Perché dall’asta dei BTP indetta dal Tesoro-MEF è arrivata una brutta notizia per il debito dell’Italia.
Un nuovo segnale di pericolo per il debito dell’Italia, per la precisione per la spesa per gli interessi, è appena arrivato dai BTP: per la precisione, dall’asta indetta dal MEF.
Oggi, venerdì 10 aprile 2026, il Tesoro ha indetto l’asta di medio-lungo, in linea con quanto stabilito dal calendario delle emissioni del mese di aprile, che ha avuto per oggetto i BTP a 3, 7 e 15 anni.
E i risultati dell’asta, appena diffusi, non sono esattamente di buon auspicio. Tutt’altro, visto che è evidente il nuovo rialzo riportato dai rendimenti, che indica come - e di recente il fenomeno si è presentato più volte - gli investitori abbiano continuato a chiedere un premio più alto all’Italia per convincersi ad acquistare i suoi Titoli di debito.
Veniamo all’esito delle aste con cui, in tutto, il Tesoro ha emesso 8 miliardi di BTP.
Risultati asta BTP 3 anni
Il Tesoro-MEF ha offerto oggi la 7° tranche del BTP 3 anni (emesso il 15 gennaio 2026, con data di scadenza al 15 marzo 2029), con codice ISIN IT0005689960, e cedola pari al 2,40%.
Solida la richiesta, con la domanda che si è attestata a 4,2 miliardi, rispetto ai 2,5 miliardi massimi offerti.
Il rapporto di copertura è stato pari a 1,68, e il prezzo di aggiudicazione a 98,65.
Il rendimento lordo è stato pari al 2,91%, valore superiore di ben 16 punti base rispetto all’asta precedente.
BTP 7 anni
Emesso oggi anche il nuovo BTP 7 anni, con data di emissione stabilita al 15 aprile 2026, scadenza al 15 giugno 2033, cedola pari al 3,30%.
Per questo BTP, le richieste degli investitori si sono attestate a 5,791 miliardi euro, a fronte di un importo massimo offerto e assegnato di 3,75 miliardi.
Il rapporto di copertura è stato così pari a 1,54.
Con prezzo di aggiudicazione di 98,86, il BTP è stato emesso a un rendimento lordo del 3,51%, in rialzo di 17 punti base rispetto al precedente BTP 7 anni, che era stato offerto in asta alla metà di marzo. Anche qui, dunque, rendimenti al rialzo.
BTP 15 anni
Infine, oggi è andata in asta la 2° tranche del BTP 15 anni, cedola al 3,95%, codice ISIN IT0005694630, data di emissione il 10 febbraio 2026 e scadenza al 1° ottobre 2041.
Il Tesoro ha raccolto ordini pari a 2,976 miliardi circa, a fronte dell’ammontare massimo offerto e assegnato di 1,75 miliardi, con un rapporto bid to cover pari a 1,70 e prezzo di aggiudicazione pari a 96,94.
Il rendimento lordo è stato pari al 4,27%.
Rendimenti al rialzo, brutta notizia per la spesa per interessi sul debito Italia
In generale anche l’asta di oggi, che ha avuto per oggetto 3 BTP, ha confermato il trend al rialzo dei rendimenti sul mercato primario: non una buona notizia per la spesa per interessi che il MEF dovrà pagare a fronte del debito emesso.
La spesa per interessi dell’Italia, come ha fatto notare anche un articolo recente dell’Osservatorio dei conti pubblici italiani firmato da Fabio Martino, è tornata al 3,8% del PIL, per effetto dei tassi di interesse che dal 2022 sono stati alzati dalla BCE.
Vero che la Banca centrale europea ha iniziato a tagliare i tassi nel giugno del 2024, fino al giugno del 2025: tuttavia i tassi rimangono decisamente superiori al livello precedente ai rialzi del 2022.
Risultato: la spesa per interessi dell’Italia, osserva l’OCP, rimane rispetto alle altre economie dell’area euro “al primo posto, ancora su livelli quasi doppi rispetto a Francia, Spagna e alla media dell’Eurozona, e quattro volte più alti di quelli tedeschi”.
E, come dimostra l’asta di oggi, pochi sono i fattori che possono indurre a pensare che il problema rientri. Tutt’altro: quando il rendimento lordo sale alle aste dei titoli di Stato, così come è avvenuto oggi, significa che il Tesoro deve pagare interessi più alti sui nuovi titoli emessi e che dunque, nel tempo, la spesa per interessi sul debito aumenta.
Anche l’asta di ieri dei BOT ha confermato il pericolo che l’Italia sta correndo. Il rendimento lordo del BOT a un anno, al 14 aprile 2027 (codice ISIN IT0005704447), emesso ieri per 7,5 miliardi di euro è stato fissato infatti al 2,604%, massimo dall’asta di novembre 2024, con un balzo di ben 23 punti base rispetto all’asta analoga dello scorso 11 marzo.
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