Il percorso è ancora lungo, ma la maggioranza ha trovato un’intesa. Ecco cosa prevede (per ora) la nuova legge elettorale.
La notizia è arrivata quasi all’alba: la maggioranza che sostiene il governo guidato da Giorgia Meloni ha finalmente trovato un accordo politico nella notte tra il 25 e il 26 febbraio sulla nuova legge elettorale. L’intesa sarebbe stata raggiunta dopo ore di discussioni e confronti tra i rappresentanti dei partiti di governo e negli ambienti parlamentari si parla già di una “svolta” rispetto all’assetto vigente.
Questa intesa di massima, raggiunta nei corridoi di Montecitorio e Palazzo Madama, è descritta come il frutto di un compromesso tra le diverse anime della coalizione e ha l’obiettivo dichiarato di garantire maggiore stabilità al sistema politico italiano, tema ricorrente nei discorsi della maggioranza negli ultimi anni.
Ma come funziona oggi il sistema elettorale in Italia e cosa prevede la nuova legge elettorale a cui la maggioranza sta lavorando?
Cosa prevede la legge elettorale oggi
Per capire la portata di quel che è avvenuto nella notte e cosa significherebbe per la democrazia italiana, è utile fare un passo indietro e ricordare come funziona oggi il sistema elettorale italiano, per poi confrontarlo con la proposta emersa dall’accordo delle ultime ore.
Il sistema attuale, noto come Rosatellum bis, è in vigore dal 2017 e si basa su un meccanismo misto che combina elementi maggioritari e proporzionali. In pratica, circa un terzo dei seggi alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica viene attribuito tramite collegi uninominali, dove vince il candidato con più voti in ciascun collegio, mentre la restante parte dei seggi è assegnata in base alla proporzione dei voti che ogni partito o coalizione ottiene su base nazionale o regionale. Questo sistema ha l’effetto di legare fortemente le dinamiche locali (attraverso i collegi uninominali) alle strategie nazionali dei partiti e delle coalizioni.
Alcuni osservatori sostengono che il Rosatellum renda difficile ottenere una maggioranza stabile senza coalizioni ampie e talvolta piuttosto eterogenee, mentre altri lamentano che i collegi uninominali possano produrre risultati distorti rispetto alla volontà reale degli elettori.
Cosa prevede la nuova legge elettorale
Nel corso delle ultime settimane, il governo e la sua maggioranza hanno lavorato a un nuovo testo di legge elettorale che riforma profondamente questo schema. Ed è proprio nella notte che si sarebbe raggiunta un’intesa di massima sui punti principali di questo progetto, benché restino ancora alcuni dettagli da definire. Il nuovo impianto, già ribattezzato da alcuni commentatori “Stabilicum” per la sua ambizione di offrire maggiore governabilità, supera l’attuale modello misto del Rosatellum e punta a introdurre un sistema proporzionale integrale arricchito da meccanismi per favorire la stabilità di governo.
1) Proporzionale e premio di maggioranza
Nella proposta, i collegi uninominali vengono aboliti e al loro posto si afferma un sistema basato interamente sulla rappresentanza proporzionale. Accanto a questo principio, consentendo al quadro di rimanere ancorato a una logica nazionale, è previsto un premio di maggioranza per la coalizione che ottiene almeno il 40% dei voti. Così, questa forza politica o gruppo di partiti riceverebbe un numero aggiuntivo di seggi, con l’obiettivo di assicurare una maggioranza parlamentare più solida. Lo schema allo studio prevede che alla coalizione vincente vengano assegnati 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, se supera la soglia del 40%.
Una soluzione pensata per permettere che una coalizione governi in modo efficace senza il sostegno di un’ampia maggioranza, un problema che in passato ha mostrano non poche fragilità dei governi.
