Cos’è il PIL?

Che cos’è il PIL (Prodotto Interno Lordo)? Guida completa su significato, calcolo del PIL, componenti e molto altro.

Cos’è il PIL e come si calcola il Prodotto Interno Lordo?

Si sente sempre più spesso parlare in televisione e sui giornali del termine Prodotto Interno Lordo a causa del rallentamento economico mondiale. Anche in Italia il dibattito sulla crescita del PIL è molto acceso.

Risulta utile una guida semplice per comprendere cos’è il PIL e qual è la differenza tra PIL nominale e reale, il significato di PIL pro capite e per capire come interpretare questo indicatore.

Cos’è il PIL?

Il prodotto interno lordo è il valore di tutti i beni e servizi finali prodotti in un Paese in un dato periodo di tempo e rappresenta la ricchezza (o il reddito) prodotta da un certo sistema economico.

Si parla di beni e servizi finali poiché non si considerano i beni intermedi: il loro valore è infatti compreso in quello dei beni finali. Il PIL può essere anche costruito come somma dei valori aggiunti: per valore aggiunto si intende il valore prodotto da un’impresa nel processo produttivo e si calcola come valore della produzione meno il valore dei beni intermedi utilizzati nel processo stesso.

I beni e i servizi che entrano nel calcolo del PIL sono quelli prodotti entro i confini nazionali, indipendentemente dalla nazionalità del soggetto produttore. Se si fosse interessati a conoscere il valore della ricchezza prodotta dai residenti di una certa nazione, indipendentemente dal luogo dove essa è stata prodotta, si calcola allora il prodotto nazionale lordo (PNL).
Il PNL dell’Italia, ad esempio, comprende i profitti realizzati da Fiat Chrysler Automobiles (FCA) in Brasile ma, simmetricamente, non comprende i profitti realizzati da BMW in Italia - questi ultimi fanno parte, però, del PIL italiano.
Il PIL, indicato anche con la lettera Y, viene scomposto in diverse componenti: in un’economia chiusa, in cui non ci sono scambi con l’estero, il PIL è così composto:

Y = C + I + G

Dove:

  • C rappresenta il consumo, ovvero i beni e i servizi acquistati dai privati (consumatori);
  • I rappresenta l’investimento, e riguarda sia gli investimenti residenziali per l’acquisto di case, sia quelli per l’acquisto di impianti e macchinari;
  • G rappresenta la spesa pubblica in beni e servizi, ovvero acquistati dallo Stato. In essa non rientrano le spese per gli interessi sul debito pubblico, né i trasferimenti (ad esempio l’assistenza sanitaria).

Questa relazione rappresenta l’identità fondamentale della contabilità nazionale e dice che il valore del prodotto di una nazione è sempre uguale alla spesa per i prodotti della nazione stessa (spesa per consumi privati, spesa pubblica, spesa per investimenti) ovvero che il reddito totale dei componenti della società eguaglia la spesa totale per i prodotti della società stessa.

In realtà, le economie di quasi tutti i Paesi del mondo sono aperte agli scambi con l’estero. Pertanto nel caso di un’economia aperta si deve aggiungere una quarta componente del PIL, costituita dalla differenza tra esportazioni (EX) e importazioni (IM) di beni e servizi, chiamata esportazioni nette o saldo delle partite correnti.

Se le esportazioni sono maggiori delle importazioni, lo Stato registra un avanzo commerciale; in caso contrario, un disavanzo commerciale. L’equazione precedente diventa:

Y = C + I + G + EX - IM

La crescita del PIL da un anno all’altro può essere dovuta a due motivi, di solito compresenti: la crescita dei prezzi di mercato e l’aumento della produzione. Naturalmente, occorre separare i due effetti poiché solo l’incremento dei beni e servizi effettivamente prodotti - e non la crescita del loro prezzo - indica un effettivo aumento della ricchezza materiale di una nazione.

Il PIL nominale utilizza ogni anno i prezzi correntI per valorizzare la produzione. Per calcolare il PIL reale, ossia la misura effettiva della ricchezza materiale di una nazione, bisogna depurare la crescita del PIL nominale dall’incremento dei prezzi. Per far ciò basta prendere un anno base e valorizzare la produzione di ciascun anno ai prezzi dell’anno base - per questo il PIL reale viene anche chiamato PIL “a prezzi costanti”. Misurare le variazioni del PIL reale da un anno all’altro significa misurare la crescita dell’economia in questione.

Le componenti del PIL


Possiamo definire il PIL utilizzando i tre termini che lo denominano:

  • Prodotto, in quanto indica il valore (ricchezza) dei beni e dei servizi prodotti dal sistema economico;
  • Interno, il sistema economico produttivo si riferisce a un dato Paese, per cui avremo ad esempio PIL Italia, Francia e così di seguito;
  • Lordo, cioè, il valore è comprensivo delle spese che servono a reintegrare il capitale produttivo che esercizio dopo esercizio si logora, riducendo il proprio valore iniziale.

Il calcolo del PIL

Il PIL è composto da diversi fattori ed è possibile utilizzare diverse metodologie per calcolarlo:

  • metodo della spesa;
  • metodo del valore aggiunto;
  • metodo dei redditi.

In tutti e tre i casi il risultato è lo stesso, ma le componenti prese in considerazione sono diverse. Vediamo nel dettaglio ogni singolo metodo.

