Taglio del cuneo fiscale per aumentare gli stipendi, salario minimo, abolizione dei contratti precari e assunzioni a tempo indeterminato: le proposte dei partiti candidati alle elezioni sul lavoro.
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Questa domenica, 25 settembre, i cittadini italiani sono chiamati a scegliere i parlamentari della prossima legislatura. La nuova maggioranza che si formerò tra Camera e Senato, sosterrà un nuovo governo. La stagione di Mario Draghi e dell’unità nazionale, così, potrebbe essere giunta al termine, sostituita da un esecutivo di maggiore orientamento politico.
Tra i temi più sentiti di questa campagna elettorale c’è il tema del lavoro, tra salari stagnanti che non tengono il passo del caro-vita, contratti precari e tasso di disoccupazione ancora molto alto, soprattutto tra gli under 35 e le donne. Nonostante sia emerso poco dal dibattito mediatico i partiti che si presentano alle elezioni hanno presentato diverse ricette per cercare di affrontare quella che è la storica emergenza italiana fin dalla crisi del 2008. Vediamo le proposte nel dettaglio di: centrodestra, centrosinistra, Movimento 5 Stelle, terzo polo, Italexit e Unione popolare.
Le proposte sul lavoro del centrodestra
Nel programma comune di tutto il centrodestra si propone innanzitutto un taglio del cuneo fiscale, che ha quanto sostengono i leader di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati dovrebbe essere due terzi a favore dei lavoratori e un terzo a favore delle imprese. C’è poi la defiscalizzazione e incentivazione del welfare aziendale (i cosiddetti fringe benefits), anche attraverso detassazione e decontribuzione di premi di produzione e buoni energia. E ancora: l’estensione della possibilità di utilizzo dei voucher lavoro, più decontribuzioni per giovani e donne, la revisione del Reddito di cittadinanza potenziando le politiche attive e generiche “politiche di sostegno alle aziende ad alta intensità occupazionale”. Tutti e quattro i partiti bocciano il salario minimo per legge.
Poi ci sono le proposte dei singoli partiti: Fratelli d’Italia punta tutto su una superdeduzione fino al 140% sul costo del lavoro e sul meccanismo “più assumi, meno paghi”, eliminando il Reddito di cittadinanza; Forza Italia vuole rafforzare i tirocini e i contratti di apprendistato facendo guadagnare ai giovani almeno mille euro al mese; Noi Moderati lancia sgravi ad hoc per le aziende sui redditi inferiori ai 35mila euro per dare fino a 200 euro in più al mese ai lavoratori; la Lega vuole “liberare” posti di lavoro con Quota 41.
Le proposte sul lavoro del centrosinistra
Il centrosinistra punta inizialmente a un taglio corposo del cuneo fiscale tutto a favore dei lavoratori per garantire in media fino a uno stipendio in più in busta paga ai lavoratori. Su questo sono d’accordo Pd, Impegno Civico, Più Europa e Alleanza Sinistra/Verdi. Tutti e quattro i partiti, poi, concordano sulla limitazione dei contratti precari, a partire dall’abolizione degli stage gratuiti, la revisione del Jobs Act (reintroducendo per esempio le causali sul contratti a tempo determinato) e sui maggiori sgravi per assumere in particolare gli under 35.
Della stessa idea anche sul salario minimo: va inserito con una legge che rispetti la contrattazione collettiva. Sulla soglia del salario, però, le idee sono diverse: l’Alleanza Sinistra/Verdi propone dieci euro all’ora, gli altri un meccanismo più flessibile che si adatti ai contratti nazionali più rappresentativi. Sempre l’Alleanza Sinistra/Verdi propone la reintroduzione dell’art.18 dello Statuto dei lavoratori e della scala mobile sui salari (l’indicizzazione all’inflazione), la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario e l’introduzione di due soli contratti (uno a tempo indeterminato e uno a tempo determinato, molto sfavorito).
Le proposte sul lavoro del Movimento 5 Stelle
Il Movimento 5 Stelle concorda sul taglio del cuneo fiscale e sul salario minimo per legge, che vuole fissare a 9 euro lordi l’ora. Inoltre propone di rafforzare e migliorare il Reddito di cittadinanza, eliminare gli stage gratuiti, rinforzare i provvedimenti del Decreto dignità per rivedere il Jobs Act e la sperimentazione della riduzione dell’orario di lavoro a 36 ore settimanali a parità di salario. Per le aziende che aderiranno a questa sperimentazione, il Movimento prevede crediti di imposta e incentivi. Infine il partito guidato da Giuseppe Conte vuole costruire un fondo per una pensione di garanzia ai giovani.
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Le proposte sul lavoro del terzo polo
Il terzo polo di Calenda e Renzi vuole introdurre un salario minimo per legge rispettando la contrattazione collettiva, rafforzare gli sgravi contributivi per assumere gli under 35 a tempo indeterminato e detassare i premi di produttività. E ancora: eliminare il Reddito di cittadinanza dopo il primo rifiuto e ridurlo dopo 2 anni; potenziare la cassa integrazione per i professionisti e le politiche attive per gli autonomi; ripristinare il sistema dei voucher in agricoltura.
Le proposte sul lavoro di Italexit e Unione popolare
Quanto a Italexit sì al taglio del cuneo fiscale e no a una legge per imporre un salario minimo legale. Il partito di Gianluigi Paragone propone quindi di modificare il Reddito di cittadinanza e abolire il Jobs Act, rendendo il contratto a tempo determinato residuale e reintroducendo l’art.18. Italexit vuole anche rivedere i contratti di apprendistato, contrastare il fenomeno dei finti autonomi e abolire tutti i contratti pirata.
Unione popolare, oltre al taglio del cuneo fiscale, condivide l’abolizione del Jobs Act, ma prevede di rafforzare il Reddito di cittadinanza con più controlli e assegni più alti (fino a mille euro a persona). Il partito di De Magistris vuole poi introdurre un salario minimo a 10 euro l’ora e tornare alla scala mobile sui salari, ma anche ridurre l’orario di lavoro a parità di salario.
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