Vuoi sapere quanto prendi di stipendio netto partendo dal lordo? Ecco come fare il calcolo e quali voci considerare in busta paga.
Sono un po’ di anni ormai che periodicamente bisogna aggiornare le regole per il calcolo dello stipendio netto partendo dal lordo, visto il continuo cambiamento della formula a seguito delle riforme fiscali volute dal governo Meloni.
La novità del 2026 è rilevante: la minore aliquota Irpef dovuta sulla parte di reddito che rientra nel secondo scaglione, quello che comprende i redditi tra 28.000 e 50.000 euro. Una riforma che arriva dopo che lo scorso anno erano già cambiate le regole sul taglio del cuneo fiscale, attraverso l’introduzione di un nuovo trattamento integrativo e della maggiorazione delle detrazioni da lavoro dipendente.
Regole sulle quali, quindi, è importante essere aggiornati per comprendere bene cosa c’è in busta paga e quali sono le voci che incidono, partendo dal lordo, nel determinare il netto del lavoratore.
Va detto, infatti, che le voci che determinano il netto sono diverse e variano a seconda dei casi. Molto dipende anche dalla zona di residenza, come pure dalla presenza o meno di familiari a carico. È per questa ragione che due colleghi possono avere lo stesso stipendio lordo ma un netto differente.
A tal proposito, di seguito trovate la formula per il calcolo dello stipendio netto partendo dal lordo, sia quella completa - per chi vuole avvicinarsi il più possibile al risultato esatto - che quella più semplice, utile a chi vuole farsi un’idea orientativa senza perdere tempo in calcoli più o meno complessi.
Partiamo proprio da quest’ultima, fermo restando che, per ottimizzare ancora di più i tempi, potete utilizzare il nostro calcolatore, che vi permette di calcolare l’Irpef in base al reddito annuo lordo.
Il metodo veloce per calcolare lo stipendio netto
Se non volete perdere tempo in calcoli più o meno complessi e cercate una formula veloce e semplice per uscire da un colloquio di lavoro con le idee ben chiare, potete adottare un calcolo approssimativo: togliere al lordo tra il 25% e il 40%, percentuale che rappresenta, nel complesso, le ritenute di legge a carico del lavoratore per Irpef, contributi Inps e altre voci.
In virtù di quanto detto sopra, soprattutto considerando la progressività dell’Irpef, va stimata una percentuale tanto più alta quanto più alto è l’importo complessivo dei compensi percepiti nell’arco dell’anno.
Ad esempio, per uno stipendio di 40.000 euro può essere prudente togliere circa il 40%, mentre con una Ral di 20.000 euro anche un 25% può restituire una stima attendibile.
Come anticipato, però, questo calcolo restituisce solo un dato approssimativo, senza tenere conto, ad esempio, di eventuali bonus o benefici spettanti in busta paga.
Ecco perché, se cercate una formula più completa e dettagliata potete continuare a leggere, prendendo carta e penna e mettendo in conto qualche decina di minuti per comprendere il tutto al meglio.
Calcolo stipendio mensile netto partendo dal lordo: i fattori da considerare
Quali sono, quindi, i fattori da considerare per effettuare correttamente il calcolo dello stipendio netto partendo dal lordo? Sono diversi e, a seconda della circostanza, questi possono far variare l’importo netto del compenso o dello stipendio in relazione all’importo lordo. Nel dettaglio, bisogna considerare:
- Ammontare totale del lordo annuo (Ral), da cui deriverà un’aliquota Irpef media diversa. L’Irpef è infatti un’imposta progressiva.
- Detrazione Irpef da lavoro dipendente spettante in relazione al reddito annuo complessivo, altro elemento della progressività dell’Irpef.
- Detrazioni spettanti per familiari a carico direttamente in busta paga;
- Aliquota applicata dalla cassa pensionistica di appartenenza. Non tutti infatti accumulano la pensione con l’Inps, in quanto esistono molte altre casse di previdenza.
- Le aliquote per le addizionali regionali e comunali, variabili a seconda del luogo in cui si vive.
- Il diritto o meno al trattamento integrativo, conosciuto anche come ex bonus Renzi, come pure alle regole introdotte nel 2026 per quel che riguarda il taglio del cuneo fiscale.
