Quasi 1 lavoratore su 5 è autonomo. E questo dato spiega perché l’Italia cresce meno

Alberto De Pasquale

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In Ue siamo secondi solo alla Grecia per quota di lavoratori in proprio, mentre Francia e Germania hanno più dipendenti. Intanto le nuove partite IVA arrancano.

Quasi 1 lavoratore su 5 è autonomo. E questo dato spiega perché l'Italia cresce meno

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Una Repubblica fondata sul lavoro, in buona parte autonomo.

L’Italia è notoriamente un Paese di piccole (meno di 50 dipendenti) e microimprese (sotto i dieci), con un tessuto produttivo largamente costituito da artigiani, commercianti, agricoltori e professionisti. Un popolo di lavoratori indipendenti molto più vasto rispetto alle altre principali economie europee, che hanno una maggiore presenza di grandi aziende e una diffusione più ampia del lavoro dipendente.

Non è un principio che vale sempre anche se di fatto, salvo appunto qualche eccezione, gli Stati che si basano maggiormente sul lavoro dipendente tendono ad avere un alto Pil pro capite; al contrario, dove è più diffuso il lavoro autonomo l’economia è di solito meno forte. L’Italia rientra in questa seconda categoria, dato che ha una quota di lavoratori autonomi, sia uomini, sia donne, inferiore in Europa soltanto a quella della Grecia.

Cosa dicono i dati

Per capirlo basta mettere in relazione i dati Eurostat sul numero complessivo di occupati (nella fascia d’età 15-64 anni) in Europa e nei singoli Paesi membri e quelli sul numero di lavoratori autonomi (con e senza dipendenti, esclusi i collaboratori familiari). Nel 2024 la quota di lavoratori autonomi è stata del 12,9% a livello medio Ue e del 12,8% nell’Eurozona.

La diffusione massima è in Grecia, dove oltre un lavoratore su quattro, il 26,1%, è un autonomo. Ma l’Italia è seconda: nel nostro Paese i lavoratori indipendenti rappresentano il 19,1% del totale, superando Polonia (17,8%), Paesi Bassi (15,3%, Cechia (15,1%), Slovacchia (14,6%) e Spagna (14%). In Francia gli autonomi sono il 12,5% dei lavoratori, mentre in Germania appena il 7,3% del totale. Ultima in Ue è la Danimarca, dove soltanto il 6,9% dei lavoratori è autonomo.

Quota di lavoratori autonomi in Europa nel 2024

  1. Grecia: 26,1%
  2. Italia: 19,1%
  3. Polonia: 17,8%
  4. Paesi Bassi: 15,3%
  5. Cechia: 15,1%
  6. Slovacchia: 14,6%
  7. Spagna: 14,0%
  8. Media Ue: 12,9%
  9. Media Eurozona: 12,8%
  10. Francia: 12,5%
  11. Lussemburgo: 8,2%
  12. Germania: 7,3%
  13. Danimarca: 6,9%

L’eccezionalità italiana

A lavorare in proprio sono soprattutto gli uomini, ma per Grecia e Italia, e per gli altri Paesi con un’alta incidenza del lavoro indipendente, c’è una diffusione elevata anche tra le donne. In Grecia lavora in proprio il 31,8% degli uomini e il 18,7% delle donne, mentre a farlo in Italia è, rispettivamente, il 22,9% e il 14,1%: in entrambi i casi siamo sopra le medie Ue, pari al 16% e al 9,4%.

In termini assoluti, l’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di professionisti e lavoratori autonomi: sono circa 5 milioni. Lo “stock” è grande e resiste (grazie a chi già c’è), ma le nuove entrate rallentano, segnalando un possibile futuro in declino. Tanto dipenderà dai giovani e dalla loro propensione a dare priorità alla stabilità.

Come segnalato dall’Osservatorio sulle partite IVA del Mef, nel terzo trimestre del 2025 sono state aperte 92.808 nuove partite IVA, con una chiara flessione (-3,6%) rispetto allo stesso periodo del 2024. Le principali attivazioni riguardano le attività professionali (16,2% del totale), il commercio (14,2%), la salute e l’assistenza sociale (10,5%) e le costruzioni (9,6%).

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