La corsa dell’oro è appena all’inizio?

Claudio Carella

13 Aprile 2024 - 07:00

Non è ancora il momento di allungare la Duration della componente obbligazionaria. Meglio in questa fase Bond europei rispetto agli USA, dove la probabilità di tagli dei tassi è più elevata.

La corsa dell’oro è appena all’inizio?

In questi mesi abbiamo cercato spiegazioni all’andamento di alcuni indici di mercato, prima di tutto dell’oro, e tutte quelle ascoltate hanno una loro legittima verità.
È indubbio infatti che, come ho scritto in precedenza, a spingere l’oro “sono gli acquisti da parte delle Banche Centrali, ma poi anche da chi teme un debasement del sistema finanziario, cioè il rischio di riduzione del valore della moneta, a causa di gigantesche politiche fiscali espansive finanziate a debito, principalmente a causa dell’incremento delle spese militari. Tipico dei periodi di Guerra, purtroppo.”
A conferma ecco gli acquisti dei vari Paesi, con i dati a dicembre 2023:

Acquisti di oro Acquisti di oro Fonte: World Gold Council

E, se vogliamo trovare un secondo motivo collegato, le riserve di oro potranno essere utili e necessarie, in futuro, a creare una nuova moneta, alternativa al dollaro, da parte dei Paesi Emergenti, sempre più affollati. Lo abbiamo letto e sentito dire a bassa voce, ma il progetto di creare una moneta dei Paesi del fronte non occidentale può far parte delle cose che potranno avvenire in futuro, una vera e propria Guerra economica e commerciale che vede la Cina in prima linea conto gli USA. Ed in questa prospettiva le elezioni in USA diventano particolarmente importanti.
Io vorrei però provare a dare anche una lettura meno “allineata” o meno “condivisa” a ciò che troviamo già pubblicato sui giornali e sui siti specializzati. Del resto, se una qualche utilità possono avere questi miei contributi, certamente una è quella di trovare tra le righe un punto di vista differente, non necessariamente condiviso ma personale.

Cosa sta avvenendo da inizio aprile all’equity, ai bond e agli asset reali quali l’oro? Ed eventualmente, ci possono essere decisioni da prendere nelle scelte di investimento? Perché in definitiva è questo ciò che interessa l’investitore.

Parto dai dati, e premetto che ogni mia analisi non è mai valore previsionale. Ma solo di osservazione della realtà, ed in questo cerco di non farmi condizionare troppo dalla narrazione prevalente.
Mercoledì 10 alle 14,30 ora italiana sono stati pubblicati i dati macro USA, e qui si osserva un aumento dell’inflazione USA oltre le attese. Ciò ha determinato un’immediata reazione del Mercato con indici azionari in calo e rendimenti obbligazionari in rialzo, oltre ad un rafforzamento del dollaro.
È indubbio, infatti, che tali dati hanno un impatto immediato sulle prospettive di politica monetaria della Federal Reserve e, in seconda battuta, della BCE e delle altre Banche Centrali nel Mondo.

Gli effetti della politica monetaria Gli effetti della politica monetaria .

Con questi valori è quindi improbabile che la Federal Reserve, anche a seguito di un mercato del lavoro statunitense che viaggia a tutta forza, decida di tagliare i tassi a breve.
I mercati attualmente prevedono tre tagli di 0,25 punti percentuali da parte della Fed e della Banca d’Inghilterra quest’anno – ma erano ben sette ad inizio anno - mentre per la Banca Centrale Europea si avvicinano ai quattro. Ma io mi chiedo: e se non dovesse esserci nessun taglio dei tassi o, al massimo, uno simbolico di 25 bp?
Ed aggiungo: perché mai lla FED – ma anche le altre Banche Centrali - dovrebbe tagliare oggi i tassi, con un’economia con sopporta così bene tali livelli ed è quindi in crescita, e con un’inflazione che resta su valori elevati? Dimentichiamoci l’inflazione al Target del 2%, ed i Tassi come li abbiamo conosciuti sino al 2021. Credo che non torneranno più. Ma questo è necessariamente un male? Ho qualche dubbio in merito e molte domande. Ma certo le risposte le troveremo di volta in volta, seguendo ogni giorno i Mercati.

Le obbligazioni, a questa notizia di inflazione più elevata, hanno preso atto di questa nuova situazione, ed il tasso di rendimento del Treasury Note a dieci anni mercoledì 10 è salito di 19 punti base, la variazione giornaliera più ampia da settembre 2022. Giovedì 11 aprile il Treasury 10Y viaggia verso il 4,6% ed il BTP oltre il 3,80%.
Il Mercato, si dice, non sbaglia mai.

Ed ecco quindi un altro motivo per il rally dell’oro: con un’inflazione più elevata rispetto a ciò che si immaginava ad inizio anno, i tassi reali sono di fatto negativi, e pertanto i Real Asset hanno beneficiato di questa situazione ben prima che i dati di questi giorni la confermassero. Come dire: l’Oro sapeva già tutto da inizio novembre 2023, mettendo a segno un rialzo del 30% da quella data?