Per farsi un’idea di quale sarà lo stipendio netto, dunque, bisogna approfondire punto per punto i suddetti elementi, così da arrivare a una cifra più o meno vicina a quella attesa in busta paga.
Gli elementi spiegati
Abbiamo uno stipendio lordo: dobbiamo capire a quanto corrisponde di netto. Cosa fare? Semplice, bisogna sottrarre da tale importo tutte le imposte dovute e i relativi versamenti contributivi.
Irpef
Partiamo dall’Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche, una tipologia d’imposta diretta, personale, progressiva e generale. Come anticipato, le aliquote - con i relativi scaglioni - sono state modificate dal 1° gennaio 2026, con il risultato che viene riassunto dalla seguente tabella.
| Scaglioni Irpef 2026 | Reddito | Aliquote Irpef 2026 |
|---|---|---|
| 1° scaglione | fino a 28mila euro | 23% |
| 2° scaglione | da 28.000 a 50mila euro | 33% |
| 3° scaglione | oltre i 50.000 euro | 43% |
Nel dettaglio, l’Irpef è un’imposta progressiva: questo significa che l’aliquota indicata si applica solamente per la parte di reddito che rientra in quello scaglione.
Facciamo un esempio prendendo in considerazione un imponibile annuo di 35.000 euro, pari dunque a 2.000 euro mensili. Significa che sui primi 28.000 euro si applica una trattenuta Irpef di 6.440 euro (23%), mentre sui successivi 7.000 euro una ulteriore di 2.310 euro.
In totale, la trattenuta Irpef applicata direttamente in busta paga è pari, al netto delle detrazioni, a 8.750 euro, quindi circa 673 euro in meno da ogni singola busta paga.
Detrazioni Irpef lavoro dipendente
Come anticipato, anche nel 2026 è possibile ridurre la quota di Irpef dovuta sullo stipendio lordo beneficiando di alcune detrazioni fiscali riconosciute direttamente in busta paga.
La più importante è la detrazione per lavoro dipendente, riformata con il decreto legislativo n. 216/2023 e confermata dalla Legge di Bilancio 2025.
L’intervento normativo ha reso strutturale l’Irpef a tre scaglioni, con aliquote del 23%, 33% e 43%, e ha confermato l’ampliamento della no tax area a 8.500 euro, equiparandola a quella prevista per i pensionati. Anche le detrazioni per lavoro dipendente sono state adeguate di conseguenza, così da riflettere la nuova struttura dell’imposta e garantire una maggiore progressività fiscale.
Nel dettaglio, le formule per il calcolo delle detrazioni spettanti ai lavoratori dipendenti sono le seguenti:
| Reddito annuo | Importo della detrazione |
|---|---|
| fino a 15.000 euro | 1.955 euro, per effetto dell’ampliamento della no tax area |
| oltre 15.000 e fino a 28.000 euro | 1.910 + 1.190 × (28.000 − reddito) / (28.000 − 15.000) |
| oltre 28.000 e fino a 50.000 euro | 1.910 × (50.000 − reddito) / (50.000 − 28.000) |
| oltre 50.000 euro | 0 |
Queste detrazioni, calcolate direttamente in busta paga dal datore di lavoro o dal sostituto d’imposta, riducono l’Irpef lorda e si traducono in un aumento del netto mensile percepito dal lavoratore.
La detrazione extra introdotta dalla legge di Bilancio 2025
Per i lavoratori con redditi superiori a 20.000 euro ma non oltre 40.000 euro, la Legge di Bilancio 2025 ha previsto un’ulteriore maggiorazione della detrazione per lavoro dipendente, finalizzata ad ampliare il beneficio fiscale anche alle fasce di reddito medio. È confermata anche per il 2026.
In particolare, a quanto già illustrato sopra si aggiunge una riduzione supplementare dell’Irpef, determinata secondo le seguenti modalità:
- 1.000 euro annui per i redditi fino a 32.000 euro;
- per i redditi superiori a 32.000 euro e fino a 40.000 euro, l’importo si riduce progressivamente applicando la formula:
-
1.000 × (40.000 − reddito complessivo) / 8.000
Questa ulteriore detrazione, confermata anche nel 2026, viene riconosciuta direttamente in busta paga dal datore di lavoro, contribuendo ad aumentare il netto mensile e a compensare parzialmente la perdita dello sgravio contributivo, sostituito appunto dal nuovo sgravio fiscale.
