Guerra Giorgetti-Meloni contro regole UE sui conti. Perché la sfida rischia di mettere nei guai l’Italia

Laura Naka Antonelli

29 Aprile 2026 - 11:40

La sfida sui conti pubblici rilanciata dal ministro Giorgetti, dopo le dichiarazioni di Meloni. Cosa rischia l’Italia e perché.

Guerra Giorgetti-Meloni contro regole UE sui conti. Perché la sfida rischia di mettere nei guai l’Italia

Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti non l’hanno mandata certo a dire all’UE.

Entrambi hanno anzi rincarato la dose negli ultimi giorni, insistendo sulla loro proposta: attivare la clausola di salvaguardia anche per le spese energetiche, non solo per le spese per la difesa.

Se Bruxelles rimarrà contraria? L’Italia può comunque attivare la clausola di salvaguardia nazionale, come ha detto chiaro e tondo il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti ieri, martedì 28 aprile 2026, nell’audizione alle commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Documento di Finanza Pubblica (DPF).

Una dichiarazione che sa di sfida, e che conferma la crescente stizza del governo Meloni nei confronti di quelle regole UE sul debito e sul deficit incise nel Patto di Stabilità e crescita che, secondo Giorgetti, dovrebbero quanto meno essere riconsiderate in tempi di guerra, per permettere ai governi di aiutare i loro cittadini dall’angoscia del caro energia esplosa con lo shock petrolifero (oggi i prezzi del Brent si avvicinano a $115 al barile).

L’avvertimento ai governi lanciato da Christine Lagarde, Presidente della BCE, sembra avere avuto così poca presa sul titolare del MEF, così come anche sulla Presidente del Consiglio.

Meloni e Giorgetti sfidano l’UE. L’Italia in rotta di collisione con Bruxelles?

Subito dopo la tranvata dall’Eurostat dello scorso 22 aprile che, confermando i dati dell’Istat sul deficit-PIL superiore al 3%, ha impedito di fatto all’Italia di uscire dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo dell’UE, e dopo il varo del DFP, Meloni stessa ha detto di non escludere uno scostamento di bilancio.

Ieri Giorgetti ha ricordato che la clausola generale UE dell’articolo 25 “prevede una grave recessione europea che forse andrebbe prevenuta più che subita o attesa ”, facendo notare che esiste anche la clausola nazionale dell’articolo 26 che può essere attivata da ogni Paese “per sua iniziativa” e che “va sottoposta al Consiglio europeo”.

Ora, ha precisato Giorgetti, ciò che il governo Meloni auspica è “l’articolo 25, ma non escludiamo l’attivazione dell’articolo 26 perché funziona, e 16 paesi l’hanno adottato per l’esclusione delle spese della difesa”.

Non è mancata la dichiarazione al vetriolo rivolta all’UE:

“Tenderei a considerare imbarazzante chiedere una deroga per le spese per la difesa e non per le spese per famiglie e imprese per l’energia. Questo sarebbe imbarazzante e non mi sento di proporlo”.

Altro segnale di sfida: “Lo scostamento se lo facciamo lo facciamo nell’interesse degli italiani e dell’economia e non lo facciamo per noi stessi”.

Giorgetti e la frase sul debito che sa già di monito. Il rischio sell sui BTP con tensioni con l’UE

Detto questo Giorgetti non ha abdicato nel tutto alla sua funzione di paladino dei conti, ricordando che c’è “un debito pubblico che va garantito nella sua sostenibilità”, che “questo paese deve garantire fiducia” e che dunque “ la condotta della finanza pubblica non può essere dissennata, sennò la gente i suoi risparmi non ce li dà ”.

Proprio quest’ultima frase, proferita da Giorgetti, spiega però quanto Meloni e il ministro stiano rischiando di giocare con il fuoco, entrando in rotta di collisione con l’UE.

Il passato insegna infatti a tutti che le tensioni con Bruxelles raramente sono state perdonate dai mercati, o dai cosiddetti bond vigilantes.

Sicuramente, non sono state perdonate le sfide di fare più deficit e di debito.

Tutt’altro, visto che i mercati, al minimo cenno di scontri tra l’Italia e l’UE e/o la BCE hanno punito subito proprio ciò che Giorgetti dice in fondo di voler tutelare, ovvero la fiducia nei confronti del Paese.

Sempre la storia insegna che, a farne le spese sono stati soprattutto i BTP, Titoli di Stato italiani che, in quanto massima espressione del debito pubblico, sono puntualmente finiti sotto attacco, laddove il termometro della tensione ha segnato temperature bollenti.

Dunque, gli esperti consigliano all’Italia di Giorgetti e di Meloni di moderare almeno i toni, comunque di ricordarsi di fare i conti con l’oste che, volenti o nolenti, continua a portare un nome ben preciso: il mercato.

Tra l’altro, dopo lo smorzarsi della grande ansia da guerra, che ha portato i rendimenti decennali dei BTP a schizzare a oltre il 4,10% e lo spread BTP-Bund toccare di nuovo quota 100, ci risiamo.

I rendimenti dei BTP oggi salgono al 3,92%, dirigendosi di nuovo verso la soglia pericolo del 4%, e se la tensione tra il governo Meloni e l’UE si intensificherà, è molto probabile che i bond vigilantes si accaniranno contro l’Italia, facendo finire nel mirino delle vendite i BTP.

Risultato: i rendimenti saliranno, con gli investitori che chiederanno un premio più alto a Roma per convincersi a fare shopping di BTP e non di Titoli di Stato più sicuri. Il che significa che il costo di servizio del debito salirà, alimentando ulteriormente il circolo vizioso che vede l’Italia girare in tondo ormai da anni, se non da decenni.

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