Inflazione Italia +1% a gennaio 2026, metà rispetto a target BCE. Attenti a carrello spesa, mentre arriva alert PIL Meloni

Laura Naka Antonelli

23/02/2026

I dati annunciati dall’Istat sull’inflazione in Italia e il quadro sul PIL dell’Italia presentato dal Centro Studi di Confindustria.

Inflazione Italia +1% a gennaio 2026, metà rispetto a target BCE. Attenti a carrello spesa, mentre arriva alert PIL Meloni

Nel mese di gennaio 2026 il tasso di inflazione dell’Italia misurato dall’ indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, ha riportato una crescita esattamente pari alla metà del target di inflazione a cui punta la BCE, Banca centrale europea.

Il dato, ha reso noto l’Istat nell’annunciarne la lettura finale, che ha confermato quella preliminare, è salito infatti su base annua al ritmo annuo dell’1%, rispetto al 2% del target di inflazione a cui tende la BCE, rallentando rispetto al mese di dicembre 2025, quando si era attestato all’1,2%, e segnando il ritmo di crescita più basso dal novembre del 2024.

Su base mensile, il trend del tasso di inflazione è stato di un aumento pari a +0,4%.

Inflazione Italia +1% a gennaio 2026, i prezzi che sono saliti di più. Inflazione core e carrello spesa

Su base annua, la crescita dell’inflazione in Italia è stata sostenuta soprattutto dai prezzi dei prezzi dei beni alimentari, non lavorati (+2,5%) e lavorati (+1,9%), dai prezzi dei servizi relativi all’abitazione (+4,4%), dai prezzi dei tabacchi (+3,3%) e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+3%).

Al netto dei prezzi dei beni energetici e alimentari, l’inflazione core o anche “inflazione di fondo” è stata pari a +1,7%, mentre quella al netto dei soli beni energetici ha segnato un rialzo pari a +1,9%. Così l’Istat

Il tasso di crescita su base annua dei prezzi del ’carrello della spesa’ è pari a +1,9%, mentre l’inflazione di fondo si attesta al +1,7%”.

L’inflazione acquisita per il 2026, continua l’Istat, è pari a +0,4% sia per l’indice generale (a dicembre era nulla) sia per la componente di fondo (+0,2% a dicembre), mentre l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) ha segnato una variazione pari a -1% su base mensile, “per effetto dell’avvio dei saldi invernali di abbigliamento e calzature (non considerati per l’indice NIC), e a +1,0% su base annua (da +1,2% del mese precedente), confermando la stima preliminare”.

PIL Italia, Confindustria: “peggiora lo scenario”. Positivo giudizio decreto bollette Meloni

Negli stessi minuti in cui l’Istat ha diramato la lettura finale dell’inflazione in Italia, un alert sul PIL dell’Italia è arrivato con la diffusione della congiuntura diffusa dal Centro Studi di Confindustria, che ha messo in evidenza il peggioramento dello scenario per il prodotto interno lordo del Paese all’inizio del 2026, a seguito di un quarto trimestre del 2025 che è stato positivo, pari a un trend di crescita dello 0,3% per il PIL.

Così si legge nel comunicato del Centro Studi di Confindustria:

Peggiora lo scenario a inizio 2026. In Italia, dopo il buon 4° trimestre 2025 (+0,3% il PIL) trainato dagli investimenti del PNRR, a gennaio migliora la fiducia delle famiglie e accelerano i servizi. La dinamica dell’industria resta volatile e la risalita lenta, penalizzata dal dollaro più svalutato e da consumi ancora fragili. Il costo dell’energia alto e in salita può scendere grazie alle norme approvate dal Governo”.

Nel rapporto “Congiuntura Flash: Export e consumi zavorrano l’industria. Positivi, potenzialmente, gli impatti del decreto energia”, il CSC di Confindustria ha dato un giudizio positivo al decreto “bollette appena annunciato dal governo Meloni, in un contesto in cui “ continua il rincaro del prezzo del petrolio: 71 dollari al barile a febbraio (63 a dicembre)” e un prezzo del gas che resta a 33 euro/MWh (da 28 a fine 2025), a seguito della “fiammata a gennaio”.

