con regime ordinario.

Ecco la guida aggiornata su come si apre e quanto costa la partita IVA, con tutti i fattori da considerare per assumere questa importante scelta.

Partita IVA: come si apre e quanto costa?

Sono ancora molte le questioni in sospeso attorno alla partita IVA: come si apre? L’apertura ha un costo? Quali sono le spese da sostenere? Risulta conveniente o meno?

Considerando che, soprattutto riguardo alla convenienza, dipende da caso a caso ed è dunque consigliabile parlarne con il proprio commercialista, in realtà aprire una partita IVA è molto semplice.

Andiamo a vedere, punto per punto, tutto quello che c’è da sapere.

Chi può aprire una partita IVA

Titolari di società e professionisti autonomi, (ovvero chi esercita un’attività economica organizzata allo scopo di vendere, produrre e scambiare beni o servizi) possono aprire una partita IVA.

Come si apre una partita IVA

Aprire una partita IVA è molto semplice e assolutamente gratuito.

La partita IVA si compone di 11 numeri: i primi 7 vanno a indicare il contribuente, mentre i seguenti 3 identificano il Codice dell’Ufficio delle Entrate, l’ultimo, infine, ha carattere di controllo.

Per aprire una partita IVA bisognerà comunicare all’Agenzia delle Entrate l’inizio della propria attività, entro 30 giorni dal primo giorno di attività, con apposita dichiarazione, redatta su modello AA9/7 (ditta individuale e lavoratori autonomi) oppure modello AA7/7 (società): entrambi i modelli si possono scaricare dal sito dell’Agenzia delle Entrate.

La presentazione dei modelli può essere presentata attraverso i seguenti modi:

  • recandosi presso l’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate con apposito documento di riconoscimento;
  • invio con raccomandata con ricevuta di ritorno, con in allegato fotocopia del documento di riconoscimento;
  • invio per via telematica, tramite il software apposito che si scarica dal sito dell’Agenzia delle Entrate.

Quando si apre una partita IVA, bisognerà scegliere il codice ATECO che si riferisce alla nostra specifica attività.

Inoltre, bisognerà scegliere anche il tipo di regime contabile tra: regime forfettario 2016 o contabilità ordinaria.
I vecchi contribuenti in regime dei minimi possono, invece, continuare a rimanere in tale regime fino a scadenza naturale ovvero 5 anni o compimento del 35° anno di età.

Una volta rilasciata o inviata la dichiarazione firmata, ci viene assegnato il numero di partita IVA, che rimarrà sempre lo stesso fino al termine dell’attività.
Ultima tappa da seguire è l’INPS, dove recarsi per aprire la propria posizione previdenziale.

Per chi deve registrare una ditta individuale, dovrà inoltre iscrivere l’impresa alla Camera di Commercio, e comunicare al Comune l’avvio della propria attività.

Quali sono i costi di una partita IVA?

Aprire una partita IVA non costa nulla, ma vi sono da considerare le spese di mantenimento, che possono esser anche sostanziose.

  • Regime di Contabilità ordinaria: chi apre una partita IVA a regime di contabilità ordinaria deve guadagnare abbastanza in generale, al fine di affrontare comodamente le spese di gestione.

Chi deve iscrivere una ditta alla Camera di Commercio, pagherà all’istituto una quota che si aggira attorno agli 80-100 euro l’anno; a questa spesa va aggiunto naturalmente il costo del commercialista (circa 1.000 euro l’anno), e i contributi INPS. Da non sottovalutare anche il pagamento delle imposte Irpef e Irap, calcolate rispettivamente sul reddito e sul valore aggiunto prodotto.

  • Regime forfettario: implica la tassazione agevolata del 5% per i primi 5 anni (ove ricorrano i requisiti per il regime forfettario startup) e del 15% dal sesto anno, mentre i contributi INPS graveranno per il 27% sul reddito di impresa.

Quando non conviene aprire la partita IVA

Aprire una partita IVA ha i suoi vantaggi, ma ha anche un costo (di mantenimento): pertanto, prima di aprirla, meglio fare due calcoli su quanto ammonta il nostro guadagno annuale.

Se si è lavoratori indipendenti e i nostri introiti superano i 5.000 euro annui, è consigliabile aprire una partita IVA per regolarizzare la propria posizione fiscale, ma sotto i 5.000 euro è meglio valutare attentamente poiché le spese di gestione potrebbero incidere pesantemente sui guadagni.

Gli obblighi fiscali da rispettare

Gli obblighi fiscali che il titolare di partita IVA nel regime ordinario deve rispettare sono i seguenti:

  • Emissione di fattura, che deve contenere:
    • numero progressivo di fattura;
    • data di emissione;
    • numero di partita IVA e codice fiscale dell’emittente;
    • ditta, denominazione e ragione sociale dell’emittente e del cliente;
    • residenza e domicilio dell’emittente e del cliente;
    • natura, quantità e qualità dei beni, comprensivi di aliquota;
    • corrispettivi con aliquota IVA applicata;
    • ammontare IVA distinta per aliquota.
  • Compilare gli appositi registri contabili con fatture (emesse e ricevute), bolle doganali e corrispettivi.
  • Detrazioni riguardanti le operazioni soggette a imposta e le operazioni non imponibili.
  • Liquidazione, versamento e dichiarazione periodica dell’IVA.
  • Dichiarazione annuale IVA con il Modello Unico, o separata.
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