Petrolio: novembre da incubo, l’Opec prepara le contromisure

Luca Fiore

30/11/2018

Quello che si conclude oggi, è stato per il greggio il mese peggiore degli ultimi 10 anni. La situazione potrebbe però cambiare a breve, visto che giovedì prossimo è in calendario il meeting dell’Opec.

Petrolio: novembre da incubo, l’Opec prepara le contromisure

Un novembre da dimenticare per le quotazioni del greggio: il benchmark globale, il Brent, ha perso 23 punti percentuali mentre il riferimento statunitense, il WTI, ha segnato un rosso oltre il 24%.

La correlazione positiva con i mercati azionari, la speculazione e le tensioni relative l’andamento dei fondamentali, a un’offerta mai così abbondante fa da contraltare una domanda in indebolimento, hanno spinto pesantemente al ribasso le quotazioni (che ad ottobre, va ricordato, avevano toccato i massimi pluriennali).

“Un eccesso di offerta nel breve periodo ha fatto precipitare i prezzi”, ha detto Jason Gammel, analista di Jefferies, che inoltre ha rilevato “una crescente urgenza a spostare il greggio nei depositi”. Quest’ultimo fattore è legato alla struttura dei prezzi che, in contango (prezzi a pronti inferiori a quelli futuri), può rendere conveniente rinviare la vendita di questa commodity.

Meeting Opec definito “cruciale”

La prossima settimana, a Vienna, è in calendario il 175° meeting dell’Opec. “Il prossimo meeting –ha rilevato Harry Tchilinguirian di Bnp Paribas- rappresenterà un momento cruciale per capire la direzione dei prezzi nel 2019”.

Si tratta di una decisione che andrà presa in un contesto “di forte crescita dell’offerta statunitense e, per ora, in presenza di aspettative deboli sull’andamento della domanda globale”.

Russia apre a un taglio dell’output?

Stando alle indiscrezioni circolate nelle ultime ore, nel caso in cui il Cartello decidesse di ridurre l’output, la Russia potrebbe seguirne l’esempio. L’agenzia Reuters ha riportato notizia secondo cui il ministro dell’energia russo si sarebbe incontrato con i maggiori produttori e al termine della riunione sarebbe stato trovato un accordo su una riduzione dell’offerta.

Se inizialmente era stata la Russia a raccogliere con freddezza l’intenzione saudita di tagliare l’offerta, ora la situazione è cambiata poichél’Arabia, pressata da Trump, necessita di un consenso particolarmente ampio per far digerire una decisione del genere all’ingombrante alleato.

“L’anno prossimo i fondamentali sono attesi deboli e l’incertezza su cosa il cartello farà in occasione del meeting della prossima settimana sta portando ansia sui mercati”, commenta Peter Kiernan dell’Economist Intelligence Unit.