Riforma elettorale, si parte dal 31 marzo. Cosa cambia?

Patrizia Del Pidio

25 Marzo 2026 - 12:08

Dopo l’esito del referendum costituzionale, il Govern spinge per la riforma elettorale. Al via il 31 marzo 2026 i lavori per cambiare la legge elettorale. Vediamo le modifiche che si vogliono fare.

Riforma elettorale, si parte dal 31 marzo. Cosa cambia?

All’indomani dell’esito del voto del referendum costituzionale, il Governo Meloni riparte con la riforma della legge elettorale che sarà presentata il prossimo 31 marzo al Parlamento. Insieme alla proposta di legge saranno abbinate altre otto proposte sempre correlate alla materia elettorale.

Martedì 31 marzo partirà l’iter in commissione Affari costituzionali della Camera della riforma elettorale. A stabilirlo l’ufficio di presidenza su proposta del presidente Nazario Pagano. La decisione arriva a poche ore dall’esito del referendum sulla giustizia.

Per Pagano l’obiettivo è mantenere come testo base quello presentato dalla maggioranza e poi inizierà l’iter parlamentare con le audizioni. I tempi di approvazione dipenderanno dalle intenzioni delle opposizioni poiché la maggioranza teme, dopo il risultato del referendum, che si andrà avanti con opposizione dura e pura.

Il capogruppo dem alla Camera, Chiara Braga, afferma «Non gli consentiremo di stravolgere le regole del gioco senza consenso parlamentare e solo per farsi una legge “su misura”» a cui si aggiunge l’affondo di Avs «Hanno paura del voto e vogliono scrivere una legge che gli garantisca la vittoria».
+Europa invita le opposizioni a restare unite contro «l’indecente legge elettorale». Anche se le posizioni delle minoranze restano variegate, quello che viene contestato è il metodo.

Cosa prevede l’attuale legge elettorale e cosa prevede la riforma? Vediamo cosa si vuole cambiare con la nuova proposta.

Cos’è il sistema elettorale?

Il sistema elettorale è un insieme di leggi e regole che trasformano i voti dei cittadini in seggi parlamentari o cariche pubbliche. Ogni sistema elettorale è composto da due elementi fondamentali: il metodo di voto e la formula matematica che si applica per l’assegnazione dei seggi.

I sistemi elettorali principali sono:
sistema maggioritario: si tratta di un sistema che assegna al candidato o alla lista che ha ottenuto la maggioranza dei voti in un determinato collegio il seggio. Se da una parte questo sistema favorisce la stabilità del Governo, rischia di penalizzare le minoranze e i partiti più piccoli;
sistema proporzionale: i seggi vengono distribuiti in proporzione ai voti che si ricevono. Questo sistema garantisce una rappresentanza che rispecchia il voto dei cittadini in modo più fedele, ma rischia di causare frammentazione politica e che la maggioranza non sia stabile;
sistema misto: combina i sistemi precedenti per bilanciare la governabilità e la rappresentanza.

I sistemi elettorali condizionano la forma di governo e incidono sul numero e sul ruolo dei partiti che partecipano alle elezioni.

L’attuale legge elettorale italiana

L’attuale legge elettorale in Italia è il Rosatellum (legge 3 novembre 2017, n. 165,), un sistema misto che assegna un terzo dei seggi con metodo maggioritario uninominale (37% dei seggi: 147 alla Camera e 74 al Senato. Il territorio è diviso in collegi e in ognuno viene eletto il candidato più votato) e due terzi dei seggi con metodo proporzionale (61% dei seggi: 245 alla Camera e 122 al Senato. I seggi sono ripartiti in base alle percentuali ottenute a livello nazionale). Il 2% dei seggi (8 deputati e 4 senatori) è destinato al voto degli italiani residenti all’estero.

Sono previste soglie di sbarramento al 3% per i partiti e al 10% per le coalizioni (con una percentuale minore non spetta nessun seggio e non si entra in Parlamento). Non è previsto il voto disgiunto: il voto dato al candidato si estende alla lista collegata e viceversa.

La riforma elettorale

La nuova legge elettorale, proposta dal Governo Meloni, è stata denominata Stabilicum e con essa si vorrebbe introdurre un premio di governabilità (70 seggi alla Camera e 35 seggi al Senato) per permettere all’esecutivo di governare stabilmente.

In questo modo si assicura alla coalizione o alla lista che vince di ottenere una maggioranza che contrasti l’instabilità politica. Il premio spetterebbe solo a patto di avere almeno il 40% dei voti. L’inserimento di una soglia minima per far scattare il premio serve a evitare il salto eccessivo tra voti ricevuti e seggi assegnati, che era stato censurato dai giudici costituzionali in passato. E se nessuno arriva al 40%?

Per risolvere il problema si vorrebbe introdurre anche un meccanismo di ballottaggio: un secondo turno per scegliere definitivamente tra le coalizioni più votate che hanno voti tra il 35% e il 40% a chi assegnare il premio. Se nessuna coalizione raggiunge queste percentuali o se le raggiunge soltanto una il ballottaggio non avviene e i seggi vengono assegnati con il sistema proporzionale.

Per ridurre la frammentazione politica, inoltre, si vorrebbero prevedere soglie di sbarramento più alte per permettere ai partiti e alle coalizioni di entrare in Parlamento.

Cosa cambia?

L’attuale proposta si fonda su precise modifiche che si vogliono apportare alla legge elettorale e nello specifico:

  • eliminazione della componente uninominale e dei collegi uninominali;
  • attribuzione dei seggi con sistema proporzionale su base nazionale per la Camera e su base regionale per il Senato;
  • introduzione del premio di governabilità alla lista o alla coalizione che consegue almeno il 40% dei voti validi;
  • turno di ballottaggio per le prime due liste che non hanno raggiunto il 40% dei voti ma ne possono vantare almeno il 35%;
  • se nessuna lista o coalizione raggiunge il 40% dei voti anche con il ballottaggio, assegnazione dei seggi con sistema proporzionale;
  • soglia di sbarramento al 3%;
  • indicazione del nominativo da proporre per l’incarico di Presidente del Consiglio quando si presentano le liste (elemento di trasparenza).

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