Detrazioni familiari a carico nel 2026
Oltre alle detrazioni per lavoro dipendente, anche nel 2026 i lavoratori possono beneficiare delle detrazioni per familiari a carico, riconosciute direttamente in busta paga su richiesta del dipendente.
Ricordiamo che sono considerati familiari a carico i soggetti che, nell’anno di riferimento, possiedono un reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro. Solo per i figli di età non superiore a 24 anni, il limite è elevato a 4.000 euro.
Con la legge di Bilancio 2025 e le modifiche introdotte in materia di Irpef sono cambiate, tuttavia, alcune regole importanti. A partire dal 1° gennaio 2025, infatti, le detrazioni per figli a carico possono essere riconosciute solo per i figli di età compresa tra 21 e 30 anni, oppure senza limiti di età in presenza di disabilità accertata. Per i figli minori di 21 anni, invece, il beneficio è già assorbito dall’Assegno unico universale.
L’importo massimo della detrazione per ciascun figlio a carico è pari a 950 euro annui, da rapportare ai mesi di effettiva spettanza. La detrazione diminuisce progressivamente all’aumentare del reddito complessivo, secondo la formula:
950 × (95.000 − reddito complessivo) / 95.000
In presenza di più figli, la base di calcolo viene aumentata di 15.000 euro per ciascun figlio successivo al primo.
Per quanto riguarda il coniuge o la parte dell’unione civile a carico, la detrazione massima resta pari a 800 euro per redditi fino a 15.000 euro, ridotta proporzionalmente secondo la formula:
800 − [110 × (reddito complessivo / 15.000)]
Per i redditi compresi tra 15.000 e 40.000 euro, la detrazione spettante è pari a 690 euro, mentre oltre tale soglia la detrazione si riduce gradualmente fino ad azzerarsi per redditi superiori a 80.000 euro, con il calcolo:
690 × (80.000 − reddito complessivo) / 40.000
Infine, per gli altri familiari a carico - categoria che dal 2025 comprende esclusivamente gli ascendenti conviventi, quindi genitori e nonni - la detrazione spettante è di 750 euro, anch’essa rapportata al reddito secondo la formula:
750 × (80.000 − reddito complessivo) / 80.000
Trattamento integrativo: bonus Irpef (ex Renzi)
Dal 1° gennaio 2022, per effetto della riforma fiscale, solamente per i redditi complessivi annui compresi tra 8.174 e 15.000 euro (anziché 28.000 euro) spetta un trattamento integrativo che si aggiunge al netto, pari a 1.200 euro annui. Si tratta, quindi, di 100 euro al mese su ogni stipendio, tredicesima esclusa.
Tra i 15.000 e i 28.000 euro, invece, il trattamento integrativo spetta, in forma rimodulata, solamente in presenza di determinate condizioni, in quanto presuppone un’incapienza dell’imposta lorda rispetto ad alcune categorie di detrazioni elencate dal novellato art. 1 del DL n. 3/2020.
Trattamento integrativo legge di Bilancio 2025
La legge di Bilancio 2025 ha introdotto un nuovo trattamento integrativo, confermato anche nel 2026: si tratta di un beneficio economico riconosciuto direttamente in busta paga, che riduce l’Irpef dovuta e aumenta così l’importo netto percepito mensilmente.
Il trattamento integrativo, ribattezzato informalmente “bonus Meloni”, spetta ai lavoratori con reddito annuo lordo non superiore a 20.000 euro. L’importo varia in misura percentuale in base al livello di reddito, con un meccanismo progressivo che tutela soprattutto le fasce più basse.
Nello specifico:
| Reddito di lavoro dipendente annuo | Percentuale del trattamento integrativo |
|---|---|
| fino a 8.500 euro | 7,1% |
| oltre 8.500 e fino a 15.000 euro | 5,3% |
| oltre 15.000 e fino a 20.000 euro | 4,8% |
Il bonus viene calcolato in percentuale sul reddito da lavoro dipendente e riconosciuto mensilmente dal datore di lavoro, che lo anticipa in busta paga per conto dello Stato, esattamente come avviene con l’ex “bonus Renzi”.
