Amministrative, senza Reddito di Cittadinanza i 5 Stelle si sgonfiano

Senza un Reddito di Cittadinanza da proporre, alle amministrative i 5 Stelle crollano in buona parte del Sud e scompaiono al Nord.

Amministrative, senza Reddito di Cittadinanza i 5 Stelle si sgonfiano

Se non è una Caporetto poco ci manca. Il Movimento 5 Stelle esce fortemente ridimensionato dalle elezioni amministrative di domenica scorsa dimostrando che a livello locale, dove non c’è il richiamo del Reddito di Cittadinanza, c’è ancora parecchio da lavorare.

Su venti capoluoghi che sono andati al voto, i 5 Stelle saranno al ballottaggio soltanto in tre città. Emblematico poi il forte calo al Sud, dove lo scorso 4 marzo al contrario i pentastellati avevano fatto man bassa di quasi tutti i collegi uninominali.

Elezioni amministrative da dimenticare

Se da un lato la Lega conferma la sua crescita e assieme al Centrodestra riesce a strappare, già al primo turno, diversi comuni a un Partito Democratico che comunque ha tenuto botta, per l’altra metà della maggioranza del governo Conte queste elezioni amministrative sono state da dimenticare.

Domenica 24 giugno il Movimento 5 Stelle sarà in corsa soltanto in tre ballottaggi ad Avellino, Terni e Ragusa, con discrete possibilità di vittoria soltanto nella città siciliana che comunque viene da cinque anni di guida pentastellata.

Per il resto negli altri comuni capoluogo soltanto una lunga sfilza di pessimi risultati, senza considerare poi che a Vicenza e Siena il direttorio non ha concesso l’utilizzo del simbolo ai candidati designati dai Meetup locali, facendo un bel favore alla Lega che così ha potuto vincere al primo turno a Vicenza e arrivare al ballottaggio nella città del Palio.

Al Sud le percentuali per i 5 Stelle si sono più che dimezzate rispetto al voto del 4 marzo, mentre al Centro e al Nord i risultati sono stati molto inferiori rispetto le aspettative. Ecco nel dettaglio i voti presi alle amministrative e quelli alle politiche nelle città in cui si è votato.

Città al voto Politiche 4 marzo Amministrative 10 giugno
Brindisi 51,58% 21,33%
Barletta 50,02% 14,35%
Avellino 39,51% 20,22%
Ancona 33,63% 16,38%
Teramo 37,42% 13,23%
Viterbo 28,78% 6,24%
Catania 47,21% 17,63%
Messina 44,81% 9,98%
Siracusa 55,43% 12,91%
Ragusa 46,77% 22,70%
Terni 29,82% 24,42%
Massa 30,02% 13,16%
Pisa 26,63% 9,82%
Imperia 29,83% 5,90%
Treviso 20,09% 4,14%
Sondrio 17,12% 2,95%
Brescia 17,95% 5,59%
Trapani 53,98% 10,66%

Movimento 5 Stelle in crisi?

Senza dubbio il voto locale è molto differente da quello locale, anche se alle politiche visto il Rosatellum c’era comunque la presenza dei collegi uninominali. Queste elezioni amministrative però ci fanno la spia su due fattori insiti all’interno del Movimento 5 Stelle.

Il primo è che nonostante il grande lavoro fatti dai vari Meetup, ancora ai grillini manca una incisiva radicalizzazione nei territori. Non è un caso che alle politiche è stato Di Maio in persona a scegliere uno a uno i candidati da mandare nei collegi uninominali.

Specie al Sud, i pentastellati sono ancora fragili di fronte ai vari signori delle preferenze che sono in grado di decidere, a seconda dei loro posizionamenti, gli esiti di un voto amministrativo.

Il secondo spunto di riflessione è l’ormai palese evidenza di come la prospettiva del Reddito di Cittadinanza abbia influito molto sul voto del 4 marzo. Una promessa questa che comunque fa parte del programma di governo dell’esecutivo Conte, tanto che si parla di una entrata in vigore nel 2020.

Il rischio maggiore però in questo momento per i 5 Stelle e quello di essere fagocitati dal famelico Matteo Salvini che, forte della costante crescita della sua Lega, è pronto a imporre al governo carioca le sue priorità.

Uno zoccolo duro i grillini comunque ce lo hanno da tempo, ma come si è capito da queste amministrative gran parte del proprio elettorato è volatile e decide di voto in voto a chi affidare la propria preferenza.

Adesso che Di Maio e soci sono al governo, dovranno mantenere le promesse di un cambiamento radicale sbandierate da tempo: se questo non dovesse avvenire, un ridimensionamento dei 5 Stelle sarebbe inevitabile così come un ritorno al bipolarismo Centrodestra-Centrosinistra.

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