Se Facebook diventa una banca

Una licenza bancaria già all’attivo e un sistema di pagamenti mobile via WhatsApp e Messenger in cantiere: così Facebook lancia il guanto di sfida alle banche tradizionali anche in Europa. Cosa dobbiamo aspettarci?

Se Facebook diventa una banca

Ha già la licenza bancaria ottenuta in Irlanda che consente di trasferire moneta elettronica e di aprire un conto per gli acquisti online anche in Europa, ma nei piani di Mark Zuckerberg la sua società potrebbe presto spazzare via le banche tradizionali.

Con Facebook Payments già operativo da tempo negli Stati Uniti il passo successivo naturale è stato quello di lanciare il servizio anche nel Vecchio Continente, ed è superfluo chiedersi se Facebook lo faccia per creare un “attaccamento” ancora più forte alla sua piattaforma o se punta al mercato delle rimesse globali, che ammonta a più di 500 miliardi di dollari. Quel che sembra ormai assodato è che il colosso di Palo Alto entro marzo 2019 lancerà in Europa il suo servizio di pagamenti mobile via Messenger e WhatsApp su cui sta investendo da tempo.

Cosa succede se Facebook diventa una banca? La spinosa questione si presenta in un momento storico in cui, da una parte, le soluzioni fintech sono diventate un’urgenza per il settore bancario tradizionale e, dall’altra, cresce la sensibilizzazione rispetto a temi come protezione della privacy e uso dei dati da parte delle Big Tech.

Facebook ha già testato i pagamenti via WhatsApp in India. “È uno strumento che fornisce alle persone un modo molto semplice per inviare denaro e contribuisce ad aumentare l’inclusione finanziaria”, ha detto Zuckerberg a luglio durante la presentazione dei conti agli analisti. “Il feedback è stato positivo e, quando avremo il via libera delle autorità, tantissime persone saranno interessate al prodotto. Per questo abbiamo deciso di allargare il nostro obiettivo ad altri Paesi”.

Il successo del servizio in territorio indiano, però, non è causale e fa parte di un grande progetto a cui governo e banca centrale stanno lavorando da anni per la creazione di una “less-cash society”, cioè di un Paese in cui i metodi di pagamento elettronici si diffondano al pari del contante. Iniziative che hanno anche un altro scopo, ossia quello di servire le persone “unbanked”, prive cioè di un conto corrente bancario (molto numerose in India) ma in possesso di smartphone.

La licenza bancaria di Facebook fa tremare le banche?

Dopo aver spiazzato il mercato degli annunci online con il lancio di Facebook Marketplace, il social di Zuckerberg da quest’anno ha la possibilità di diventare il più potente ecosistema digitale poiché può chiedere ai suoi utenti il permesso di utilizzare i loro dati bancari come metodo di pagamento, consentendo oltretutto transazioni rapidissime. Ma non solo. Facebook può diventare anche un AISP (Account Information Service Provider), e arrivare così ad analizzare il comportamento di spesa e aggregare in un’unica panoramica le informazioni dell’account di un utente da diverse banche, rendendo obsolete le tradizionali soluzioni di mobile banking e banche online. Perché preoccuparsi di installare e accedere all’applicazione della banca quando è già tutto disponibile e protetto su Facebook Messenger?

Se andiamo oltre al servizio dei pagamenti in sé, Facebook come società con licenza bancaria rappresenta un player degno di attenzione. Pensiamo che solo in Italia il social vanta 31 milioni di iscritti, mentre il principale gruppo bancario, Banca Intesa, ne ha 11,1 milioni e nessun utente usa l’app della banca con la stessa frequenza con cui accede a Facebook.

Anche se oggi l’autentico mercato del fintech è in mano alle startup tecnofinanziarie, a minacciare in modo evidente il futuro delle banche sembrano essere i giganti del web con cui gli istituti di credito tradizionali dovranno sempre più confrontarsi. “In questo Google, Amazon, Facebook, Apple (i cosiddetti GAFA ndr) definiscono gli standard in termini di customer experience e personalizzazione”, ha detto Piercarlo Gera, senior marketing director di Accenture Financial Services. “I clienti guardano le banche e vedono un vuoto”.

Secondo un’indagine di Accenture pubblicata di recente, circa un cliente su tre nel mondo prenderebbe in considerazione di passare a Google, Amazon o Facebook se i giganti della Silicon Valley offrissero servizi finanziari.

L’indagine ha rilevato che tra le 32.715 persone intervistate in 18 paesi vi è un ampio interesse nei confronti di servizi di robo-consulenza o software guidati dall’AI nei settori di banche e compagnie assicurative. In Italia il 42% degli intervistati ha dichiarato di essere disposto a passare a Google, Amazon o Facebook.

I più interessati sono i Millenials, che cercano convenienza, personalizzazione, semplicità e vogliono replicare l’esperienza d’utilizzo delle piattaforme su altri servizi. Un sistema bancario moderno quanto il nostro account Instagram.

Per approfondimento sul tema leggi anche Le banche sono in serio pericolo: la colpa è di Facebook, Google e Amazon

Facebook Bank: potrebbe davvero succedere?

Non pensiamo che sia uno scenario così irrealistico un mondo in cui le GAFA offriranno oltre a soluzioni di pagamento peer-to-peer anche conti correnti, prestiti, prodotti assicurativi o mutui.

Anche se il mercato del fintech è affollato, con centinaia di piattaforme alternative di finanza e crowdfunding solo in Europa, Facebook gode di una posizione unica grazie a due elementi preziosissimi: la sua enorme base utenti e i dati necessari per offrire i prodotti bancari personalizzati e soddisfacenti che gli utenti di oggi si aspettano.

Facebook, poi, ha la capacità naturale di evolversi insieme al comportamento degli utenti, e finora ha dimostrato di saperlo fare in maniera eccellente. Basandosi sulla gestione dell’identità digitale Facebook ha il potenziale per rendere inutili le caselle email, le rubriche telefoniche e anche i numeri di conti correnti bancari.

Con la nuova direttiva PSD2, l’Open Banking e l’apertura delle API di pagamento a fornitori terzi, che consente agli utenti di affidare a terzi autorizzati l’accesso ai propri dati bancari e ai trasferimenti di denaro, si facilita l’ingresso nel settore bancario ai giganti della tecnologia qualora decidessero di fare il passo decisivo.

Ovviamente resta il problema della regolamentazione e della privacy in quanto la questione etica, soprattutto alla luce dei recenti scandali (pensiamo a Cambridge Analytica), è diventata più urgente. A inizio anno il presidente esecutivo della banca spagnola BBVA ha detto che i colossi tech potrebbero sostituire molte banche e ha chiesto che venga intrapresa un’azione globale per garantire che siano soggette a una regolamentazione tale da non rappresentare una minaccia per la stabilità finanziaria internazionale. Apple, Amazon, Google... hanno dalla loro il brand, le opportunità, la tecnologia e la capacità di investire, e qualsiasi cosa ciò possa significare per la regolamentazione finanziaria globale, sicuramente può far traballare il business delle banche tradizionali.

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