Prysmian ha chiuso la seduta del 22 ottobre 2026 a 100,00 euro, con una flessione del 7,45% rispetto ai 108,05 della chiusura precedente. È stato il titolo peggiore del FTSE MIB, che nella stessa giornata ha lasciato sul terreno il 2,24% fermandosi a 48.468,15 punti. Al momento della scrittura, viaggia a 99,66 euro, in calo dello 0,44% (fonte dati: Borsa Italiana).
L’apertura della scorsa sessione è arrivata a 100,00, sotto il minimo della seduta precedente, e il titolo non è più riuscito a recuperare davvero: massimo a 106,10, minimo a 99,84, chiusura vicina ai minimi di giornata. I volumi si sono fermati a 872.577 pezzi, sotto la media a 20 sedute di 1.131.056, quindi il ribasso non è stato accompagnato da scambi superiori al solito.
Il confronto con l’indice mostra una debolezza che viene da lontano. Nell’ultima settimana Prysmian ha perso l’8,93% contro il -1,88% del FTSE MIB, e a un mese la flessione sale al 21,41%. Resta positiva, a un anno, la performance del +12,84%. Money.it ha raccontato la giornata in Piazza Affari chiude in forte calo: FTSE MIB a -2,24%, Prysmian maglia nera con -7,45%, mentre il giorno prima il titolo era tra quelli in testa, come si legge in Piazza Affari chiude in rialzo: FTSE MIB a +0,80% con Prysmian e Banco BPM in testa.
Perché le azioni Prysmian sono crollate?
Il motivo principale dietro il crollo è il dubbio dei mercati sul ritorno dei grandi investimenti nell’AI. Le vendite sono partite in Asia, con il Kospi a -3,52% (SK hynix -5,49%) e il Nikkei a -2,65% (Tokyo Electron intorno al -6% in seduta), e si sono poi estese all’Europa. A pesare sono stati i segnali contrastanti arrivati dalle big tech americane.
Tesla ha tagliato le stime di spesa in conto capitale per il 2026 a circa 20 miliardi di dollari, contro gli oltre 25 previsti in precedenza, mentre Meta le ha alzate e ha annunciato una nuova classe di azioni senza diritto di voto per finanziare spese e acquisizioni. Come ha detto a Teleborsa Santiago Mateo di CaixaBank Asset Management, il mercato continua a premiare chi investe nell’AI, ma «sta diventando molto più esigente in termini di rendimenti».
Prysmian non produce chip, ma la Borsa la tratta come una scommessa sui data center per l’AI, perché ne fornisce cavi e infrastrutture elettriche.
Hanno contribuito anche le prese di profitto, considerando che il giorno prima Prysmian aveva guadagnato il 3,88% e che un titolo appena salito tende a cadere di più quando il clima cambia.
Inoltre, il Brent sopra i 110 dollari e i rendimenti dei titoli di Stato in salita, insieme alle preoccupazioni sull’inflazione, e con lo spread BTP-Bund a 124 punti, rendono più caro finanziare i progetti AI. Ne hanno risentito soprattutto i titoli con valutazioni elevate, che scontano molta crescita futura.
Il quadro tecnico
Il prezzo si trova sotto tutte le principali medie mobili: 118,51 a 20 sedute, 121,36 a 50, 121,43 a 200 e 128,36 a 100. Tra la media a 50 e quella a 200 sedute si è formato un death cross, segnalato come avvenuto 0 sedute fa. La chiusura a 100,00 è inoltre sotto la banda inferiore di Bollinger, a 100,87, mentre quella superiore passa da 136,15. Nelle ultime 20 sedute i livelli sono stati rotti al ribasso.
Gli oscillatori vanno nella stessa direzione. L’RSI a 14 sedute è a 27,9, in area di ipervenduto, e lo stocastico segna %K a 0,5 e %D a 9,5. Il MACD è a -5,240, sotto la linea del segnale a -3,047, con istogramma a -2,194. L’ADX a 14 sedute è a 26,1, il che indica un trend definito, e il -DI a 42,0 supera nettamente il +DI a 14,2: a prevalere è la pressione ribassista.
