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Reddito di cittadinanza, Movimento 5 Stelle: come funziona, beneficiari e possibili importi

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Reddito di cittadinanza, Movimento 5 Stelle: come funziona, beneficiari e possibili importi

Cos’è il reddito di cittadinanza che vorrebbe introdurre il Movimento 5 Stelle? Ecco quali sono i requisiti e gli importi della misura assistenziale che si contrappone al reddito di inclusione.

Il reddito di cittadinanza sarà uno dei punti cardine del Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni politiche.

Di reddito di cittadinanza se ne parla dal lontano 18esimo secolo; un reddito uguale per tutti, non soggetto ad alcuna condizione. In Italia se ne è cominciato a parlare con l’ascesa politica del Movimento 5 Stelle che lo ha presentato nel proprio programma elettorale del 2013.

In realtà c’è da dire che quello del Movimento 5 Stelle è un progetto che non presenta le caratteristiche del reddito di cittadinanza, poiché è più affine a quello del reddito minimo garantito.

Infatti, nella concezione del M5S questa misura è utile per garantire un sostegno economico per i soggetti che vivono al di sotto della soglia di povertà. Il reddito di cittadinanza, invece, dovrebbe essere garantito indistintamente a tutti i cittadini, anche quelli appartenenti alle fasce più alte. Ecco perché è più corretto parlare di reddito minimo garantito.

Nel 2013 l’importo individuato dal M5S era di 780 euro, riconosciuti alle famiglie in particolari condizioni economiche. È probabile però che - quattro anni dopo - gli importi del reddito di cittadinanza vengano leggermente rivisti.

Quindi, mentre dal 1° gennaio 2018 entrerà in vigore il Reddito di Inclusione - il REI il Movimento 5 Stelle comincerà la sua campagna elettorale facendo leva sul reddito di cittadinanza, una misura che rispetto a quella che entrerà in vigore il prossimo anno abbraccerebbe una platea maggiore di beneficiari.

Per tutte le differenze tra questi due programmi potete leggere il nostro confronto tra il reddito di inclusione e il reddito di cittadinanza. Di seguito invece trovate un approfondimento su quest’ultima misura: il reddito minimo garantito.

Requisiti

Chiarito l’aspetto linguistico, è importante capire a chi sarebbe destinato il supporto economico, quali sono i requisiti per accedervi.

Come si legge nella proposta di legge, hanno diritto a richiedere e percepire il reddito di cittadinanza tutti i soggetti che alla data di entrata in vigore della presente legge:

  • hanno compiuto 18 anni;
  • sono residenti sul territorio nazionale;
  • percepiscono un reddito netto inferiore ai 7.200€.

Un contributo per i cittadini italiani, ma anche per gli stranieri purché:

  • risiedono sul territorio italiano da almeno 2 anni;
  • nell’ultimo biennio hanno lavorato in Italia per almeno 1000 ore;
  • titolari di un reddito netto pari o superiore a 6000 euro complessivi percepiti nei due anni precedenti a quello della fruizione dei benefici di cui alla presente legge.

I 780 euro mensili (9.360€ l’anno) del reddito di cittadinanza, in sostanza, andrebbero versati integralmente ai soli disoccupati; coloro invece, che pur avendo un reddito, si trovassero al di sotto della soglia dei 780 euro avrebbero diritto alla somma necessaria al raggiungimento di tale soglia.

Coperture finanziarie

Per ciò che concerne le coperture finanziarie atte al sostenimento della proposta, secondo i calcoli del M5S, il reddito di cittadinanza costerebbe allo Stato circa 20 miliardi l’anno.

Da più parti, tuttavia, sorgono dubbi sui calcoli pubblicati dai pentastellati e sulla reale capacità di trovare le giuste coperture per sostenere un progetto simile.

Altro appunto critico sollevato dai detrattori della proposta di legge riguarda il disincentivo al lavoro che il reddito di cittadinanza potrebbe favorire.

Per allontanare questo pericolo, il testo redatto dal M5S prevede le seguenti misure.

Il beneficiario in età non pensionabile ed abile al lavoro o qualora disabile in relazione alle proprie capacità, perde il diritto all’erogazione del reddito di cittadinanza al verificarsi di una delle seguenti condizioni:

  • non ottempera agli obblighi di cui all’articolo 11 della presente legge (“fornire disponibilità al lavoro presso i centri per l’impiego territorialmente competenti e
    accreditarsi sul sistema informatico nazionale per l’impiego
    ”);
  • sostiene più di tre colloqui di selezione con palese volontà di ottenere esito negativo, accertata e dichiarata dal responsabile del centro per l’impiego;
  • rifiuta nell’arco di tempo riferito al periodo di disoccupazione, più di tre proposte di impiego ritenute congrue ai sensi del comma seguente, ottenute grazie ai colloqui avvenuti tramite il centro per l’impiego o le strutture preposte di cui agli articoli 5 e 10;
  • qualora a seguito di impiego o reimpiego receda senza giusta causa dal contratto di lavoro, per due volte nel corso dell’anno solare.

Reddito di Cittadinanza: è economicamente realizzabile?

