Nel Piano operativo dell’Agenzia delle Entrate per il 2026 c’è la chiusura d’ufficio di 9.000 partite Iva, ecco chi sta rischiando di dover chiudere l’impresa.
L’Agenzia delle Entrate continua sulla strada dei controlli fiscali mirati, annunciata la chiusura d’ufficio di 9.000 partite Iva nel solo 2026. Ecco quali imprese rischiano.
Il dettaglio dei nuovi controlli emerge dal PIAO, il Piano operativo dell’Agenzia delle Entrate 2026-2028, l’obiettivo è far in modo di intercettare errori, evasione, elusione ancora prima che si manifestino. Questo è possibile anche grazie all’uso dell’Intelligenza Artificiale e incrocio dati.
Il Piano prevede la chiusura in automatico di 9.000 partite Iva. Si tratta di partite Iva di fatto non operative che usano tale escamotage per produrre fatture e ottenere benefici fiscali e contributi.
Ecco quali sono le 9.000 imprese rischiano la chiusura automatica della partita Iva nel 2026.
Partita Iva “apri e chiudi”, a rischio 9.000 imprese
Nel mirino dei controlli fiscali 2026 le partite Iva “apri e chiudi”.
Le aziende “apri e chiudi” sono delle mere scatole vuote, intestate a soggetti nullatenenti e formalmente ubicate presso sedi inesistenti.
Operano in assenza di struttura imprenditoriale e sono costituite, per lo più, allo scopo di assumere il debito Iva che si genera all’atto della prima cessione in ambito nazionale (successiva alla transazione intracomunitaria non imponibile) e che omettono di versare l’imposta all’Erario, per poi scomparire in breve tempo. In molti casi la partita Iva “apri e chiudi” viene utilizzata anche per riciclare denaro sporco.
L’articolo 35, comma 15-bis1, del Dpr n. 633/1972 (decreto Iva), legittima l’Amministrazione a disporre la cessazione della partita Iva qualora emergano, a seguito di riscontri automatizzati o di accessi nel luogo d’esercizio dell’attività, “elementi di rischio”, che possano far supporre l’inesistenza dell’impresa. Proprio avvalendosi di tali norme l’Agenzia delle Entrate nel solo 2026 conta di chiudere 9.000 partite iva.
Nel piano operativo dell’Agenzia delle Entrate è prevista anche la collaborazione della Guardia di Finanza e proprio dalla sinergia tra queste due entità è possibile raggiungere l’obiettivo di un efficace contrasto all’evasione fiscale.
Indizi falsa partita Iva, ecco cosa verifica il Fisco
Tra gli elementi che possono far scattare i controlli vi sono la mancanza di una reale struttura operativa. Ad esempio, le partite Iva “apri e chiudi” operano spesso in settori come l’edilizia e il settore merceologico, il fatto che si operi in tali settori, ma non vi siano dipendenti o non vi sia una sede fisica idonea può portare a ritenere che si tratti di una falsa partita Iva.
Un altro elemento valutato è il rapporto /collegamento con soggetti già noti al Fisco.
Alto indice di rischio di partite Iva “apri e chiudi” è rappresentato da soggetti cittadini extra Ue che spesso fanno da prestanome, si rendono irreperibili e che dopo aver aperto la partita Iva non versano contributi e imposte.
Al fine di identificare le false partite Iva da sottoporre a chiusura d’ufficio, viene disposto l’incrocio dei dati tra cui dati anagrafici, forma giuridica, attività dichiarata, sede legale, fatturato, dichiarazioni fiscali, versamenti. L’incrocio viene effettuato anche con i dati in possesso del Registro delle Imprese, Inps e Inail.
La chiusura della partita Iva comunque non è automatica, ma viene invitato il contribuente a fornire informazioni sulla reale situazione e in caso di esito negativo o nel caso in cui il contribuente abbia un comportamento poco collaborativo o omissivo si può disporre la chiusura d’ufficio.
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