Nella migliore delle ipotesi, ossia per i redditi più vicini alla soglia dei 20.000 euro annui, il beneficio può arrivare fino a circa 80 euro netti al mese, per un totale annuo massimo di circa 960 euro.
Quota contributi a carico del lavoratore nel 2026
Sullo stipendio lordo si applica poi la quota di contributi previdenziali e assistenziali dovuta dal lavoratore, che varia in base alla tipologia di rapporto di lavoro.
Nel 2026 l’aliquota resta pari al 9,19% della retribuzione lorda per i dipendenti del settore privato e all’8,80% per quelli del pubblico impiego.
Complessivamente, considerando anche la quota contributiva a carico del datore di lavoro, l’onere totale raggiunge in media circa il 33% della retribuzione lorda.
La formula per calcolare lo stipendio netto partendo dal lordo
Una volta compresi tutti gli elementi che incidono sul calcolo dello stipendio netto, possiamo sintetizzare la procedura rendendola il più semplice possibile.
Come prima cosa dobbiamo arrivare al reddito imponibile, che si ottiene sottraendo dalla retribuzione lorda la quota di contributi Inps a carico del dipendente che, come visto sopra, equivale a seconda dei casi all’8,80% o al 9,19% della Ral.
A questo punto bisogna calcolare l’imposta lorda, applicando l’Irpef dovuta in base agli scaglioni di reddito di riferimento e aggiungendo le addizionali Irpef regionale e comunale.
Per arrivare all’imposta netta, però, bisogna sottrarre dall’imposta lorda le relative detrazioni, intese come la somma tra la detrazione per lavoro dipendente ed eventuali detrazioni per carichi di famiglia.
A questo punto, la retribuzione netta è data dalla seguente formula:
(Reddito imponibile - Imposta netta) + trattamenti integrativi
Va detto che anche applicando la suddetta formula non è detto si arrivi a un importo netto preciso, perché ci sono altre variabili che, a seconda della tipologia d’impiego e di contratto, potrebbero incidere sullo stipendio netto.
Esempio pratico
Per comprendere davvero come si arriva dallo stipendio lordo a quello netto vediamo un caso pratico. Immaginiamo un lavoratore dipendente del settore privato con una retribuzione annua lorda di 30.000 euro.
Il primo passaggio consiste nel sottrarre la quota dei contributi previdenziali e assistenziali a carico del dipendente, che nel privato ammonta al 9,19% della retribuzione. In pratica, su 30.000 euro lordi il lavoratore versa 2.757 euro di contributi all’Inps, ottenendo così un reddito imponibile - cioè quello su cui vengono calcolate le imposte - pari a 27.243 euro.
A questo punto entra in gioco l’Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche. Con le aliquote 2026, il reddito fino a 28.000 euro è tassato al 23%, la parte tra 28.000 e 50.000 al 33%, e quella oltre i 50.000 al 43%. Nel nostro esempio, tutto l’imponibile si colloca nel primo scaglione, per cui l’Irpef lorda è pari al 23% di 27.243 euro, ossia 6.266 euro.
Da questo importo si sottraggono poi le detrazioni per lavoro dipendente, che servono ad alleggerire il peso dell’imposta in base al reddito. Nel 2026 la formula di riferimento, considerando un reddito imponibile pari a 27.243 euro, è la seguente:
1.910 + 1.190 × (28.000 − 27.243) / (28.000 − 15.000)
Il risultato è una detrazione di circa 1.979 euro. Ma qui entra in gioco una delle principali novità introdotte dalla legge di Bilancio 2025, confermata anche nel 2026: per i lavoratori con redditi compresi tra 20.000 e 40.000 euro, spetta infatti una maggiorazione della detrazione, pari a 1.000 euro pieni per i redditi fino a 32.000 euro.
La detrazione complessiva sale così a 2.979 euro, riducendo sensibilmente l’imposta effettivamente dovuta. L’Irpef netta, cioè quella che resta da versare dopo gli sconti fiscali, scende a 3.287 euro.
A questo punto, per determinare la retribuzione netta annua, basta sottrarre l’imposta netta dal reddito imponibile:
27.243 − 3.287 = 23.956 euro
Dividendo per tredici mensilità, il risultato è uno stipendio netto mensile di circa 1.843 euro.
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