1) Il metodo della spesa
Il metodo della spesa è il più diffuso per il calcolo del PIL. Con questa metodologia si prendono in esame i consumi, gli investimenti, la spesa pubblica e il saldo commerciale di un Paese. Da qui avremo la seguente formula per il calcolo del PIL:

Y(PIL)=C+I+G+(X-M)


Com’è possibile vedere, da questa formula si prendono in esame:

  • C: ovvero la spesa delle famiglie in beni, quindi i consumi;
  • I: investimenti privati;
  • G: la spesa pubblica dello Stato;
  • X: totale delle esportazioni;
  • M: totale delle importazioni.

2) Il metodo del valore aggiunto
Con questa metodologia, al fine di calcolare il PIL, si prendono in considerazione i valori di beni e servizi prodotti dalle imprese. In questo caso quindi il PIL si modificherà in base al Valore Aggiunto.

Per Valore Aggiunto si intende la differenza tra il ricavo conseguito dalla vendita di un bene o di un servizio ed il costo sostenuto per produrlo. La formula quindi sarà:

PIL= Valore Aggiunto = Ricavo di bene/servizio - Costo di bene/servizio

3) Il metodo dei redditi
Con questa metodologia il PIL viene calcolato attraverso le retribuzioni e i redditi da capitale. Quindi avremo che la formula sarà uguale a:

PIL=Retribuzioni + Redditi da capitale

Come detto in precedenza, non cambia assolutamente niente tra le 3 metodologie poiché conducono tutte al medesimo risultato.

Differenza tra PIL nominale e reale

Il Prodotto interno lordo fotografa il valore complessivo della produzione, come definita precedentemente, in un dato periodo. In tal senso parlare del PIL significa riferirsi ai consumi dei cittadini, agli investimenti delle imprese, alla spesa pubblica di uno Stato e al valore delle esportazioni.

Tuttavia, i prezzi dei beni di consumo e dei servizi privati, ma anche pubblici, così come il costo del denaro (tasso di interesse) variano di anno in anno. Non solo. Cambiano i prezzi dei beni e delle materie prime e subiranno pertanto variazioni in aumento o in diminuzione anche le esportazioni.

Risulta chiaro, quindi, che tutte le componenti del PIL sono influenzate dall’inflazione, ovvero dall’aumento generale del livello dei prezzi.

In tal senso nasce la distinzione tra PIL nominale (il PIL calcolato sulla base dei prezzi correnti, es. PIL del secondo trimestre 2015) e PIL reale (il PIL calcolato sulla base di prezzi costanti, es. su base annua).

  • Il PIL nominale è detto anche monetario e tiene conto dell’inflazione registrata in quel preciso momento temporale in cui è calcolato. Il computo tiene conto del potere di acquisto di famiglie e imprese corretto su base inflazionistica sulla base dei prezzi correnti (quindi non si tratta di quello effettivo);
  • Il PIL reale è calcolato sulla base di prezzi costanti, cioè senza tenere conto dell’adeguamento dei prezzi con l’inflazione attuale al momento di calcolo.

Il PIL pro capite

Se si ripartisce il PIL reale per la popolazione complessiva di un Paese, si ottiene il PIL reale pro capite, cioè, il valore medio della produzione ottenuta nell’economia del Paese in un dato anno.

Cosa significa quando il PIL aumenta?

Dalle componenti della formula si evince che non sempre un aumento del PIL può avere un significato positivo. Se ad esempio i consumi diminuissero e la spesa pubblica aumentasse proporzionalmente di più, il PIL ne risulterebbe migliorato ma il calo dei consumi evidenzia che la ricchezza delle famiglie si sta erodendo (per cause come ad esempio l’abbassamento dei salari, o aumento dell’inflazione).

Un PIL in aumento grazie all’apporto di tutti i fattori (a parte le esportazioni e le importazioni perché il saldo di queste due componenti dipende dalla struttura economica del singolo Paese) è indice di benessere e ricchezza di una nazione (anche se il PIL non ci fornisce su come queste due risultanti siano ripartite tra la popolazione).

Gli effetti del PIL sui mercati

Il Prodotto Interno Lordo è inoltre un market mover significativo per l’andamento dei mercati finanziari. Alla notizia di un aumento del PIL di un Paese come reagiscono i mercati?

Un incremento del Prodotto interno lordo ha degli effetti positivi sulle borse, in quanto viene percepito come un indicatore di benessere del Paese a cui si riferisce. Esso comporta un aumento dei profitti societari e quindi dei prezzi dei titoli azionari.

Tuttavia molto dipende dallo status quo dell’economia del Paese di riferimento: se il PIL cresce in modo inatteso e registrando uno scarto eccessivo rispetto alle variazioni precedenti, l’incremento potrebbe essere sintomo di una spirale inflattiva.

In tal caso i mercati finanziari agirebbero in direzione contraria, fiutando un segnale negativo per i fondamentali del Paese e di riflesso sulla profittabilità futura delle imprese quotate.

Cos’è il PIL sommerso?

Il PIL misura veramente tutto il reddito prodotto da un Paese? La risposta è no.
Il PIL non comprende alcuni voci che servirebbero a dare un quadro più realistico dello stato di ricchezza di un Paese in un dato momento.

Non rientrano infatti, nel calcolo del PIL, eseguito dall’ISTAT con cadenza trimestrale, le componenti di reddito provenienti dalla cosiddetta economia illegale, ma non per questo trascurabili in un sistema economico produttivo:

  • traffico di stupefacenti;
  • prostituzione;
  • contraffazione e ricettazione;
  • redditi da lavoro che sfuggono ai controlli fiscali.

Infografica sul PIL

Money.it ha creato un’infografica per spiegare a tutti cos’è il PIL, come si calcola e condividere tutte le informazioni e le nozioni che lo riguardano.

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Argomenti:

PIL Crescita economica

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