In Italia PIL pre-crisi solo a metà 2023: motivi e previsioni

Violetta Silvestri

16 Dicembre 2020 - 15:11

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Quando ci sarà la ripresa economica dell’Italia? Tra le diverse previsioni che si incrociano in queste settimane, è emersa quella di Visco. Da Bankitalia si stima seconda metà del 2023: perchè?

In Italia PIL pre-crisi solo a metà 2023: motivi e previsioni

Italia: PIL pre-pandemia solo nella seconda metà del 2023.

Questa l’ultima previsione del presidente di Bankitalia Visco. Seppure segnali positivi si sono palesati rispetto all’inizio dell’epidemia, con nuovi flash ottimistici anche dai PMI Eurozona di oggi, 16 dicembre, la strada resta incompiuta per la ripresa nazionale.

Aggiungendo alla situazione Covid anche gli anni difficili dal 20008, quando la recessione è stata innescata dalla crisi finanziaria, l’Italia si ritroverà in ben 20 anni di ristagno economico da sanare.

Visco ha ben chiaro il problema che blocca ancora la produzione italiana: la struttura delle imprese. Cosa fare per il presidente della Banca d’Italia?

PIL pre-crisi solo nel 2023: i motivi per Visco

In un suo intervento del 16 dicembre, il presidente di Bankitalia ha rinnovato cupe stime sul rilancio economico italiano:

“Le proiezioni per i prossimi anni, seppur circondate da un’incertezza senza precedenti, suggeriscono che nel nostro Paese il PIL non recupererà il livello registrato alla vigilia dello scoppio della pandemia da Covid-19 prima della seconda metà del 2023

Ancora 3 anni di manovre e sfide, quindi, attendono la nostra nazione, circondata da luci e ombre, come vaccini e reale capacità di sconfiggere il virus e stimolare la crescita produttiva.

Secondo Visco, però, il nostro Paese dovrà scontare carenze di lunga data per poter riavviare il PIL nel dopo-pandemia. Il nodo da sciogliere riguarda le imprese, che dagli anni Novanta in poi non sono state in grado di rispondere tempestivamente ed efficacemente alle innovazioni, quali digitalizzazione e ricerca.

L’analisi del presidente di Bankitalia è stata esplicita:

“la nostra struttura produttiva è rimasta sbilanciata verso imprese molto piccole, che dispongono di pochi mezzi, sia finanziari sia in termini di competenze manageriali, per effettuare rilevanti investimenti in ricerca e sviluppo e innovare, e verso i comparti tradizionali, dove la concorrenza dai Paesi emergenti e in via di sviluppo è stata più intensa”

Il paragone va dritto in Germania e secondo Visco se il mondo impresa nostrano avesse dimensioni simili a quello tedesco, “la produttività media del lavoro nell’industria e nei servizi di mercato sarebbe superiore di oltre il 20%, superando anche il livello della Germania.”

Tuttavia, così non è e l’Italia dovrà fare molto per colmare il divario. Come ribadito da diversi esponenti, da ultimo Mario Draghi, la grande opportunità per camiare rotta si chiama Next generation EU.

Visco ha sottolineato che ricerca, digitalizzazione e trasformazione in un’economia a basse emissioni inquinanti sono obiettivi cruciali per rendere forti le nostre imprese. E il Recovery Fund può dare concretezza a questi target.

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