Contro Cina e USA, l’Europa sta perdendo. Parola di Dimon

Violetta Silvestri

12 Luglio 2025 - 11:06

Jamie Dimon lancia un’allerta all’Europa, dichiarandola come perdente nella sfida con USA e Cina.

Contro Cina e USA, l’Europa sta perdendo. Parola di Dimon

Tre grandi potenze si contendono il dominio economico globale e una di queste è già individuata come la parte debole della sfida. L’Europa sta “perdendo” la lotta per la supremazia economica contro i suoi principali rivali, Cina e Stati Uniti, e si trova ad affrontare una carenza di aziende competitive a livello globale.

L’avvertimento è di Jamie Dimon, amministratore delegato della più grande banca al mondo, che ha allertato i leader dell’UE sulla posizione di svantaggio dell’Unione rispetto alle altre due potenze.

I motivi di preoccupazione per il blocco europeo non mancano: la questione dazi USA non è risolta e il rischio grosso è che vengano presto confermate le tariffe base del 10%; il settore industriale soffre, soprattutto in quei comparti cruciali quali l’automotive e la transizione energetica; la corsa all’indipendenza da Pechino e Mosca per la fornitura di materie prime, gas e non solo, non si è ancora conclusa e, infine, la guerra in Ucraina e la revisione degli impegni militari USA stanno rimodulando i budget difensivi di tutte le 27 nazioni. Con evidenti “grattacapi” sul fronte debito pubblico.

In questo contesto complicato e incerto, l’influente Jamie Dimon ha lanciato il suo allarme: l’Europa è indietro rispetto a Cina e USA.

Perché l’Europa è perdente nella sfida contro USA e Cina? La risposta di Dimon

Parole nette e inequivocabili quelle di Jamie Dimon nei confronti dell’UE: “state perdendo”, ha detto a un evento organizzato dal Ministero degli Esteri irlandese. “L’Europa è passata dal 90% del PIL statunitense al 65% in 10 o 15 anni. Non va bene”.

Il capo della JP Morgan ha più volte espresso preoccupazione per lo stato dell’economia europea, invitando nel contempo l’UE a stimolare la crescita economica.

Ad aprile, Dimon ha dichiarato al Financial Times che l’Europa doveva “fare di più” per rimanere competitiva. “Il PIL pro capite è sceso da circa il 70% di quello americano al 50%. Non è sostenibile”, ha affermato.

Penso che l’Europa abbia già riconosciuto la necessità di modificare le proprie regole, normative e linee guida se vuole crescere più rapidamente.

I suoi commenti giungono in un momento in cui i leader dell’UE cercano di rilanciare l’economia del blocco dopo oltre un decennio di crescita deludente a partire dalla crisi finanziaria del 2008. D’altronde, appena un anno fa, Mario Draghi, ex presidente della Banca centrale europea, aveva lanciato il suo allarme: “si sta allargando il divario tra le dimensioni e la forza delle economie di Europa e Stati Uniti”, presentando un rapporto di linee guida per la ripresa economica.

La richiesta era di investimenti aggiuntivi per un valore compreso tra 750 e 800 miliardi di euro nell’economia dell’UE ogni anno, per contribuire a garantire la futura competitività dell’Unione. Il rapporto avvertiva che l’Unione si trovava ad affrontare una “sfida esistenziale” a causa della sua debole economia, a causa soprattutto del lento sviluppo del suo settore tecnologico.

Questa sfida, parafrasando le parole di Dimon, l’Europa la sta perdendo.

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