Petrolio: ecco cosa attendersi dal meeting Opec

Nonostante gli appelli di Trump, l’Opec ha deciso di ridurre l’output. Sarà l’entità della misura, e la sua durata, a decidere la reazione del mercato. L’indiscrezione su un orientamento saudita per un taglio di 1 milione di barili giornaliero sta spingendo al ribasso i prezzi.

Petrolio: ecco cosa attendersi dal meeting Opec

Spero che l’Opec confermi la produzione di petrolio agli attuali livelli, che non li riduca. Il mondo non vuole, né ha bisogno, di un incremento dei prezzi. È molto probabile che anche l’ultimo di una lunga serie di appelli di Donald Trump cada nel vuoto e che dalle riunioni in corso a Vienna emerga un taglio della produzione.

Ovviamente il pressing statunitense non prevede solo l’uso di Twitter: secondo l’agenzia Reuters il primo appuntamento viennese del ministro saudita Khalid Al Falih è stato con Brian Hook, il rappresentante degli Stati Uniti per l’Iran. L’ingerenza statunitense non è gradita in seno al cartello, già alle prese con l’improvviso abbandono del Qatar.

E, forse, proprio per questa ragione all’Arabia, il leader del gruppo, toccherà dare il buon esempio con una proposta di riduzione significativa destinata a ricompattare le fila dell’organizzazione. “Se Hook è venuto a Vienna per fare domanda di adesione all’Opec, la richiesta verrà esaminata”, ha detto il ministro iraniano Bijan Zanganeh. In caso contrario, “si tratta di un approccio non professionale, ingenuo e invadente”.

A quanto ammonterà il taglio?

Scontata la decisione di ridurre il greggio estratto, è importante capire l’entità dell’intervento e la sua durata temporale. “Non abbiamo discusso di numeri, abbiamo solo raggiunto un’intesa su un taglio”, ha detto Mohammed Al Rumhy, ministro del petrolio dell’Oman. Prezzi in riduzione di un terzo negli ultimi mesi consigliano un intervento deciso, nell’ordine di 1,5 milioni di barili giornalieri.

Le indicazioni arrivate nelle ultime ore, secondo cui il ministro saudita Khalid Al-Falih starebbe spingendo per una diminuzione “non troppo grande”, nell’ordine di 1 milione di barili al giorno, sta penalizzando i prezzi: al momento per acquistare un barile di Brent con consegna febbraio sono necessari 59,8 dollari (-2,86%) mentre il benchmark statunitense, il WTI su gennaio, prezza 51,31 dollari, -2,99%.

“C’è un sostanziale accordo sulla necessità di diminuire, manca il consenso su quanto ridurre”, ha detto Amrita Sen, analista della società di consulenza Energy Aspects. “Annunciare un forte taglio, se si dovesse riuscire a trovare un accordo, potrebbe rappresentare una sfida troppo grande viste le complicate relazioni Stati Uniti-Arabia”. Per quanto riguarda la durata, la misura dovrebbe valere per sei mesi.

In alternativa, il cartello potrebbe diplomaticamente annunciare un riallineamento della produzione alla quota ufficiale stabilita a dicembre 2016 di 32,5 milioni di barili. O, più probabile, abbassare tale soglia.

Non si tratterebbe di un grande sacrificio visto che negli ultimi mesi i maggiori produttori, Arabia in testa, hanno fatto a gara ad incrementare il greggio estratto: secondo le ultime statistiche, il mese di novembre si è chiuso con un output di oltre 33 milioni di barili giornalieri.

La due giorni di riunioni terminerà domani, quando è prevista la conferenza stampa congiunta dei delegati Opec e di quelli dei maggiori produttori (i due blocchi danno vita a quello che è stato ribattezzato l’Opec Plus).

In arrivo i dati sugli stock Usa

Questa sera alle 17, con un giorno di ritardo causa la chiusura di ieri delle piazze finanziarie statunitensi, sarà diffuso l’aggiornamento relativo gli stock di petrolio della prima economia (Calendario Economico). Gli analisti si attendono una riduzione nell’ordine dei 2 milioni di barili. I numeri elaborate dall’Api (American petroleum institute), che a differenza di quelli ufficiali sono elaborati sulla base di comunicazioni volontarie, hanno evidenziato un rialzo di 5,4 milioni di barili.

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