Visto che allo stato attuale il Reddito di Cittadinanza andrebbe a interessare 9 milioni di italiani, l’ISTAT ha stimato in 16,9 miliardi l’anno i costi necessari mentre l’INPS ha parlato invece di 30 miliardi.

Quasi a fare la media, il Movimento 5 Stelle nel presentare il suo provvedimento ha parlato di 20 miliardi per poter far funzionare il Reddito di Cittadinanza. Vediamo allora come hanno pensato di trovare questa cospicua somma.

  • Riduzione detrazioni Irpef (5,3 miliardi)
  • Divieto di cumulo pensionistico tra redditi autonomi e redditi da lavoro dipendente, la riduzione dei costi degli organi costituzionali ed il taglio ai dividendi di Banca d’Italia (5 miliardi)
  • Centralizzazione degli acquisti (2,5 miliardi)
  • Tassazioni banche e assicurazioni (2 miliardi)
  • Tassazioni sulle trivellazioni (1,5 miliardi)
  • Fondo per il sostegno alla povertà (1,5 miliardi)
  • Tassazione sul gioco d’azzardo (1 miliardo)
  • Riduzione indennità parlamentari (60 milioni)
  • Soppressione enti inutili (500 milioni)
  • Taglio auto blu (400 milioni)
  • Taglio ai finanziamenti ai partiti (20 milioni)
  • Taglio finanziamento all’editoria (23 milioni)
  • Concessioni autostradali (140 milioni)
  • Riduzione pensioni d’oro (150 milioni)
  • Taglio del 50% dei vitalizi (150 milioni)
  • Riduzione affitti d’oro (250 milioni)
  • Eliminazioni contributi statali per le intercettazioni (29 milioni)

Il totale di tutte queste voci porta a un tesoretto da 20,5 miliardi che potrebbero così finanziare il Reddito di Cittadinanza. Scorrendo però i vari punti, sono diversi i dubbi che sorgono spontanei.

In sostanza si tratterebbe di 13 miliardi di tasse e di 7 miliardi di tagli, con un aumento della pressione fiscale stimabile all’1%. Le voci più sostanziose poi andrebbero incontro a problematiche di vario tipo.

I tagli alle detrazioni Irpef soprattutto per i redditi superiori ai 90.000 euro, è una misura che spesso si è tentato di applicare. Il governo Letta riuscì a portare in cassa 2 miliardi, il Movimento 5 Stelle conta a quasi triplicare quella cifra. Impresa difficile.

Il divieto di cumulo delle pensioni potrebbe incontrare delle problematiche legali, mentre il risparmiare 2,5 miliardi tagliando la spesa per l’acquisto di beni e servizi è anche questa un’impresa spesso provata in precedenza però mai riuscita a fondo.

Appaiono poco realizzabili anche l’aumento delle tasse sulle trivellazioni, sul gioco d’azzardo, sulle banche e assicurazioni oltre che i tagli alle auto blu e alla soppressione degli enti inutili: difficilmente si potrebbero portare in cassa le somme stimate dal piano dei 5 Stelle.

Molto più fattibili sono i vari tagli ai costi alla politica oppure ai finanziamenti dei partiti o all’editoria. Il problema è che tutta questa serie di voci danno nel loro insieme una parte minoritaria del totale del gettito ipotizzato.

In pratica, non è impossibile trovare i 20,5 miliardi necessari per rendere attuativo il Reddito di Cittadinanza, ma le voci più cospicue tra quelle ipotizzate tra le entrate potrebbero essere di difficile attuazione.

Il rischio è che si potrebbe ripresentarsi una situazione simile a quella che si è venuta a creare a Roma. Pochi giorni fa infatti la sindaca pentastellata Virginia Raggi ha chiesto allo Stato 1,8 miliardi allo Stato per affrontare la questione delle periferie.

Il problema è che in campagna elettorale la Raggi aveva promesso 1,2 miliardi di tagli agli sprechi, mentre ora dopo un anno batte cassa visto che con ogni probabilità di sforbiciate ce ne sono state molto poche.

Alla fine quindi il progetto del Movimento 5 Stelle non appare necessitare di costi fuori dalla portata, solo che le soluzioni pensate per trovare questi soldi potrebbero non essere idonee e di difficile realizzazione, con l’intero progetto che quindi potrebbe rischiare poi di naufragare.

Se il reddito di cittadinanza - o meglio detto reddito minimo garantito - del Movimento 5 Stelle possa essere realmente applicato lo dirà il tempo: in caso di vittoria alle prossime elezioni politiche in programma nel 2018, infatti, i 5 Stelle avranno l’occasione che aspettano da anni, e faranno di tutto per rispettare le promesse fatte in sede di campagna elettorale.

Nel frattempo, in attesa di scoprire quale sarà il futuro politico del nostro Paese, potete scaricare il testo della proposta di legge presentata dal Movimento 5 Stelle in merito al reddito di cittadinanza:

Testo ddl reddito di cittadinanza
Clicca qui per scaricare il testo della proposta di legge del Movimento 5 Stelle per l’introduzione di un reddito minimo garantito per le famiglie in difficoltà economica.

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