Il dato che ogni lavoratore dipendente dovrebbe conoscere. Ecco quanto lavori ogni giorno “solo” per pagare tasse e contributi.
Quando ricevi la busta paga ti interessa capire subito il netto, l’importo del bonifico che sta per arrivare. Ed è più che comprensibile, ma oggi proviamo ad essere cittadini e lavoratori più informati: di quelle 8 ore che trascorri a lavoro ogni giorno, quante ne stai lavorando davvero per te e quante per lo Stato?
La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto una modifica strutturale all’IRPEF, con la seconda aliquota scende dal 35% al 33%, applicata ai redditi tra 28.001 e 50.000 euro, e un risparmio massimo teorico è di 440 euro annui. La struttura rimane a tre scaglioni: fino a 28.000 euro l’IRPEF è al 23%, da 28.001 a 50.000 euro è del 33% e oltre 50.000 euro sale al 43%.
Ma l’IRPEF è solo una parte del prelievo. Il quadro completo per calcolare il netto in busta paga comprende anche i contributi previdenziali INPS a carico del lavoratore (9,19% della RAL), dedotti prima ancora di calcolare l’imposta, e le addizionali regionali e comunali, che variano per territorio ma in media pesano circa l’1,5% dell’imponibile.
Quante ore al giorno lavori per pagare le tasse?
Con la nuova IRPEF e i contributi previdenziali, quante ore lavora ogni giorno un dipendente solo per pagare tasse e contributi previdenziali? Facciamo i calcoli, ipotizzando una RAL di 30.000 euro e una di 50.000 euro, in entrambi i casi con contratto di lavoro a tempo indeterminato.
Partiamo prendendo in considerazione una RAL di 30.000 euro perché è il reddito di riferimento per un impiegato o operaio qualificato con qualche anno di anzianità. Ecco il calcolo passo per passo.
La prima trattenuta che scatta sulla busta paga è quella previdenziale: il 9,19% della RAL che va all’INPS, pari a 2.757 euro. Questa quota viene sottratta prima ancora di calcolare l’imposta e quindi abbassa l’imponibile fiscale a 27.243 euro, cifra che rientra quasi interamente nel primo scaglione IRPEF al 23%, per un’imposta lorda di circa 6.166 euro.
A questo punto entrano in gioco le detrazioni per lavoro dipendente previste dall’art. 13 del TUIR, che per questo reddito valgono circa 724 euro. Sommando poi le addizionali regionali e comunali (circa 409 euro nella media nazionale), il prelievo fiscale netto si attesta intorno ai 5.875 euro.
Mettendo insieme tutto (contributi INPS, IRPEF netta e addizionali) lo Stato trattiene ogni anno circa 8.630 euro su 30.000. Il netto che arriva in tasca è circa 21.370 euro, ovvero 1.644 euro al mese su tredici mensilità, per un’aliquota media effettiva del 28,8%.
Dati alla mano, quindi, quante ore al giorno lavori per lo Stato se hai una RAL di 30.000 euro l’anno?
Su 1.760 ore lavorative annue (220 giorni × 8 ore), circa 506 ore finiscono allo Stato. Divise per 220 giorni lavorativi, otteniamo 2 ore e 18 minuti ogni giorno. Ogni mattina, quando arrivi al lavoro, le prime due ore e un quarto circa non producono reddito per te. Servono per pagare quanto devi per le tasse e la pensione.
Il quadro cambia sensibilmente salendo di fascia perché la progressività dell’IRPEF fa sì che ogni euro in più venga tassato di più.
Anche qui si parte dai contributi INPS: il 9,19% su una RAL da 50.000 euro produce una trattenuta di 4.595 euro, che abbassa l’imponibile fiscale a 45.405 euro. A questo punto entra in gioco la progressività: i primi 28.000 euro vengono tassati al 23% (6.440 euro), mentre i restanti 17.405 euro cadono nel secondo scaglione al 33%, generando altri 5.744 euro di imposta. L’IRPEF lorda totale è quindi 12.184 euro.
La detrazione per lavoro dipendente a questo livello di reddito è quasi simbolica (circa 146 euro, praticamente azzerata dalla formula progressiva del TUIR) e le addizionali regionali e comunali aggiungono circa 681 euro.
Il risultato finale è un prelievo complessivo di circa 17.314 euro su 50.000. In tasca restano 32.686 euro, cioè 2.514 euro al mese su tredici mensilità. L’aliquota media effettiva, in questo nostro esempio, sale al 34,6%.
Quante ore al giorno lavori per lo Stato? Circa 609 ore annue vanno in tasse e contributi, ovvero 2 ore e 46 minuti ogni giorno lavorativo.
E tutto questo senza considerare che c’è un numero che non compare mai in busta paga: il costo totale sostenuto dal datore di lavoro. L’azienda versa anche la sua quota di contributi INPS (il 23,81% della RAL) che non è visibile al dipendente.
Questo significa che per un lavoratore con RAL da 30.000 euro, il costo reale per l’azienda è circa 37.143 euro; per uno da 50.000 euro, sale a circa 61.905 euro. Se si considera il prelievo complessivo includendo anche questa quota, che è comunque lavoro prodotto e ceduto al sistema previdenziale, la percentuale di reddito «generato ma non percepito» supera il 40% nel primo caso e il 45% nel secondo.
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