Busta paga, l’Agenzia delle Entrate “blocca” gli aumenti

Simone Micocci

22 Gennaio 2026 - 18:03

Busta paga, niente aumenti a gennaio. In assenza di indicazioni dell’Agenzia delle Entrate i software in mano ai datori di lavoro non verranno aggiornati.

Busta paga, l’Agenzia delle Entrate “blocca” gli aumenti

Come abbiamo più volte spiegato, lo stipendio di gennaio segna l’ingresso di nuove regole nel calcolo del netto in busta paga.

Dal taglio dell’Irpef - con l’aliquota del secondo scaglione scesa dal 35% al 33% - alla tassazione agevolata sugli aumenti legati ai rinnovi contrattuali e ai compensi accessori, il 2026 si apre sulla carta con un quadro più favorevole per molti lavoratori.

Nella pratica, però, la prima busta paga dell’anno rischia di restare “congelata”. Gli aumenti previsti, infatti, potrebbero slittare al mese successivo, trasformando gennaio in una corsa contro il tempo per datori di lavoro e consulenti del lavoro. Questo perché ancora oggi mancano le istruzioni operative dell’Agenzia delle Entrate necessarie per applicare correttamente le nuove regole fiscali.

Un allarme rilanciato anche dalle associazioni che sviluppano e gestiscono i principali software per l’elaborazione delle buste paga. “Senza indicazioni ufficiali e parametri aggiornati”, spiegano, “non ci sono le condizioni per riconoscere gli aumenti già nello stipendio di gennaio, pagato nei primi giorni di febbraio”.

Lo scenario più probabile, dunque, è quello di un rinvio: le prime differenze sul netto potrebbero arrivare solo con la busta paga di febbraio, insieme agli eventuali arretrati. Un’attesa che rischia di ridimensionare, almeno temporaneamente, l’impatto degli annunciati aumenti in busta paga.

Le novità nella busta paga 2026

Le principali novità per la busta paga 2026 riguardano il fisco e la tassazione di alcune componenti della retribuzione, con effetti che variano in base al livello di reddito e alla composizione dello stipendio.

Il primo intervento è il taglio dell’Irpef, introdotto con l’ultima legge di Bilancio. La misura interessa il secondo scaglione di reddito, quello compreso tra 28.000 e 50.000 euro, per il quale l’aliquota scende dal 35% al 33%.

Va detto che sotto i 40.000 euro l’impatto sul netto mensile è piuttosto limitato e si traduce in pochi euro in più al mese, mentre sopra questa soglia l’effetto diventa più evidente. Il risparmio massimo teorico è pari a 440 euro l’anno, che si raggiunge solo per chi ha un reddito imponibile di almeno 50.000 euro.

Accanto al taglio dell’Irpef, il 2026 introduce anche una detassazione del salario accessorio, pensata per alleggerire la pressione fiscale su alcune voci variabili dello stipendio. Più precisamente, la norma prevede l’applicazione di un’imposta sostitutiva del 15% su specifici compensi aggiuntivi rispetto alla retribuzione base, come le maggiorazioni per il lavoro notturno svolto tra mezzanotte e le cinque del mattino, il lavoro prestato nei giorni festivi o di riposo settimanale e i compensi legati al lavoro a turni. L’agevolazione è riservata ai lavoratori che nel 2025 hanno percepito un reddito complessivo non superiore a 40.000 euro, con la possibilità di rinunciare al regime agevolato qualora non risulti conveniente.

Busta paga, aumenti ostaggio dell’Agenzia delle Entrate

Per le ragioni dette sopra, l’avvio del 2026 rischia quindi di tradursi, almeno nella prima buste paga, in una delusione per molti lavoratori. L’applicazione delle nuove misure previste dalla legge di Bilancio è ancora bloccata, poiché senza le istruzioni operative dell’Agenzia delle Entrate i software per l’elaborazione delle buste paga non possono essere aggiornati e i datori di lavoro non sono nelle condizioni di applicare correttamente le nuove regole fiscali.

È questo il nodo centrale evidenziato anche da AssoSoftware, l’associazione che rappresenta i produttori dei principali programmi di gestione paghe. In un comunicato diffuso a metà gennaio, l’associazione ha invitato alla massima prudenza, spiegando che in assenza di indicazioni applicative ufficiali non esistono oggi le condizioni tecniche per riconoscere gli aumenti in busta paga.

Quindi, finché l’Agenzia delle Entrate non pubblicherà i chiarimenti necessari, le software house non possono rilasciare gli aggiornamenti e di conseguenza i consulenti del lavoro rischierebbero di incorrere in errori nei calcoli. Per questo la linea prevalente è quella dell’attesa: meglio rinviare l’applicazione degli sgravi di qualche settimana piuttosto che intervenire in modo affrettato.

La busta paga di gennaio, pagata generalmente a febbraio, sarà molto probabilmente identica a quella di dicembre (con l’incognita legata al conguaglio), con le stesse regole fiscali dello scorso anno e senza alcun aumento visibile nel netto.

Laddove le istruzioni arrivassero in tempi rapidi, è plausibile che già dalla busta paga di febbraio, con stipendio erogato a marzo, possano essere applicate le nuove aliquote Irpef e le altre agevolazioni previste, insieme agli eventuali arretrati maturati nei mesi precedenti.

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