“Lockdown immediato”: l’appello dei medici di Torino

Il sistema sanitario è sul punto di crollare: la denuncia degli Ordini dei medici

 “Lockdown immediato”: l'appello dei medici di Torino

Serve un “provvedimento drastico ma assolutamente necessario a causa dell’aggravarsi dell’emergenza sanitaria”. Con queste parole l’Ordine dei Medici di Torino lancia l’appello per un lockdown “immediato”.

Ordine dei Medici torinese chiede al Governo lockdown immediato

“Siamo consapevoli che il provvedimento causa enormi disagi”, ha detto il presidente Guido Giustetto all’Ansa in riferimento al lockdown, “ma è in gioco la stessa tenuta del sistema sanitario”.

Secondo l’Ordine dei Medici torinese, infatti, il rischio è che gli ospedali non solo non saranno “più in grado di occuparsi dei pazienti COVID”, ma avranno anche difficoltà a “prestare le cure ai cittadini colpiti da altre patologie”.

L’allarme si è rivelato necessario dopo “numerosissime richieste e segnalazioni ricevute nelle ultime ore da medici ospedalieri e di medicina generale”.

Se il trend dei contagi dovesse continuare, gli ospedali piemontesi “potranno reggere ancora per pochi giorni”, dopodiché posti letto e personale si riveleranno insufficienti. La medicina territoriale, inoltre, secondo i medici torinesi a breve non sarà più di alcun supporto. Già adesso i medici di famiglia “denunciano l’impossibilità di far fronte alle richieste dei pazienti”.

Ma tali dinamiche non coinvolgono soltanto la Regione Piemonte.

Ordine Medici, servono misure più drastiche

Non parla di vero e proprio lockdown, infatti, ma la dichiarazione del presidente della Federazoine degli ordini dei Medici (Fnomceo), Filippo Anelli, è comunque allarmante: “Servono misure più drastiche per riuscire a piegare la curva epidemica e per consentire a tutti gli italiani di essere curati”, ha riferito l’agenzia di stampa.

“Da settimane continuiamo a dire che la curva, per come si è impennata, non ci lascia tranquilli”, ha continuato Anelli. Ma adesso è l’ora di agire con misure ancora più restrittive perché, ha spiegato il medico, “ben presto negli ospedali prima non avremo più posti da dedicare ai malati non COVID e poi ai pazienti COVID”.

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