Rilanciare l’Unione dei mercati dei capitali, la risposta alla crisi

Presentato il nuovo piano per l’integrazione e sviluppo dei mercati dei capitali in Europa: una risposta alla crisi economica post-COVID all’insegna di un nuovo modello di finanziarizzazione.

Rilanciare l'Unione dei mercati dei capitali, la risposta alla crisi

Il Forum europeo per l’Unione dei mercati dei capitali ha pubblicato il suo rapporto finale per rilanciare il progetto sull’integrazione e sviluppo dei mercati finanziari dell’UE.

Gli esperti e rappresentanti della società civile presentano una “nuova visione” per fare della finanza uno degli assi fondamentali della risposta europea alla crisi economica innescata dalla pandemia di COVID-19. Le proposte del Forum intendono così dare nuovo slancio al progetto di un’Unione dei mercati dei capitali, iniziativa strategica della Commissione per ridurre la frammentazione dei 27 mercati finanziari nazionali nella costruzione di un mercato unico europeo in grado di liberare nuove risorse per le imprese e i cittadini e assicurare una crescita meno diseguale fra le economie dei Paesi membri.

L’assunto di base è che un rinnovato sviluppo dei mercati finanziari, in cui sia possibile combinare contenimento dei rischi ed espansione delle opportunità di investimento, possa e debba svolgere un ruolo chiave di politica economica nella redistribuzione delle risorse, nella diversificazione dei rischi e nel risanamento dei bilanci bancari fra gli Stati Membri dell’UE. Si rafforza così la funzione assegnata al mercato per la stabilizzazione e ripresa dell’economia europea nel quadro delle politiche di contenimento della spesa pubblica adottate in sede UE dopo la crisi dei debiti sovrani. Un nuovo modello di finanziarizzazione “controllata” le cui premesse, efficacia e sostenibilità appaiono problematiche.

Cos’è l’unione dei mercati dei capitali?

L’Unione dei mercati dei capitali (UMC) rappresenta un progetto chiave della Commissione, inaugurato dalla presidenza Juncker nel 2015, per la costruzione e lo sviluppo di un mercato integrato dei servizi finanziari dell’UE. L’obiettivo di fondo è la rimozione delle barriere e armonizzazione dei mercati per gli investimenti in capitale e altri prodotti finanziari complessi fra gli Stati Membri, quali condizioni per diversificare e ampliare i canali di accesso al credito per imprese, in particolare le PMI, e i consumatori. Da un punto di vista più generale, la promozione dei mercati finanziari ha assunto agli occhi della Commissione e dei decisori europei una funzione centrale di politica macro-economica, quale risposta alla perdurante recessione, crescita asimmetrica e vulnerabilità delle economie dell’UE, particolarmente all’interno dell’eurozona.

In assenza di meccanismi redistributivi e di solidarietà fiscale a livello comunitario, e coerentemente con le politiche di austerità adottate in risposta alla crisi dei debiti sovrani dal 2010 in poi, ripristinare e promuovere un “sano” funzionamento dei mercati finanziari è tornato ad essere prioritario per stabilizzare le economie europee. Un’espansione selettiva dei mercati finanziari è stata così intesa come risorsa per assicurare una più uniforme trasmissione delle politiche monetarie da parte della BCE e una più ampia diversificazione dei rischi all’interno delle banche, contribuendo al risanamento dei loro bilanci. Così il principale asse di intervento promosso nel quadro dell’agenda per l’UMC ha riguardato il rilancio dei mercati per le cartolarizzazioni (la famiglia di strumenti finanziari alla base della crisi dei mutui sub-prime nel 2007/08). Accumulati in grandi quantità nel bilancio della BCE per le operazioni di rifinanziamento straordinarie, i titoli cartolarizzati sono stati identificati come strumento essenziale per permettere alle banche di aumentare il volume dei prestiti, risanare i propri bilanci dai crediti incagliati o deteriorati (i non-performing loans), ridistribuire i titoli ad alto rischio nei mercati e accrescere le opportunità di investimento e i profitti nel sistema bancario europeo.

In breve, quindi, quei mercati e prodotti finanziari che dieci anni fa erano finiti sul banco degli imputati quali responsabili della crisi globale, sono stati rieletti a strumenti necessari per disincentivare la concentrazione dei rischi nelle banche europee e per liberare risorse per l’economia reale. L’Unione dei mercati dei capitali esprime così un modello di politica economica che si realizza attraverso i mercati finanziari, in base a due presupposti problematici: che i problemi della crescita in Europa sia dovuti a una carenza dal lato dell’offerta di credito, e non della sua domanda, e che l’allocazione degli investimenti attraverso i mercati possa fare da sostituito all’assenza di una redistribuzione fiscale su scala europea.