Per la prossima seduta i supporti sono a 97,86 e 95,72; più sotto, i minimi relativi degli ultimi mesi indicano 95,20 e 92,60, quest’ultimo già toccato 2 volte. Le resistenze si trovano a 104,12 e 108,24, con i massimi relativi recenti a 104,75 e 106,55. Nel movimento al ribasso degli ultimi 6 mesi, tra 99,84 e 157,25, i ritracciamenti di Fibonacci cadono a 121,77 (38,2%), 128,55 (50%) e 135,32 (61,8%), tutti ben al di sopra dei prezzi attuali.
Sul medio periodo la pendenza della regressione a 60 sedute è di -0,15% al giorno, con un R² di 0,22 che indica un adattamento della retta ai prezzi piuttosto debole. L’esponente di Hurst a 0,59 suggerisce una tendenza a proseguire il trend in atto, e il ciclo dominante, di circa 81 sedute, è oggi in fase discendente. Il titolo resta a distanza dal massimo a 52 settimane di 157,25, mentre il minimo del periodo è 79,16. Il massimo ribasso dell’ultimo anno è stato del 36,27%. Sul calo delle ultime settimane Money.it si era già interrogata il 15 ottobre in Cosa c’è dietro il crollo delle azioni STMicroelectronics e Prysmian?.
La volatilità è elevata, quella giornaliera media a 20 sedute è del 2,79%, l’ATR a 14 sedute è a 5,27, pari al 5,27% del prezzo, e la volatilità storica annualizzata è del 46,09% a 20 sedute e del 42,75% a 60. Il beta a un anno rispetto al FTSE MIB è di 1,55, con una correlazione di 0,59: il titolo tende quindi ad amplificare i movimenti dell’indice, senza però seguirli in modo stretto.
Le ultime previsioni degli analisti sulle azioni Prysmian
Il tonfo di giovedì ha allargato ancora la distanza tra il prezzo di Borsa e le valutazioni delle banche d’affari, che sul titolo restano in larga maggioranza positive.
Secondo il consensus Bloomberg riportato l’8 ottobre, l’83% degli analisti che coprono Prysmian consiglia di comprare e il target price medio si colloca a 160,65 euro, oltre il 60% sopra i 100 euro della chiusura del 22 ottobre. Il giudizio più generoso tra quelli recenti è di Equita, che il 1° ottobre ha confermato il buy alzando l’obiettivo da 178 a 181 euro, mentre Barclays (overweight) e Deutsche Bank (buy) indicano entrambe 167 euro.
Su livelli simili si muove Intesa Sanpaolo, che a inizio settembre aveva limato il target a 168 euro senza toccare il buy, e poco sotto si trova Jefferies, passata da 164 a 165 euro con raccomandazione d’acquisto confermata. Più prudenti Intermonte, che a metà settembre ha promosso il titolo a outperform con un obiettivo di 154 euro, ODDO BHF (outperform, 153 euro) e soprattutto Banca Akros, salita da neutral ad accumulate ma con un target di appena 138 euro, alzato da 130.
Proprio Jefferies, nel taglio di inizio settembre da 180 a 164 euro, aveva anticipato il nodo che giovedì ha colpito il titolo, e cioè la riduzione dei multipli riconosciuti dal mercato alle società esposte ai data center dopo le vendite sul comparto dell’intelligenza artificiale, accompagnata da un peso crescente del più ciclico business Electrification dopo l’acquisizione di Atkore.
Il prossimo banco di prova, lo ricordiamo, saranno i conti del terzo trimestre, attesi entro metà novembre, per i quali il consensus Bloomberg stima un Ebitda rettificato di 781,6 milioni di euro.
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