Gli analisti precisano che “ il dollaro più svalutato sull’euro (1,18 a febbraio), sull’attesa di una FED più incline ai tagli, attenua solo in parte i rincari (e frena l’export )” e che “il decreto varato dal Governo può ridurre il prezzo dell’energia per famiglie e imprese in modo sostanziale, se approvato dalla Commissione europea”.

Per quanto riguarda gli investimenti, “i segnali restano positivi”, per Confindustria, che segnala che “gli indicatori congiunturali evidenziano una tendenza favorevole per gli investimenti in impianti e macchinari ” e che “a gennaio migliora la fiducia delle imprese manifatturiere in totale e, in particolare, nella componente dei beni strumentali”.

Ma “ peggiora per il terzo mese consecutivo la fiducia delle imprese di costruzioni, penalizzata dai giudizi sugli ordini, sebbene siano favorevoli le attese sui piani di costruzione nei prossimi tre mesi”.

Consumi, “inizio d’anno ancora lento”

Lato consumi, si parla di un “ inizio d’anno ancora lento ”.

Non per niente “a dicembre le vendite al dettaglio sono calate (-0,9% in volume), quasi azzerando la crescita nel 4° trimestre (+0,1%)”.

Detto questo, “a gennaio, però, aumentano gli acquisti di autovetture ”.

In generale la fiducia delle famiglie migliora un po’ a inizio 2026, mentre il numero di occupati, pur contraendosi lievemente a fine 2025, cresce comunque di +0,3% nel 4°”.

Ma attenzione alla fiducia delle imprese nel commercio, che “cala molto, anche se i giudizi sulle vendite restano positivi.

Il Centro Studi di Confindustria ha parlato comunque di servizi in accelerazione, mentre l’industria ha segnato un debole recupero.

A tal proposito, gli analisti hanno annunciato che “a dicembre la produzione industriale è tornata a calare (-0,4%, dopo +1,5%), ma il 4° trimestre è rimasto positivo (+0,9%)”, facendo riferimento a una risalita, comunque “fragile, perché i dati mensili sono molto volatili e la domanda (da export e consumi) rimane debole”.

A gennaio il PMI ha segnato un lieve miglioramento, restando tuttavia in area recessiva (48,1 da 47,9), mentre ha riportato un lento aumento anche la fiducia delle imprese (89,2 da 88,5).

Industria Italia, i fattori di ostacolo (tra cui caro energia e dollaro debole) e i fattori di spinta (tassi BCE)

Per quanto riguarda le esportazioni, “ l’export italiano di beni , seppur in crescita a dicembre (+0,6%, a prezzi costanti), ha riportato un calo nel 4° trimestre (-1,9%)”, mentre l’import ha segnato “una modesta espansione (+0,1% mensile e +0,4% trimestrale)”. Confindustria ha messo in evidenza “ i fattori di ostacolo e di spinta ”.

“Ci sono dei fattori trasversali che frenano tutti i settori industriali (anche se con diverse intensità), così come l’intera economia italiana: l’energia cara; il dollaro debole, i dazi e quindi l’export di beni in calo; l’elevata incertezza, l’alta quota di risparmio delle famiglie e quindi i consumi fiacchi. Viceversa, aiutano l’industria i tassi di interesse minori rispetto al 2023, (per effetto dei tagli avviati dalla BCE), il credito per le imprese che è ripartito, la buona dinamica degli investimenti (specie in macchinari) che crea domanda per vari settori”.

Guardando all’intero 2026, le prospettive per l’industria sono state definite migliori: “La dinamica che dovrebbe prevalere nel 2026, per l’aggregato della manifattura italiana, è di una moderata crescita, tornando quindi al segno positivo dopo 3 anni negativi: si tratterebbe, in realtà, di un parziale recupero dei livelli persi negli ultimi anni. In un simile scenario, alcuni settori potrebbero smettere di perdere produzione, mentre potrebbe aumentare ancora il numero di settori che registrano un aumento. Non abbastanza, in alcuni casi, per sanare le perdite recenti, ma almeno l’inizio di un sentiero positivo”.

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