Dichiarazione dei redditi, è inutile per chi non supera questo stipendio (o pensione)

Simone Micocci

26 Maggio 2026 - 13:12

Se guadagni molto poco è inutile presentare la dichiarazione dei redditi. Ecco quali sono le soglie di riferimento per stipendi e pensioni.

Dichiarazione dei redditi, è inutile per chi non supera questo stipendio (o pensione)
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Sei ancora incerto, o incerta, rispetto alla possibilità di presentare o meno la dichiarazione dei redditi con modello 730/2026? Salvo i casi in cui si è obbligati a farlo, in genere la convenienza nell’inviare la dichiarazione dei redditi dipende dallo stipendio percepito o, più precisamente, dalla capienza fiscale.

Per rispondere alla domanda su quando conviene presentare la dichiarazione dei redditi, infatti, bisogna partire dal capire a cosa serve. Ebbene, si tratta del passaggio con cui il cittadino chiede il ricalcolo dei redditi percepiti e delle imposte versate nel corso dell’ultimo anno solare - per il 730/2026, quindi, il periodo d’imposta di riferimento è il 2025 - così da verificare se ci sono ancora imposte da pagare oppure se, per effetto di detrazioni e deduzioni, sia possibile recuperare una parte di quanto già versato.

A tal proposito, in tutti quei casi in cui c’è il rischio che emerga un debito Irpef, la dichiarazione dei redditi è obbligatoria. Vale, ad esempio, per coloro che hanno svolto più attività lavorative o comunque percepito redditi di diversa natura, ritrovandosi quindi con più di una Certificazione Unica.

Diverso, invece, è il caso di chi ha una sola Certificazione Unica e, quindi, generalmente presenta il 730 nella speranza di recuperare tutte o una parte delle imposte versate.

Ma come fare per capire se conviene o meno presentare la dichiarazione dei redditi e quando, invece, rischia di trattarsi solamente di una perdita di tempo? Sono due i fattori da considerare: la presenza di spese detraibili o deducibili e la capienza fiscale. Partiamo proprio da quest’ultima.

Con questo stipendio è inutile inviare la dichiarazione dei redditi

Come anticipato, uno dei fattori determinanti per capire se vale o meno la pena inviare la dichiarazione dei redditi è la capienza fiscale. Il fatto di essere lavoratori dipendenti o pensionati, infatti, non significa automaticamente che ci siano imposte da recuperare in fase di dichiarazione.

Ci sono importi sui quali il Fisco già non trattiene alcuna imposta, perché quando il reddito è molto basso tutta l’Irpef dovuta viene annullata dalle relative detrazioni sul reddito. Si tratta della cosiddetta no tax area, ossia della soglia al di sotto della quale non sono dovute imposte.

Ma di che importo si tratta? La soglia è pari a 8.500 euro, tanto per il reddito da lavoro dipendente quanto per quello da pensione. Si parla però di reddito imponibile, e questo richiede una precisazione.

Nel caso degli stipendi, infatti, il reddito imponibile è dato dalla retribuzione annua lorda al netto dei contributi previdenziali a carico del lavoratore, pari al 9,19%. Di fatto, per avere un imponibile massimo di 8.500 euro non bisogna superare una retribuzione annua lorda di circa 9.360 euro lordi annui, quindi circa 720 euro al mese.

Fino a questa soglia non si pagano imposte e, pertanto, è inutile inviare la dichiarazione dei redditi: oltre a non essere richiesta, comporterebbe un conguaglio pari a zero, senza quindi né vantaggi né svantaggi per il lavoratore.

Nel caso delle pensioni, invece, l’imponibile lordo coincide con l’importo annuo della pensione: sotto gli 8.500 euro annui, quindi circa 650 euro mensili, non si pagano imposte.

Bisogna poi prestare attenzione alle prestazioni che sono già per loro natura esenti da Irpef, come nel caso di alcune misure a sostegno del reddito, ad esempio le pensioni di invalidità civile o l’Assegno di inclusione. È invece tassata l’indennità di disoccupazione Naspi, per la quale l’Inps rilascia anche la relativa Certificazione Unica.

Senza queste spese è inutile inviare la dichiarazione dei redditi

Non c’è solamente la capienza fiscale di cui tenere conto: bisogna anche capire se ci sono o meno voci di spesa da recuperare in sede di dichiarazione dei redditi. In questo caso la valutazione può risultare più complessa, dal momento che l’elenco delle detrazioni e delle deduzioni è piuttosto ampio.

Le più comuni sono sicuramente quelle per le spese mediche e per le spese scolastiche, così come quelle relative a eventuali lavori di ristrutturazione effettuati - e correttamente documentati - negli ultimi anni. Ci sono poi le spese sportive per i figli, mentre bisogna assicurarsi che eventuali trattamenti integrativi, come il bonus Renzi o il taglio del cuneo fiscale, siano già stati applicati in busta paga.

Un’attenta valutazione può quindi evitare un passaggio poco conveniente, se non altro per la perdita di tempo. Ecco perché è bene consultare il nostro elenco completo delle spese detraibili dal 730/2026. Prima, però, bisogna partire dalla valutazione del reddito: se è molto basso, infatti, potrebbe non esserci comunque capienza fiscale per recuperare le imposte.