2) Ballottaggio
La proposta non si limita a questo. Per i casi in cui non vi sia una coalizione che raggiunge quel 40%, ma ci sono invece due formazioni che si collocano tra il 35% e il 40%, è prevista la possibilità di un ballottaggio tra le prime due coalizioni per determinare chi riceverà il premio di maggioranza. Questa opzione, peraltro, non è unanimemente gradita all’interno della stessa maggioranza di governo, con alcune forze che temono degli effetti imprevedibili.
3) Scelta del premier
Un altro elemento di grande novità riguarda il ruolo del capo di governo. Nel sistema vigente, non esiste una forma di indicazione formale del candidato alla Presidenza del Consiglio sulla scheda elettorale - il premier viene di fatto nominato dopo il voto, nel corso delle trattative parlamentari. La nuova legge, invece, prevede che il nome del candidato premier sia inserito nel programma elettorale presentato ai cittadini, pur senza apparire sulla scheda come campo votabile, un compromesso che è stato trovato durante le discussioni della notte.
4) No alle preferenze dei candidati in lista
Tra gli altri aspetti più controversi della proposta c’è la decisione di non reintrodurre le preferenze per i candidati nelle liste. In sostanza, gli elettori non potranno indicare direttamente quale candidato di una lista preferiscono, ma i seggi verranno distribuiti in base alle decisioni delle singole formazioni politiche e alle loro graduatorie. Questo è stato motivo di profonde discussioni tra i partiti della maggioranza, con alcune forze favorevoli alle preferenze e altre contrarie, e alla fine è prevalsa quest’ultima visione.
5) Soglie di sbarramento
Le soglie di sbarramento (i limiti minimi di voti necessari per entrare in Parlamento) dovrebbero rimanere invariate rispetto a quelle del sistema attuale, al 3% per i partiti singoli e al 10% per le coalizioni, così da evitare una eccessiva frammentazione politica all’interno delle Camere.
6) Pluricandidature e parità di genere
Del Rosatellum la nuova legge elettorale dovrebbe mantenere anche le pluricandidature e le norme sulla parità di genere.
Le pluricandidature consentono a uno stesso candidato di presentarsi in più collegi plurinominali contemporaneamente, strumento che i partiti utilizzano soprattutto per “blindare” i nomi ritenuti strategici, garantendo loro maggiori possibilità di elezione. Anche nella nuova impostazione proporzionale questa possibilità verrebbe mantenuta, con le stesse regole: qualora un candidato risulti eletto in più circoscrizioni, dovrà scegliere il seggio da mantenere, e negli altri casi subentreranno i candidati successivi in lista secondo l’ordine prestabilito.
Resta poi intatta l’ossatura delle norme sulla rappresentanza di genere, uno degli elementi più strutturali introdotti nelle ultime riforme elettorali. Anche nel nuovo impianto, le liste proporzionali e i listini circoscrizionali dovranno rispettare l’alternanza uomo/donna nella disposizione dei candidati. Questo significa che i nomi saranno collocati in ordine alternato per sesso, evitando concentrazioni maschili o femminili nelle posizioni iniziali, quelle più “sicure” in termini di elezione.
Inoltre, rimane l’obbligo per ciascuna forza politica di candidare almeno il 40% di appartenenti a uno dei due sessi al fine di garantire un equilibrio sostanziale nella rappresentanza parlamentare.
Quando arriva la nuova legge elettorale?
Lo ribadiamo: l’accordo raggiunto è ancora di massima, il testo definitivo deve essere messo a punto in forma legislativa, discusso e approvato dalle Camere e potrebbe subire modifiche anche nel corso del dibattito parlamentare. Nel frattempo l’opposizione, in particolare il Partito Democratico e altre forze di centro-sinistra, ha espresso delle forti critiche nei confronti della gestione del dossier, definendo la procedura poco trasparente e accusando la maggioranza di voler imporre un cambiamento di fondamentale importanza senza reale confronto con chi siede dall’altra parte del Parlamento.
La posta in gioco è alta, altissima. Modificare la legge elettorale porta a dover ridefinire i tecnicismi parlamentari, ma anche le fondamenta di come i cittadini vengono rappresentati e con cui le maggioranze di governo si formano.
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