Il bilancio dei primi 100 giorni di Biden tra vaccini, clima ed economia

Pierandrea Ferrari

28/04/2021

28/04/2021 - 14:47

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Sono passati quasi 100 giorni dall’Inauguration Day di Capitol Hill. Vaccini, clima, economia: quale bilancio per la nuova amministrazione Biden?

Il bilancio dei primi 100 giorni di Biden tra vaccini, clima ed economia

Poco meno di 100 giorni fa Joe Biden, vincitore alle presidenziali di novembre, prestava il consueto giuramento a Capitol Hill. Un’occasione per un primo tagliando della sua amministrazione, che ha sancito il ritorno dei Dem alla Casa Bianca dopo l’interregno di Donald Trump.

Due le evidenze: Biden si è staccato di dosso l’etichetta di “Sleepy Joe” a colpi di decreti esecutivi, cercando di smantellare, passo passo, le fondamenta dell’America di The Donald, ma anche di rovesciare i rapporti diplomatici con i partner internazionali – sanzioni alla Russia, ritiro dall’Afghanistan e riconoscimento del genocidio armeno tra gli highlights - ai minimi storici con il tycoon. D’altra parte, secondo un sondaggio condotto dal Washinton Post e dal network Abc, poco più del 50% dei cittadini USA si è detto soddisfatto della prima stagione Biden: solo Trump, da Ford in poi, aveva scaldato meno i cuori americani.

Insomma, quell’unità che l’America doveva ritrovare, parola di Biden, sembra ancora lontana. Anzi, tra impulsi complottari, vedi QAnon, crisi sociali ed economiche e tensioni razziali, le maglie USA finiscono piuttosto per allargarsi.

Ma ora, cercando di spogliarci del termometro popolare, proviamo a tracciare un bilancio di massima sui 100 giorni di Biden, seguendo tre direttrici cruciali per il futuro: la campagna vaccinale, la lotta al cambiamento climatico e gli interventi in ambito economico. Con una postilla, sul fondo, per le questioni ancora irrisolte.

1. Campagna vaccinale oltre le aspettative

Biden lo aveva promesso: il velato negazionismo di Trump, i suoi afflati no-mask, le sue stoccate alle eminenze della scienza USA (vedi Fauci) sarebbero state rimpiazzate da un positivismo 2.0, dove la scienza illumina l’esecutivo e non mendica il consenso politico. Missione compiuta: in piena sinergia con le massime autorità scientifiche del paese, Biden ha impresso una accelerazione decisiva alla campagna vaccinale - protetta da un tessuto di misure restrittive che ha scalzato l’approccio morbido di Trump - e ordinato il rientro degli Stati Uniti nei ranghi dell’Oms.

Negli USA, che certo possono contare sulla produzione delle Big Pharma di casa, da Pfizer a Moderna, 140 milioni di cittadini (42,9%) hanno ricevuto la prima dose, mentre altri 95 (29,2%) sono stati immunizzati. Solo il Regno Unito tiene il passo, mentre l’Europa – che paga lo scotto AstraZeneca, e più in generale i diversi passi falsi dell’Eurogoverno – si tiene a distanza: in Italia, ad esempio, il primo siero è andato solo al 21,9% della popolazione, percentuale che scende al 9,1% per i vaccinati con due dosi.

Insomma, Biden sembra aver vinto la battaglia, forse la guerra: il turbo alla campagna vaccinale ha già permesso all’amministrazione Dem di stoppare l’obbligo delle mascherine all’aperto, e con le graduali riaperture il rimbalzo atteso del Pil – stime Fed – si sposta al 6,5%, ben oltre la media UE.

2. Accelera la lotta al cambiamento climatico

C’è poi la questione della lotta al cambiamento climatico. Biden, che di certo non rientra nella corrente green dei Dem, ha dedicato buona parte del suo tempo a prendere a picconate l’architettura trumpiana, fatta di continue concessioni alle compagnie petrolifere e di una sostanziale indifferenze in tema di ecosostenibilità.

Ecosostenibilità che sembra però il nuovo perno dell’economia – questo l’indirizzo dei Recovery Plan europei - pronta a risorgere dalle ceneri pandemiche. E Biden lo sa bene: nei suoi 100 giorni il numero uno dei Dem ha ordinato il rientro degli USA negli Accordi di Parigi, firmati nel 2015 durante la Conferenza di Parigi sul clima, ha revocato i permessi per la costruzione del Keystone XL, l’oleodotto in grado di trasportare fino a 830.000 barili di petrolio al giorno dal Canada al Nebraska, e stanziato nuovi finanziamenti per le infrastrutture, con particolare focus sull’industria delle auto elettriche, sulla quale si gioca la partita con la Cina per la leadership dell’automotive del futuro.

3. Stimoli fiscali da record, ma la corporate tax divide

Una pioggia di stimoli fiscali. Così Biden ha marcato il territorio in materia di economia: prima, 1.900 miliardi di dollari per defibrillare il sistema-USA travolto dalla pandemia, con assegni una tantum per milioni di cittadini, poi una nuova maxi-manovra da 3.000 miliardi, spogliata della componente assistenzialista del primo round di stimolo e con focus sugli investimenti infrastrutturali.

Ma non è finita qui: Biden, cercando di affossare il dumping fiscale, preme su una corporate tax, o meglio su una tassa minima globale che possa intaccare l’attrattività di quei paradisi in cui le grandi società USA nascondo i capitali. Una scelta che divide, però: alcuni osservatori, infatti, notano che il giro di vite sulle corporate USA possa finire per impattare sui volumi occupazionali, e per giunta in una fase storica in cui l’occupazione si è sgonfiata fino a toccare nuovi minimi storici. Forse qui si nascondono alcune crepe nel consenso popolare.

4. Le questioni ancora irrisolte

Insomma, i primi 100 giorni di Biden, nonostante un consenso tiepido – ma pesa la polarizzazione politica nel paese, esacerbata dal duello elettorale con Trump – sembrano aver già lasciato il segno: gli USA saranno tra i primi a sbucare fuori dalla pandemia, gli stimoli fiscali metteranno il turbo all’economia e la rinnovata sensibilità in materia di cambiamento climatico, che sta portando a ridisegnare i contorni del sistema-USA, potrebbe valere un vantaggio competitivo non indifferente per il futuro.

Davanti, però, c’è ancora tanta strada da fare: Biden aveva promesso di risolvere la crisi migratoriaall’insegna dell’umanità e dell’accoglienza”, ma a conti fatti, aldilà della sospensione della costruzione del muro con il Messico, non si ravvisano inversioni ad U. Attesa anche per nuove politiche volte a contenere lo strapotere delle Big Tech – e qui pesano i finanziamenti elargiti dalla Silicon Valley ai Dem – e interventi risolutivi in materia di armi, con i fatti di sangue che continuano a macchiare il suolo americano.

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