Meloni: “Il Superbonus ci impedisce di uscire dalla procedura UE, fa rabbia”. Questi sono i titoli che probabilmente avete letto in questi giorni sulle principali testate giornalistiche.
Infatti, il nuovo documento di finanza 2026 varato in questi giorni, prende atto che il deficit è più alto del 3% stimato a fine ottobre dello scorso anno e – come garantito dall’ISTAT – si attesta al 3,1%, per gli amanti dei decimali al 3,07%.
Tanto basta, per le folli regole di bilancio europee, anche dopo il lifting effettuato nel 2023 al cosiddetto ‘braccio correttivo’ del patto di stabilità e crescita, a mantenere l’Italia in procedura di infrazione per deficit. Ciò vuol dire indicazioni e raccomandazioni vincolanti e, potenzialmente, anche sanzioni.
Dunque, avranno pensato dal governo per giustificare il flop, quale miglior capro espiatorio del solito trito e ritrito Superbonus?
Purtroppo, la realtà è ben differente. In primis va ricordato infatti, che, dietro spinta proprio del governo Meloni, l’Eurostat ha riconvertito i crediti d’imposta cedibili o meglio, parzialmente cedibili, in crediti pagabili. Questo vuol dire il loro impatto deve essere conteggiato per competenza e non più per cassa, come avveniva prima. Decisione che si basa sull’assunto che i crediti d’imposta rappresentino una spesa certa per lo stato per via della loro trasferibilità. Peccato che la trasferibilità degli stessi abbia subito enormi limitazioni dal governo Draghi in poi e che in ogni caso, un credito può rimanere inutilizzato per incapienza fiscale o, banalmente, per il fallimento della società che lo possiede.
Fatto sta che la decisione dell’Eurostat, nel 2023 è stata esattamente questa ed ha permesso al governo di riclassificare retroattivamente la gran parte della spesa, circa 80 miliardi, per il Superbonus al 2022 ed al 2023, ed è per questo motivo che il deficit nel 2024 è calato di quasi 4 punti percentuali dal 7,2% al 3,4%. Nessuna bravura del governo o del Ministro Giorgetti, puro e semplice artificio contabile.
Quindi gli impatti sul deficit di tutti i crediti futuri di un cantiere del Superbonus si registrano nel primo anno. E per cosa si lamentano nel 2025?
Per circa 8 miliardi, che su su tutta la spesa delle amministrazioni centrali è circa l’1%, sulla spesa pubblica totale è poco più dello 0,6%. A ciò però vanno aggiunte altre considerazioni.
La prima è che facendo ‘scomparire’ 8 miliardi di spesa, anche il PIL si sarebbe ridotto di conseguenza ed in misura maggiore, a causa del moltiplicatore fiscale maggiore di 1. Dunque si sarebbe rimasti comunque sopra la soglia del 3% di deficit. La seconda è che i tecnici del MEF pare abbiano toppato del previsioni di spesa ad ottobre, ma incrociando i dati degli stati di avanzamento dei lavori dei cantieri, che devono essere inviati per maturare i crediti d’imposta, la stima sarebbe stata più che precisa. E, dulcis in fundo, il fatto che nel 2025 si potessero ancora eseguire dei lavori Superbonus, ad esempio alcune parti comuni nei condomini, per le onlus e nelle zone del cratere, è stata proprio una decisione del governo Meloni, che ormai è in carica da quasi 4 anni e non si è di certo insediato ieri.
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Forse il Governo dovrebbe iniziare a smettere di cercare alibi, o quantomeno trovarne di nuovi. E magari, concentrarsi su una crescita che sembra sempre più decrescita per abbassare la proporzione di deficit sul pil. Con le revisioni per l’ennesima volta riviste al ribasso la cosa sembra difficile.