Pensione a 63 anni: come fare? Tutte le possibilità di uscita

Simone Micocci

18 Ottobre 2021 - 18:31

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Come andare in pensione a 63 anni? Le opportunità di uscita anticipata ci sono e sono diverse: facciamo il punto della situazione.

Pensione a 63 anni: come fare? Tutte le possibilità di uscita

Si può andare in pensione a 63 anni, basta soddisfare determinati requisiti o far parte di quelle categorie di persone alle quali viene riconosciuto un trattamento agevolato per l’accesso alla pensione.

Se vi state chiedendo a quanti anni si va in pensione in Italia, dovete sapere che solitamente l’età pensionabile è fissata a 67 anni (requisito anagrafico per l’accesso alla pensione di vecchiaia), ma ci sono diverse possibilità per “anticipare”, arrivando persino - in alcuni casi - a maturare i requisiti per l’accesso alla pensione all’età di 63 anni (o anche prima).

Ma quali sono queste possibilità? Sono diverse, ma quando si parla di pensione a 63 anni non si può non partire dall’Ape Sociale.

Pensione a 63 anni con l’Ape Sociale

L’Ape Sociale è una misura che permette di smettere di lavorare già all’età di 63 anni. Non si può, tuttavia, parlare di pensionamento. La pensione, infatti, verrà riconosciuta solamente al momento in cui verranno soddisfatti i requisiti previsti dalla riforma Fornero per la pensione di vecchiaia.

Semmai, possiamo definire l’Ape Sociale come una misura di “accompagnamento” alla pensione. Nel periodo che va dall’uscita dal mercato del lavoro al momento in cui si raggiungono i requisiti per la pensione, infatti, si ha diritto a un’indennità sostitutiva della pensione. Questa viene pagata grazie a un prestito erogato da un’istituto finanziario, del quale comunque si farà carico lo Stato.

All’Ape Sociale si accede a 63 anni, e vale per coloro che rientrano in una delle seguenti categorie:

  • disoccupati che al momento della domanda per il riconoscimento dei requisiti hanno cessato integralmente di ricevere la NASpI da almeno 3 mesi;
  • persone a cui è stata riconosciuta un’invalidità civile con percentuale pari o superiore al 74%;
  • caregivers, ossia quelle persone che assistono parenti di primo grado conviventi con grave disabilità;
  • lavoratori che negli ultimi 7 anni sono stati impiegati almeno 6 anni in un’attività gravosa. In alternativa, l’attività deve essere stata svolta per almeno 7 anni negli ultimi 10.

Solitamente bastano 30 anni di contributi per l’accesso all’Ape Sociale, tuttavia per quest’ultimi, ossia per chi è impiegato nelle attività gravose, vi è un requisito contributivo diverso da soddisfare per andare in pensione a 63 anni. Nel dettaglio, i lavoratori gravosi che vogliono accedere all’Ape Sociale dovranno aver maturato 36 anni di contribuzione.

Per le donne che rientrano in una delle suddette categorie, inoltre, vi è la possibilità di accedere all’Ape Sociale con meno anni di contributi. A queste, infatti, è riconosciuto uno sconto contributivo di un anno per ogni figlio, per un massimo però di due anni.

Si tratta quindi di una buona opportunità per quelle categorie che necessitano di una maggior tutela e che hanno necessità di anticipare l’uscita dal mercato del lavoro; una possibilità che dovrebbe essere estesa anche per il 2022, anche se la conferma l’avremo solamente una volta che verranno stanziate le risorse in Legge di Bilancio.

Pensione anticipata a 63 anni

Ci sono poi delle opzioni che consentono l’accesso alla pensione - vero e proprio in questo caso - indipendentemente dall’età anagrafica. Si guarda, dunque, solamente al requisito contributivo.

È il caso, ad esempio, della pensione anticipata, per la quale sono richiesti i seguenti requisiti:

  • 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini;
  • 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne.

Detto questo, nel 2021 possono andare in pensione a 63 anni anche coloro che - ad esempio - hanno iniziato a lavorare tra il 1978 e il 1979 mantenendo una carriera costante e senza alcuna interruzione. Vale anche per chi ha iniziato dopo ma che ad esempio può vantare alcuni contributi da riscatto per i periodi antecedenti (si pensi, ad esempio, alla laurea o al servizio militare).

Pensione anticipata precoci a 63 anni

Ma attenzione: anche per coloro che hanno iniziato a lavorare nel 1980 vi è la possibilità di andare in pensione a 63 anni nel 2021. Questo vale per chi rientra nei requisiti per la cosiddetta Quota 41, conosciuta anche come pensione anticipata per lavoratori precoci.

Al pari della pensione anticipata, per questa misura non è richiesto alcun requisito anagrafico: basta aver maturato 41 anni di contributi. Allo stesso tempo, bisogna essere riconosciuti come lavoratori precoci, avendo maturato almeno 12 mesi di contributi entro il compimento del 19° anno di età.

E ancora, bisogna far parte di una delle suddette categorie indicate per l’Ape Sociale: disoccupati, invalidi al 74%, caregivers e addetti a lavori gravosi.

Pensione con Quota 100 a 63 anni

Il limite di età per Quota 100 è 62 anni. Chi ne ha 63, dunque, rientra pienamente nella categoria di coloro che possono smettere di lavorare sfruttando il canale di accesso voluto dal primo Governo Conte.

Tuttavia, anche se il termine Quota 100 fa pensare che per poter andare in pensione a 63 anni siano sufficienti 37 anni di contributi, non è così. Esiste un limite contributivo, pari a 38 anni.

Possono accedere alla pensione, infatti, solo coloro che oltre ai 63 anni di età possono vantare anche 38 anni di contributi. In questo caso, dunque, è più corretto parlare di “Quota 101”.

Ricordiamo che per l’accesso a Quota 100 è necessario maturare i requisiti entro il termine del 31 dicembre 2021. In tal caso la domanda di pensionamento si potrà presentare anche nel 2022 o negli anni successivi.

Pensione invalidi

Possibilità di anticipare l’accesso alla pensione di vecchiaia anche per gli invalidi con una riduzione della capacità lavorativa di almeno l’80%. Questi possono andare in pensione con 20 anni di contributi al compimento dei 61 anni, 57 anni se donne.

Chi ha 63 anni, dunque, vi rientra abbondantemente.

Pensione a 63 anni con Opzione Donna

Infine c’è Opzione Donna, anche se a 63 anni non è particolarmente consigliata. Questo perché l’accesso a Opzione Donna prevede un ricalcolo interamente contributivo della pensione, il che comporta una riduzione dell’assegno.

Vale la pena, per quattro anni di anticipo, perdere il 20% o il 30% della pensione futura?

Per chi fosse interessata, comunque, Opzione Donna richiede un’età anagrafica di 58 anni per le lavoratrici dipendenti, 59 per le autonome. Allo stesso tempo, è richiesta un’anzianità contributiva pari a 35 anni.

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