Cos’è Salva Roma, la norma che ha fatto litigare Lega e Movimento 5 Stelle?

All’interno del decreto Crescita è stato inserito, ma solo a metà, anche Salva Roma, una norma sui debiti della capitale che è diventato l’ennesimo terreno di scontro politico tra Lega e Movimento 5 Stelle.

Cos'è Salva Roma, la norma che ha fatto litigare Lega e Movimento 5 Stelle?

È la cosiddetta norma Salva Roma l’ultimo casus belli per ordine di tempo tra Lega e Movimento 5 Stelle. Il provvedimento annunciato a inizio aprile dalla sindaca Virginia Raggi e dalla viceministro pentastellata Laura Castelli, era stato inserito nella prima stesura del decreto Crescita che era stato approvato poi salvo intese.

Quando il governo ha dovuto approvare il testo in maniera definitiva nel Consiglio dei Ministri del 23 aprile, il Salva Roma è stato parzialmente stralciato (deciderà il Parlamento) con soltanto due commi che sono stati approvati.

Una scelta figlia degli screzi fra i due partiti sull’argomento, con Matteo Salvini che si era messo di traverso tanto da lanciare una sorta di out out agli alleati grillini “Salva Roma? O tutti o nessuno”, riferendosi così a tutti i Comuni che stanno vivendo problemi di bilancio.

Per il Movimento 5 Stelle invece si tratta di una norma a costo zero per lo Stato e i cittadini e che, invece, produrrebbe dei risparmi generando delle risorse in più tanto che la Raggi l’ha ribattezzata Salva Italia.

Ma cosa potrebbe comportare questo Salva Roma che adesso sarà in parte vagliato dal Parlamento? Il provvedimento andrebbe a riguardare il debito della capitale, arrivato ormai alla cifra monstre di 12 miliardi.

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Lo scontro tra Lega e Movimento 5 Stelle

Prima di parlare di cosa prevede nello specifico la norma Salva Roma, per capire meglio questo ennesimo scontro tra Lega e Movimento 5 Stelle è bene fare una sorta di quadro della situazione all’interno della maggioranza carioca.

Complice anche la campagna elettorale per le elezioni europee, i due partiti di governo ormai stanno litigando su tutto, con ognuna delle due parti che ormai a seconda dei casi veste i panni della maggioranza o quelli dell’opposizione.

Così quando poco prima di Pasqua il sottosegretario leghista Armando Siri è stato indagato per corruzione, la voci più critiche si sono levate proprio dagli ambienti pentastellati. Viceversa, Matteo Salvini è tornato subito a sparare bordate contro la sindaca Virginia Raggi.

Proprio la capitale è da tempo un autentico campo di battaglia tra i gialloverdi, con il leader del carroccio che da tempo ha definito la sindaca “incapace” invitandola a dimettersi in quanto non sarebbe in grado di governare città.

In questo scenario, il Consiglio dei Ministri del 23 aprile alla fine ha inserito nel decreto Crescita soltanto i commi 1 e 7, mentre tutti gli altri sono stati stralciati e rimandati alla decisione del Parlamento. Il Salva Roma quindi si può dire che sia stato approvato in minima parte.

La norma Salva Roma

Che sia una ripicca per i tanti attacchi ricevuti per la vicenda Siri, oppure una valutazione prettamente politica, fatto sta che la Lega alla fine è riuscita a evitare l’approvazione tout court del Salva Roma.

i debiti della Raggi - ha commentato soddisfatto Matteo Salvini dopo il Consiglio dei Ministri - non saranno pagati da tutti gli italiani, ma restano in carico al sindaco”.

Toni più delusi invece da parte del Movimento 5 Stelle: “Il Cdm ha dato via libera ai commi 1 e 7, sugli altri deciderà il Parlamento, è un punto di partenza, siamo sicuri che il Parlamento saprà migliorare ancora di più un provvedimento che, a costo zero, fa risparmiare soldi non solo ai romani ma a tutti gli italiani”.

Lo scorso 4 aprile Virginia Raggi e il viceministro Laura Castelli avevano annunciato il Salva Roma, da loro chiamato Salva Italia, con il provvedimento che era stato inserito all’interno del decreto Crescita.

Oggetto della norma è il debito della capitale, ormai arrivato alla spaventosa cifra di 12 miliardi. Giusto per farci un’idea, la somma è inferiore a quello che è stato stanziato quest’anno per il Reddito di Cittadinanza e la Quota 100.

Lo scopo è quello di chiudere nel 2021 la struttura commissariale, che fa capo direttamente al governo, che ha il compito di gestire questa corposa massa debitoria fino al 2028.

Lo Stato si accolla una parte del debito finanziario e riduce i costi che dà alla gestione commissariale - ha spiegato il viceministro Laura Castelli - È un’operazione win-win. I cittadini italiani non pagheranno l’operazione mentre in caso contrario ci saremmo trovati nel 2022 con una crisi di liquidità fortissima che avrebbe soffocato la città”.

Chiudendo la gestione commissariale, dove ogni anno lo Stato versa 300 milioni mentre la città di Roma 200 milioni, la gestione dei debiti passerebbe quindi nelle mani del Comune che potrebbe così rinegoziare i mutui e stilare un nuovo piano di rientro.

Questi nuovi accordi secondo gli ideatori della norma andrebbero a generare un consistente risparmio di soldi, che potrebbero così essere usati per abbassare le tasse dei cittadini romani in primis l’Irpef.

Lo Stato però in cambio della chiusura della gestione commissariale si andrebbe a fare carico di una parte di questo debito, anche per scongiurare una crisi di liquidità nella capitale, con questa soluzione che comunque secondo i promotori del Salva Roma sarebbe sempre più vantaggiosa rispetto alla situazione attuale.

Durante la discussione nel CdM, i commi che sono stati stralciati sono quelli riguardanti il farsi carico da parte dello Stato di una parte del debito, ovvero il maxi-bond da 1,4 miliardi. Approvati invece i commi che parlano della fine della gestione commissariale.

Adesso questa parte verrà riscritta e adattata alle possibili esigenze di tutti i comuni, non soltanto di Roma quindi, con il Parlamento che poi dovrà dare il suo via libera.

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