Rosatellum: ecco come funziona la legge elettorale delle ultime elezioni. VIDEO

Un video per capire cos’è e come funziona il Rosatellum, la nuova legge elettorale che ha fatto il suo esordio alle elezioni politiche del 4 marzo 2018.

Il Rosatellum ha fatto il suo esordio nel voto del 4 marzo,. Se ancora non vi è chiaro il meccanismo, vediamo assieme anche grazie al video cos’è e come funziona questa nuova legge elettorale con la quale gli italiani si sono espressi alle elezioni politiche del prossimo 4 marzo.

Per poter vedere la luce, il Rosatellum ha necessitato di lunghi mesi di trattative visto che è stato necessario l’appoggio non solo del Partito Democratico, ma anche di quello della Lega, di Forza Italia e dei centristi. Forte invece è stata l’opposizione dei 5 Stelle e del Movimento Democratici e Progressisti. Nonostante la larga convergenza politica, sono in molti che già vorrebbero modificarlo.

Legge elettorale: il percorso del Rosatellum-bis

La lunga partita a scacchi relativa alla legge elettorale è giunta mesi fa a conclusione. All’inizio la commissione Affari Costituzionali della Camera, incaricata di sfornare un nuovo sistema di voto dopo la vittoria del No al Referendum Costituzionale, aveva proposto come testo base il Legalicum, ovvero l’Italicum partorito dal governo Renzi modificato dalla Corte Costituzionale.

Subito dopo ecco la prima giravolta in favore del Rosatellum, immediattamente poi sostituito dal modello tedesco. Anche quest’ultimo però, nonostante fosse riuscito ad approdare alla Camera, ha avuto vita molto breve.

L’argomento quindi sembrava fosse morto e sepolto, ma finita l’estate si è tornati a parlare di modificare il sistema di voto visto l’avvicinarsi delle elezioni politiche, con con il testo di quello viene considerato un Rosatellum-bis che è stato consegnato in Parlamento.

Grazie a ben otto voti di fiducia tra Camera e Senato, la nuova legge elettorale alla fine ha ottenuto il definitivo via libera da parte del Parlamento, con il paese che così ha un nuovo sistema di voto dopo un lungo periodo di incertezza.

Cos’è e come funziona il Rosatellum

Il Rosatellum-bis è un sistema che prevede il 61% dei parlamentari eletti con il sistema proporzionale e il 37% con quello maggioritario attraverso i collegi uninominali. Il restante 2% poi è riservato al voto per corrispondenza delle circoscrizioni estero.

Nella parte maggioritaria l’Italia è stata suddivisa alla Camera in 232 collegi uninominali, compresi i 6 riservati al Trentino a 1 alla Valle d’Aosta. Per il Senato i collegi saranno 116 di cui sempre 6 per il Trentino e 1 per la Valle d’Aosta Il candidato in corsa che risulterà essere il più votato, verrà automaticamente eletto in Parlamento.

Il restante dei seggi verrà attribuito pescando in base ai voti ottenuti nei listini dei collegi proporzionali. Ogni listino può essere formato da un minimo di due fino a un massimo di quattro nomi, dove vige la quota di genere con nessun sesso che può superare il 60% dei candidati presentati.

La soglia di sbarramento è del 3% per quanto riguarda le singole liste e del 10% per le coalizioni, che di fatto sono state rintrodotte senza la presenza però del voto disgiunto: la preferenza espressa a un partito varrà per il proporzionale e andrà direttamente al candidato nel collegio, i voti poi espressi solo al candidato saranno ripartiti in maniera proporzionale tra i vari partiti che appoggiano quel candidato.

Ecco un fac-simile della scheda elettorale che gli italiani hanno ricevuto il 4 marzo.

All’interno delle coalizioni, le liste che non raggiungeranno l’1% dei voti non saranno conteggiate nel computo totale. Allo stesso tempo, una lista posizionata tra l’1% e il 3% non eleggerà parlamentari ma i propri voti, invece di essere persi, verranno ripartiti in maniera proporzionale tra le liste della sua coalizione che hanno superato invece la soglia di sbarramento.

A dicembre poi sono stati ufficializzati i collegi alla Camera e al Senato mentre non è previsto alcun premio di maggioranza, facendo così un passo indietro di diversi anni a discapito della tanto sbandierata governabilità.

A differenza del modello tedesco, che al suo approdo in Parlamento poteva contare sul sostegno anche del Movimento 5 Stelle, il Rosatellum-bis è stato sostenuto una maggioranza trasversale che al Senato è stata salvata dai voti decisivi dei senatori fedeli a Verdini.

I pro e i contro del Rosatellum

Matteo Renzi era più propenso alla prima stesura del Rosatellum, dove c’era una perfetta suddivisione a metà per quanto riguarda la parte proporzionale e quella maggioritaria.

Per cercare di ottenere anche il supporto di Silvio Berlusconi, ecco che il Partito Democratico ha pensato a un 64% proporzionale e 36% maggioritario. Una proposta questa che alla fine ha convinto Forza Italia, ma che non ha evitato una debacle elettorale ai dem.

Berlusconi infatti con una cospicua fetta di maggioritario temeva di essere troppo subordinato alla Lega Nord, con cui ha dovuto trattare soprattutto al settentrione per la scelta dei candidati nei vari collegi.

Non è un caso infatti che Matteo Salvini fosse entusiasta del Rosatellum-bis, che ha consentito al carroccio di portare nel prossimo Parlamento un numero importante di deputati e senatori grazie anche all’ottimo risultato alle urne del carroccio.

Contrari erano invece il Movimento 5 Stelle che temeva di essere svantaggiato dalla parte maggioritaria. Alla fine però i risultati hanno visto prevalere i pentastellati in molti collegi uninominale, facendo bottino piano soprattutto al Sud e al Centro.

Altre forze politiche contrarie a questo sistema di voto sono stati Fratelli d’Italia e la sinistra, che alle urne ha corso unita sotto le spoglie di Liberi e Uguali rischiando di non superare la soglia di sbarramento.

Alla fine però il timore maggiore riguardo al Rosatellum si è puntualmente verificato: dalle urne non è uscito fuori nessun vincitore e anche le larghe intese appaiono un miraggio vista la grande frammentazione partitica.

Non è un caso che quindi si parla già di un governo di scopo che abbia come unico obiettivo la modifica di una legge elettorale che, nonostante sia stata approvata da pochi mese, potrebbe già andare in soffitta.

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