Visite fiscali, nel 2026 più controlli dell’Inps nei seguenti orari. Ecco a cosa prestare attenzione.
Quando si parla di visite fiscali e nuove regole per i controlli dell’Inps, si cattura immediatamente l’attenzione dei lavoratori dipendenti, pubblici e privati, che guardano sempre con particolare attenzione al periodo coperto dall’indennità di malattia.
D’altronde, per quanto si tratti di uno strumento importante a tutela del lavoratore, l’indennità di malattia può anche essere causa di sanzioni disciplinari. È fondamentale, infatti, che tanto i dipendenti pubblici quanto quelli privati rispettino le regole previste per le visite fiscali, in particolare per quanto riguarda l’obbligo di reperibilità negli orari indicati dalla normativa.
Sono proprio gli orari delle visite fiscali a rappresentare un elemento fondamentale per ogni lavoratore che vuole sapere come comportarsi durante la malattia, ma anche quando - e se - può uscire di casa nel corso del periodo indennizzato dall’Inps.
Fermo restando l’obbligo per ogni lavoratore di non fare nulla che possa in qualche modo compromettere una rapida guarigione, solo durante le fasce orarie previste per le visite fiscali è possibile ricevere un controllo domiciliare volto a verificare l’effettivo stato di salute del dipendente. È dunque in queste fasce orarie che bisogna restare in casa ed essere reperibili in caso di controllo.
In caso contrario, possono scattare le sanzioni, che nel caso di assenza ingiustificata alla visita fiscale possono risultare particolarmente severe, arrivando anche al licenziamento.
Ecco perché è importante essere informati sulle regole aggiornate al 2026 per le visite fiscali, con i relativi orari, così da sapere come comportarsi e non commettere errori che possono costare caro. Allo stesso tempo, è utile conoscere anche le situazioni in cui l’assenza può essere giustificata, e quindi i casi in cui non è necessario restare in casa per ragioni di emergenza o necessità.
Orari visite fiscali 2026
Una recente sentenza del Tar del Lazio ha ritenuto illegittima la disparità di trattamento tra pubblico e privato. Per i primi, infatti, l’obbligo di reperibilità era di 7 ore al giorno, mentre per i secondi solamente 4 ore.
A recepire la decisione del Tribunale amministrativo è stata l’Inps con il messaggio numero 4640 del 22 dicembre 2023, fissando gli stessi orari per ogni tipologia di impiego in attesa di un eventuale adeguamento normativo (che al momento manca).
Quindi, anche quest’anno gli orari delle visite fiscali per i dipendenti pubblici e privati sono i seguenti:
- la mattina dalle ore 10:00 alle ore 12:00;
- nel pomeriggio dalle ore 17:00 alle ore 19:00.
Orari che valgono 7 giorni su 7, festivi compresi.
Ricordiamo, poi, che le visite fiscali possono essere anche ripetute. Ciò significa che può esserci più di un controllo nella stessa giornata, purchè nel rispetto dei suddetti orari, o comunque all’interno dello stesso periodo di malattia.
Casi di esonero
Durante le fasce orarie sopra indicate, il lavoratore deve rendersi reperibile al controllo dell’Inps, tuttavia ci sono dei casi di esonero.
Per esonero delle visite fiscali si intende quindi la possibilità del lavoratore di non rispettare la reperibilità nelle fasce stabilite. Secondo la legge, tale possibilità è riconosciuta in presenza di:
- patologie gravi che richiedono terapie salvavita;
- stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta pari o superiore al 67%.
L’esonero può avvenire anche in caso di depressione o ansia del lavoratore, laddove la vita sociale e attività all’aria aperta possono contribuire al suo miglioramento e benessere.
Il diritto all’esonero spetta anche al lavoratore che ha necessità di uscire da casa per:
- accertamenti specialistici;
- per recarsi presso il proprio medico curante;
- per andare in farmacia;
- per interventi dentistici urgenti;
- in generale per cause di forza maggiore.
Inoltre, la giurisprudenza ammette tra le motivazioni di esonero dal rispetto delle fasce di reperibilità:
- attività di volontariato anche se non legate direttamente alla malattia e nel caso in cui non mettano a repentaglio la salute del lavoratore;
- visite a parenti in ospedale se gli orari coincidono con quelli della visita fiscale.
Molte volte i lavoratori pensano che essere presenti durante le fasce di reperibilità per la visita fiscale il primo e l’ultimo giorno di malattia non sia necessario. Non è tuttavia così perché le conseguenze per l’assenza alla visita fiscale sono le stesse sia che si tratti del primo sia che si tratti dell’ultimo giorno di malattia.
