Terremoto BTP, rendimenti su di giri oltre il 4,10% e spread a 100. A che ora esce verdetto Moody’s

Laura Naka Antonelli

27 Marzo 2026 - 13:53

Sta per scoccare l’ora di Moody’s e l’ansia è ai massimi. Spread BTP-Bund a 100 punti base, con rendimenti che schizzano oltre il 4,10%.

Terremoto BTP, rendimenti su di giri oltre il 4,10% e spread a 100. A che ora esce verdetto Moody’s

BTP stremati dai sell per la seconda sessione consecutiva. In attesa del verdetto di Moody’s, che arriverà oggi, venerdì 27 marzo 2026, i rendimenti dei Titoli di Stato italiani segnano un nuovo forte scatto, pari a +9 punti base, balzando al 4,11%.

Con i rendimenti dei Bund che continuano a salire anch’essi, ma in misura inferiore rispetto al rialzo dei yield italiani, lo spread BTP-Bund a 10 anni tocca quota 100 punti base: valore superiore di ben 40 punti base rispetto ai 60 pb circa, minimi dal 2008, a cui viaggiava prima dell’attacco all’Iran da parte degli Stati Uniti e di Israele dello scorso 28 febbraio 2026.

L’attesa per il giudizio di Moody’s si fa spasmodica, mentre le brutte notizie non mancano.

BTP, rendimenti oltre 4,10% e spread a 100 in attesa verdetto Moody’s. Per che ora è previsto l’annuncio

Bisognerà aspettare ancora qualche ora, anche meno rispetto al solito. Il verdetto dell’agenzia di rating, che arriva di norma dopo la fine della giornata di contrattazioni a Wall Street, giungerà stavolta non dopo le 22 ma dopo le 21 ora italiana.

Negli Stati Uniti il passaggio all’ora legale è arrivato infatti in anticipo rispetto all’Italia, dove le lancette dell’orologio saranno spostate tra la giornata di domani, sabato 28 marzo 2026 e la giornata di dopodomani, domenica 29 marzo 2026.

Di conseguenza, fino a domani notte le ore di differenza tra l’Italia e New York sono 5, invece delle solite 6.

BTP, rendimenti volati di 84 punti base in appena un mese. Idem rendimenti Titoli di Stato UK

Tornando a quanto sta avvenendo sui mercati, è innegabile che per i rendimenti dei BTP e per la carta italiana, il bilancio stia peggiorando di giorno in giorno: nell’arco di un solo mese, i rendimenti dei BTP a 10 anni scambiati sul mercato secondario sono volati di ben 84 punti base, scattando a un valore che, su base annua, ovvero rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, è superiore di 23 punti base.

Bagno di sangue oggi non solo per i BTP ma, di nuovo, anche per altri Titoli di Stato dell’area euro, così come anche per i Gilt, i Titoli di Stato UK, che da tempo assistono alla corsa dei loro rendimenti, ormai schizzati ben oltre la soglia del 5%, oggi al 5,08%.

In comune, con la carta italiana, i Titoli di Stato UK hanno la performance dei rendimenti su base mensile, anche in questo caso equivalente a un balzo di 84 punti base.

Impressionante è la velocità con cui sia i rendimenti dei BTP che lo spread BTP-Bund a 10 anni stanno marciando al rialzo.

Bagno di sangue travolge tutti bond euro. Occhio a rendimenti OAT, Bund, Grecia, Portogallo

Le vendite non risparmiano neanche gli OAT francesi (con rendimenti decennali in rialzo di 7 punti base al 3,86%, +65 punti base in un mese); i Bonos spagnoli (+7 punti base al 3,67%, +61 pb nell’ultimo mese); i Bund tedeschi, che ormai hanno sfondato da un pezzo la soglia del 3% e che oggi volano anche oltre il 3,10% (+5 punti base, al 3,11%, +47 punti base in un mese).

In evidenza inoltre lo scatto dei rendimenti dei Titoli di Stato della Grecia (+8 punti base al 4,05%, +79 pb nell’ultimo mese), e dei bond del Portogallo (+7 punti base al 3,61%, +62 punti base in un mese).

Ma i riflettori sono tutti sulla carta italiana, ovvero sui BTP, in vista del verdetto ormai alle porte che arriverà stasera dall’agenzia di rating Moody’s.

Che cosa aveva detto Moody’s quando aveva promosso rating debito Italia

L’ultimo annuncio sul debito pubblico dell’Italia firmato da Moody’s risale al 21 novembre 2025, quando l’agenzia - la più severa nei confronti dei BTP tra le tre sorelle del rating (le altre sono Fitch Ratings e S&P Global) - si è decisa a promuovere anch’essa la valutazione sui Titoli di Stato italiani, alzando il giudizio da “Baa3” a “Baa2”, a fronte di un outlook stabile.

La promozione ha dato grande soddisfazione al governo Meloni: si è trattato d’altronde del primo upgrade dopo ben 23 anni, ovvero dal 2002, che Moody’s ha motivato con la disciplina di bilancio solida da parte dell’Italia, con i progressi del PNRR e con l’avanzo primario.

Il miglioramento del rating riflette un percorso coerente di stabilità e decisioni politiche che migliorano l’efficacia di riforme economiche e di bilancio e degli investimenti attraverso il PNRR”, ha fatto notare l’agenzia, facendo riferimento anche alla “prospettiva di ulteriori azioni politiche a sostegno della crescita e del consolidamento fiscale oltre la scadenza del 2026”.

Moody’s non ha escluso dunque neanche la possibilità di un miglioramento per le prospettive di crescita del PIL dell’Italia, facendo notare che “ il calo del debito dipende da una crescita robusta e deficit primari crescenti”.

Calo debito-PIL a rischio con guerra USA-Iran?

Ma la guerra in Iran, o meglio la guerra USA-Iran, farà saltare per caso in aria tutte le previsioni formulate dalle varie istituzioni finanziarie internazionali e, anche, dalle agenzie di rating?

Il dubbio è naturale, ed è stato in parte sciolto già dall’OCSE, che ieri è stata costretta a rivedere al ribasso le previsioni stilate in precedenza per il PIL del mondo, incluse quelle per il PIL dell’Italia.

Ma se la crescita del PIL rallenta, come si può non temere per la traiettoria del debito-PIL dell’Italia, che Moody’s, pur quando ha annunciato la storica promozione del rating, ha detto di credere che scenderà solo a partire dal 2027?

Grande è la trepidazione per quanto sarà annunciato stasera, mentre i BTP confermano tutta l’ansia per il trend futuro dei conti pubblici italiani nel bel mezzo di un’ondata di vendite, va sottolineato, che non risparmia neanche gli altri Titoli di Stato.

I bond sovrani dell’area euro, va ricordato, hanno iniziato a puntare verso il basso (a fronte di rendimenti schizzati verso l’alto), prezzando soprattutto la prospettiva, data ormai per certa, di uno e anche più rialzi dei tassi da parte della BCE, a causa delle pressioni al rialzo sull’inflazione dell’area euro esercitate dal boom dei prezzi del petrolio e dei prezzi energetici.

Proprio la paura di una BCE pronta a tornare ad alzare i tassi ha messo ripetutamente KO i bond dell’Eurozona, ma non, va sottolineato, allo stesso modo. In un clima di avversione al rischio, i sell off si sono abbattuti infatti più sui BTP più che sui Bund. Non per niente lo spread è tornato a quota 100 punti base.

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