Le proposte del Forum

Il Forum per l’Unione dei mercati dei capitali, composto da 28 membri della società civile, di cui 18 sono rappresentanti delle grandi banche di investimento e società finanziarie internazionali, ha tracciato nel suo ultimo rapporto l’agenda programmatica per rilanciare il progetto di integrazione dei mercati finanziari dell’UE. Secondo gli esperti europei tale iniziativa assume oggi un particolare urgenza nel contesto della fase conclusiva della Brexit e della crisi economia post-COVID che l’Europa sta affrontando.

A seguito della Brexit, infatti, la City di Londra, principale centro finanziario europeo e cuore del progetto originario della UMC, farà parte di un Paese extra-UE, determinando una ridefinizione profonda dell’integrazione finanziaria europea. Se nel 2015 la UMC aveva come obiettivo politico la maggiore inclusione di Londra nel processo di integrazione europeo in seguito all’Unione bancaria nell’eurozona, dal 2017 essa ha assunto un nuovo significato: rafforzare e integrare i mercati del Continente per impedire una loro dipendenza da quello che sarà un Paese terzo e un centro finanziario off-shore, con una regolamentazione della finanzia che – come già annunciata dalle autorità inglesi – divergerà anche sostanzialmente da quella UE. A pochi mesi dalla fine del periodo di transizione post-Brexit e nel pieno di tensioni crescenti fra i negoziatori europei e britannici proprio sul capitolo della cooperazione finanziaria, la costruzione di un mercato dei capitali solido e competitivo al di qua della Manica viene evidenziato dal rapporto del Forum come nodo strategico per la politica dell’UE a 27.

La rimozione delle barriere e integrazione fra mercati finanziari nazionali viene inoltre presentata come componente essenziale della risposta europea alla recessione aperta dalla crisi da Coronavirus. La distruzione della capacità produttiva e la contrazione della domanda renderanno ancora più vulnerabile il settore bancario dell’UE, ponendo con rinnovata urgenza – secondo il rapporto – la necessità di promuovere canali di finanziamento alternativi e basati sui mercati, unitamente allo sviluppo della tecnologia finanziaria, come le cartolarizzazioni, attraverso cui le banche potranno smaltire le nuove montagne di crediti deteriorati all’orizzonte e risollevare i livelli di profitti.

Da qui le proposte del Forum, in continuità con l’agenda del 2015, si concentrano su tre assi fondamentali. In primo luogo promuovere i capitali di rischio e i finanziamenti di capitale proprio su scala europea, riducendo gli oneri e incentivando le quotazioni pubbliche delle imprese anche medio-piccole, con l’obiettivo di aumentare la platea di investitori in capitale azionario rispetto agli strumenti di debito. In tale quadro appare significativa la proposta di dar vita a un passaporto unico per gli azionisti a livello europeo, unitamente all’integrazione delle infrastrutture di mercato, come i depositari centrali di titoli, ponendo fine alla frammentazione a livello nazionale.

In secondo luogo, semplificare gli oneri per la cartolarizzazione dei crediti per banche e assicurazioni, allentando la regolamentazione relativa ai prodotti finanziari strutturati e altamente complessi, come le cartolarizzazioni sintetiche.

In terzo luogo, il piano del Forum pone come prioritaria l’inclusione dei piccoli risparmiatori nei mercati di capitali, finalizzata a convogliare i risparmi in investimenti finanziari a più alta redditività (e rischio). Sulla scorta della recente introduzione di strumenti pensionistici integrativi a livello europeo, la promozione degli investimenti in fondi pensione viene individuata come soluzione di mercato a complemento dei livelli inadeguati delle pensioni pubbliche e alla crescente pressione dei sistemi previdenziali nazionali, particolarmente per gli Stati Membri con ridotta capacità fiscale. La crescita dei fondi pensione in Europa, attori chiave nel mondo dell’alta finanza particolarmente negli Stati Uniti, viene così presentata come risposta strategica al problema dei sistemi previdenziali del vecchio Continente.

Il tratto comune e principio guida delle riforme già realizzate e quelle proposte nella nuova agenda del Forum è sempre lo stesso: assegnare ai mercati finanziari un ruolo sempre più cruciale di politica economica, come sostituti a un’assente politica fiscale a livello UE e strumenti complementari a un approccio basato sul contenimento dei bilanci pubblici. Una finanziarizzazione «controllata» che promette di sfruttare tutti i vantaggi dell’alta finanza, per le banche e i consumatori, minimizzandone i rischi. Fino anche punto l’Europa potrà risolvere la crisi post-pandemica di oggi con approcci e strumenti (finanziari) analoghi a quelli che hanno contribuito a determinare la crisi finanziaria e dei debiti sovrani, è una domanda che resta aperta, ma dalla cui risposta dipende tutto.

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