La giustificazione all’eventuale assenza, quindi, non può essere evitata neanche se l’assenza alla visita fiscale si verifica l’ultimo giorno di malattia. E se la giustificazione prodotta non rientra tra quelle previste che abbiamo sopra elencato si rischia anche la sanzione come vedremo di seguito.
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Sanzioni
Sono previste delle sanzioni per le visite fiscali in caso in cui il lavoratore non sia reperibile presso il proprio domicilio al recarsi del medico delegato e quando tale assenza non sia affatto giustificata.
In particolare per il lavoratore assente durante le fasce di reperibilità le sanzioni sono le seguenti:
- decurtazione del 100% dell’indennità di malattia per i primi 10 giorni;
- la decurtazione del 50% per le successive giornate.
Il lavoratore ha tuttavia 10 giorni di tempo dalla visita fiscale mancata per comunicare le motivazioni dell’assenza con una valida giustificazione. Il verbale di mancata presenza alla visita fiscale viene inviato dal medico a Inps e al datore di lavoro che potrebbe anche avviare un procedimento disciplinare contro il lavoratore.
Come funziona la visita fiscale (e quanto dura)
Lo svolgimento della visita fiscale è molto semplice e non è differente da un normale controllo del proprio medico. I compiti del medico incaricato sono due:
- intanto, come già ampiamente detto, questo accerta la presenza del lavoratore all’indirizzo indicato per la malattia;
- successivamente questo verifica se c’è concordanza tra la durata della malattia indicata nel certificato e lo stato del lavoratore al momento del controllo. A tal proposito, il medico può confermare la diagnosi oppure stabilire la guarigione anticipata, disponendo l’immediato rientro al lavoro.
Solitamente comunque non si tratta di un controllo approfondito, con il medico che perlopiù fa domande sullo stato di salute e sulla cura che si sta seguendo. Al termine del controllo poi il medico lascerà una ricevuta dell’avvenuta visita; questa però non vi esonera dal rispetto delle fasce di reperibilità, visto che comunque potrebbero esserci altre visite fiscali nei giorni seguenti.
La durata varia a seconda dei casi, ma in ogni caso tende a non superare la mezz’ora.
Visite fiscali, infografica INPS
Qui l'infografica INPS con tutte le informazioni sulle visite fiscali.
Si può uscire fuori dagli orari delle visite fiscali?
Non bisogna però commettere l’errore di pensare che negli orari diversi da quelli di reperibilità alla visita fiscale si possa uscire tranquillamente di casa. La regola prevede infatti che in ogni caso il lavoratore non può fare nulla che rischi di compromettere una rapida guarigione.
Se quindi il lavoratore in malattia, ad esempio con l’influenza, viene visto svolgere un’attività che possa mettere a rischio la sua salute, anche se non in orario di visita fiscale, può comunque essere sanzionato.
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Quante probabilità ci sono che passi?
Prima di concludere questa guida, va fatta una precisazione: è vero che nel 2026 non ci sono nuove regole per le visite fiscali, allo stesso tempo, però, dai dati Inps emerge un’attività di controllo leggermente più intensa, soprattutto nei confronti dei dipendenti pubblici.
Non si può parlare di “controlli al tappeto”, perché le probabilità di ricevere una visita fiscale durante la malattia restano comunque basse. Secondo i dati dell’Osservatorio statistico sul Polo unico Inps, nel quarto trimestre del 2025 sono stati trasmessi oltre 8,8 milioni di certificati di malattia, a fronte di poco più di 200 mila visite fiscali. In termini percentuali, significa che il controllo è stato disposto in circa il 2,3% dei casi, quindi poco più di 23 volte ogni mille certificati.
La probabilità cambia però a seconda del settore di appartenenza. Nel pubblico, dove i controlli risultano più frequenti, le visite fiscali sono state oltre 91 mila su circa 2,1 milioni di certificati, con un’incidenza intorno al 4,4%. Nel privato, invece, su oltre 6,7 milioni di certificati le verifiche sono state poco più di 108 mila, con una probabilità che scende all’1,6%.
Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il medico fiscale non passa. Ma attenzione: il fatto che le probabilità siano basse non autorizza il lavoratore a sottovalutare l’obbligo di reperibilità. Anche un solo controllo può infatti bastare per far scattare le conseguenze previste in caso di assenza ingiustificata, dalla perdita dell’indennità di malattia fino alle sanzioni disciplinari, che nei casi più gravi possono arrivare anche al licenziamento.
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