Alla luce di questa breve analisi, mi pongo alcune domande scomode:

Ma se la corsa dell’oro fosse appena all’inizio?
- Siamo certi che un livello più elevato di inflazione sia necessariamente una cosa negativa?

Gli ultimi dati riportati più in alto indicano un possibile scenario di inflazione più elevata rispetto a quello prospettico indicato dalle Banche Centrali, dove il target resta incomprensibilmente (?) ancorato al 2%. Indicano anche una crescita economica leggermente più forte, e questo porta con sé tassi più elevati.
Cosa aggiungere come prima indicazione negli investimenti? Che non è ancora il momento di allungare la duration dei portafogli, diversamente da quelle che sono le indicazioni, e a conferma di questo, in particolare, troviamo invece soprattutto l’investitore “fai da te” posizionato sulla parte lunga della curva, essendosi fidato della narrazione prevalente.

Come secondo punto, sempre sui Bond, in questa fase meglio l’Europa, poiché la FED potrebbe tagliare i tassi di interesse più lentamente anche rispetto alla BCE. Anche se difficilmente la BCE ha preso decisioni differenti rispetto alla Banca Centrale Americana
Il dato del quale mi pare nessuno o pochi parlano, sono le politiche fiscali eccessivamente accomodanti dei vari Paesi, USA in testa, e l’enorme debito pubblico e privato che inevitabilmente si incrementa su livelli sempre più alti.

Di fatto, a mio parere, siamo ancora in una situazione eccessivamente accomodante, e l’immissione di liquidità iniziata dopo la grande Crisi Finanziaria del 2008, ed incrementata a dismisura con la politica monetaria, la politica fiscale e le elargizioni Bonus nell’era Covid, con impatto inflattivo immediato, non è stata ancora smaltita.
Ecco un altro elemento di discontinuità rispetto a ciò che si sente dagli esperti: non siamo in uno scenario restrittivo ma al contrario, ancora accomodante, dove gli effetti del Quantitative Easing, non sono ancora esauriti.
E se le Banche Centrali avessero alzato troppo poco i tassi, perché mai oggi dovrebbero aver fretta di abbassarli? Per assecondare qualche Politico? Basta errori, per carità.

Ma se va tutto così bene, con un’economia che sopporta bene Tassi elevati ed Inflazione, perché mai il governo americano continua invece con i suoi interventi fiscali, a sostegno di una crescita già solida.
Da un lato abbiamo un’economia che va bene ma dall’altro abbiamo un’esposizione al debito, in particolare delle Banche Americane, estremamente elevato.
È questo che mi preoccupa particolarmente: il Debito, l’esposizione delle Banche Americane, il Debito privato che ha tassi di insolvenza da allerta. Ma va tutto bene? Ne siamo certi?

Se la FED abbasserà i tassi, dichiarerà di fatto finita la lotta all’inflazione.
Ma c’è un altro problema che la FED deve considerare: deve scegliere tra domare l’inflazione con il rischio però di generare una crisi del Debito, o stimolare inflazione e tassi elevati, ed aspettare che questo si svaluti, e che faccia meno paura.
Se guardiamo solo alle Cartolarizzazioni, queste negli USA valgono circa 24 trilioni di dollari, più del PIL degli Stati Uniti. E allora, non sarebbe più saggio creare inflazione, in modo da svalutare questa montagna, che altrimenti si trasformerà in insolvenze, e quindi portando i tassi reali negativi?

Quindi quali sono le conseguenze sulle scelte di investimento, dal mio punto di vista?

- L’oro potrebbe essere all’inizio della sua corsa, in ogni caso è un Asset che, a prescindere dai valori raggiunti, trova quasi sempre spazio nei portafogli;

Non è ancora il momento di allungare la Duration della componente obbligazionaria;

- Se il problema è sul Debito, meglio percentuali non oltre quelle “necessarie” di obbligazioni nei portafogli, utili a contenere inevitabili Drawdown (massime perdite di periodo) e Recovery Period (tempo di ritorno al precedente massimo), senza eccedere ma puntando sempre alla massima diversificazione;

- Sulle obbligazioni mantenere un approccio prudente, preferendo investment grade e titoli di alta qualità. Meglio in questa fase Bond europei rispetto agli USA, dove la probabilità di tagli dei tassi è leggermente più elevata;

Le azioni possiamo considerarle un Asset Reale. Aziende che producono utili e che, non in maniera lineare, generano gli incrementi degli indici. Quindi sono da preferire i Fondi azionari, in questo caso meglio USA VS Europa, per la differente crescita economica;

- Ancora sulle Azioni, meglio evitare scommesse su macro-temi, tanto di moda da alcuni anni, evitando anche esposizioni a settori che hanno corso eccessivamente (AI, ad esempio), ricordando che la regola del “ritorno alla media” non è stata smentita;

- Per quanto riguarda l’esposizione al Dollaro, visti di differenti livelli di crescita e di auspicata maggior prudenza sui Tassi, questa valuta potrà continuare a fornire un plus ai Portafogli.