Probabilità pari al 100%, dunque una certezza. I mercati monetari hanno già deciso quando la BCE tornerà ad alzare i tassi.
A quanto pare, almeno sui mercati il dado è tratto: riguardo ai tassi di interesse dell’area euro, la BCE di Christine Lagarde non solo avrebbe scritto la parola fine ai tagli - e da un bel po’, visto che l’ultima sforbiciata risale ormai al 5 giugno del 2025 -, ma sarebbe pronta, ormai, a fare l’opposto: ovvero, ad alzarli.
Tutta colpa delle recenti impennate dei prezzi del petrolio e del gas, che hanno riportato i trader, gli investitori, la comunità degli economisti e alcuni esponenti stessi del Consiglio direttivo della Banca centrale europea a temere una inflazione, in Eurozona e nel mondo, di nuovo in accelerazione.
Impennata petrolio ed effetti sull’inflazione, il falco della BCE Schnabel dice no a tagli tassi
D’altronde, da quando gli Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran, lo scorso 28 febbraio 2026, i prezzi del petrolio sono schizzati in tutto il mondo fino a +70% circa volando anche fino a $120 al barile e alimentando così il timore, nel caso specifico dell’area euro, di un trend dei prezzi destinato a rafforzarsi, a causa delle pressioni rialziste esercitate dalle quotazioni energetiche.
Un avvertimento sull’impatto che l’escalation delle tensioni geopolitiche potrebbe avere sull’inflazione è stato lanciato questa settimana dallo stesso falco tedesco della BCE, ovvero dalla componente del Comitato esecutivo Isabel Schnabel, che ha ricordato le cicatrici che il balzo dei prezzi successivo al reopening dell’economia dai lockdown imposti durante la pandemia Covid-19 ha lasciato sulla pelle dei consumatori e delle aziende. Consumatori e aziende che ora sono ben consapevoli di quanto i prezzi possano finire per andare fuori controllo, senza preavviso, in casi di shock: “L’ultimo caso di inflazione elevata ha lasciato alcune cicatrici ”, ha detto Schnabel.
L’economista ha continuato, mettendo in evidenza due fattori: il primo, rappresentato dalla possibilità che parte dell’offerta di petrolio e di energia persa con la guerra in Iran in corso ritorni. Il secondo, individuato nelle politiche monetarie e fiscali dell’Eurozona, che oggi sono sicuramente meno espansive rispetto al 2022 (e che dunque dovrebbero tenere sotto controllo l’inflazione).
Detto questo, Schnabel non ha certo fatto il gioco delle colombe avvertendo che, sebbene la BCE sia riuscita a battere la minaccia dell’inflazione, l’aumento dei rischi geopolitici rende necessario monitorare attentamente il trend dei prezzi energetici. Di conseguenza, ha aggiunto, è anche il caso di prevenire che i tassi vengano tagliati.
Il falco dell’Eurotower è andato poi più in là, dicendo di condividere le aspettative dei mercati che, ormai, più che scommettere sul ritorno delle sforbiciate, puntano su potenziali rialzi dei tassi, tenendo in considerazione anche la resilienza dell’economia europea.
I mercati monetari scommettono su rialzo tassi BCE con probabilità pari al 100% entro il 23 luglio 2026
Di fatto, di pari passo con il boom dei prezzi del petrolio, le scommesse dei trader sono state del tutto stravolte.
Addirittura, ora i mercati monetari prezzano un rialzo dei tassi dell’area euro da parte della BCE di Christine Lagarde entro la riunione di politica monetaria di luglio con una probabilità pari a ben il 100%.
In poche parole, secondo i trader la Banca centrale europea annuncerà una stretta monetaria entro il prossimo 23 luglio 2026, prima della consueta pausa estiva di agosto.
Non solo: le speculazioni sono di un secondo rialzo dei tassi entro la riunione di dicembre, ovvero entro il 17 dicembre 2026.
Quest’ultimo scenario è prezzato dai mercati con una probabilità che non è una vera certezza, ma che si conferma comunque decisamente alta, pari all’85%.
Grande attesa per l’imminente riunione della BCE, grande market mover della prossima settimana (con la Fed)
I mercati apporteranno aggiustamenti alle loro proiezioni dopo l’imminente e prossima riunione della BCE, in calendario la prossima settimana, giovedì 19 marzo e che seguirà l’annuncio sui tassi dell’altra banca centrale che sta facendo anch’essa i conti, ovvero la Fed di Jerome Powell.
In quell’occasione, oltre all’annuncio relativo alla decisione sui tassi - che dovrebbero essere lasciati ancora fermi, per la sesta volta consecutiva - la BCE renderà note anche le previsioni aggiornate sul PIL e sull’inflazione elaborate dal proprio staff.
Quanto è certo è che la Presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde si guarderà bene dal commettere l’errore che macchiò la sua reputazione alla fine del 2021 e inizi 2022, quando definì l’inflazione “transitoria”, rimanendo con le mani in mano, salvo poi cercare di riparare al grande danno dell’inflazione, alzando i tassi nel 2022 e nel 2023 in modo quasi disperato. Disperata sembra tuttavia anche la situazione attuale, tanto che non sono mancati attenti anche sul rischio di possibili catastrofi.
Il commento: la BCE dirà forte e chiaro che sarà pronta ad agire contro l’inflazione. Basterà?
Nel fare un paragone tra la situazione di oggi e quella del 2022 - quando l’inflazione si impennò a seguito dello scoppio della guerra in Ucraina - interpellato da Reuters Mark Wall, capo economista di Deutsche Bank, ha avvertito che “la BCE è pronta e vuole agire per evitare che si ripresenti lo shock inflazionistico del 2022 e del 2023. E dirlo forte e chiaro potrebbe essere il modo migliore per assicurarsi che le aspettative sull’inflazione rimangano ben ancorate”.
Allo stesso tempo, ha ammesso però Wall, “sebbene il 2026 non sia il 2022, il rischio di una persistenza (dell’inflazione) non è trascurabile”. L’impegno a rimanere in una situazione di allerta potrebbe dunque non bastare. E i mercati, per l’appunto, sono già certi che le strette monetarie torneranno quest’anno, tanto da aver seminato già un bel po’ di ansia, prima di tutto, sui Titoli di Stato dell’Eurozona (occhio all’alert Bund con flop, anche, dell’asta).
La parola, a questo punto, direttamente alla BCE. Ormai manca poco al momento in cui Christine Lagarde commenterà quanto sta accadendo e quanto potrà ancora accadere: all’inflazione, all’economia, e ai tassi dell’area euro, mentre gli appelli dovish sono già partiti.
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