Dimon e BofA temono una correzione. Il 70% degli indicatori di bear market è attivato e l’S&P 500 è caro come febbraio 2000. Anche l’Italia è a rischio.
Il motore del rally dei mercati è l’intelligenza artificiale. Intorno a questo c’è un ecosistema che attira capitali promettendo una crescita esponenziale. L’S&P 500 aggiorna record dopo record, così come Piazza Affari, che addirittura, sovraperforma Wall Street. Ma due nomi che contano a Wall Street hanno appena cambiato tono. Non è un buon segno se Jamie Dimon, CEO di JPMorgan, dice di essere “molto più preoccupato di altri” sul rischio di correzione nei prossimi 6 mesi-2 anni. Bank of America ha espresso lo stesso timore in numeri: il 70% degli indicatori storicamente associati ai mercati ribassisti è oggi attivato.
L’S&P 500 risulta caro in 17 su 20 parametri. Su otto indicatori specifici, i multipli superano quelli della bolla dot-com. Entrambi, però, puntano il dito su una fragilità strutturale che il mercato non sta considerando.
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