Il gestore dei fondi presenta a Money.it le 5 grandi sorprese capaci di scombinare le scelte dei portafogli di investimento già prese per il 2026.
Anno nuovo, nuove incognite. Il 2026 è alle porte e investitori, economisti e strategist sono tuttora al lavoro per cercare di capire i fattori più importanti che detteranno legge ai mercati: i cosiddetti market mover.
La loro individuazione è, di fatto, di fondamentale importanza per capire come impostare i portafogli di investimenti più o meno ideali: quelli che possano aiutare il potenziale investitore a navigare in un contesto che, c’è da scommetterci, sarà caratterizzato ancora da livelli notevoli di incertezza.
Cruciale in questo momento dell’anno è identificare soprattutto le possibile sorprese, sia negative e imprevedibili - come i cosiddetti cigni neri - che positive.
Anche gli eventi positivi potrebbero infatti scombinare le carte. Un PIL USA migliore delle attese potrebbe andare a cozzare con una strategia preimpostata che non ha considerato, per esempio, il rischio di un’inflazione pronta a surriscaldarsi di nuovo. E non solo negli Stati Uniti, dove la crescita del tasso di inflazione, tra l’altro, non è rientrata ancora nei ranghi prefissati dalla Fed, ma anche nell’area euro, in Asia, praticamente ovunque, a causa del cosiddetto effetto domino causato dalla grande variabile che porta il nome di prima economia al mondo: l’America.
Gli esperti non si stanno dunque affannando a ipotizzare ’soltanto’ eventuali cigni neri, per l’anno prossimo, ma anche eventi positivi, che potrebbero produrre conseguenze finora non calcolate.
Interpellato da Money.it, Christopher Teschmacher, Fund manager di L&G, ha annunciato 5 sorprese che potrebbero manifestarsi nel 2026 e che potrebbero scuotere i mercati, proprio in quanto non messe in conto.
I 5 scenari da tenere bene in mente sono i seguenti:
- Stelle e strisce a tutto gas – boom dell’economia Usa?
- La pace dei nostri tempi – una distensione della geopolitica europea?
- Il Regno Unito sorprenderà positivamente?
- Da collega a rivale – la disruption dell’AI, ergo dell’intelligenza artificiale?
- Il risveglio del Dragone – la Cina si riprende?
Così, interpellato da Money.it, si è espresso il gestore di fondi di L&G Christopher Teschmacher:
“Nella nostra ricerca di eventi al di fuori delle prospettive maggiormente condivise, noi di L&G abbiamo individuato cinque fattori che ci sembrano sottovalutati, e che potrebbero portare il mondo verso scenari piuttosto diversi dal consensus attuale”.
Prima sorpresa positiva per il 2026. Il boom dell’economia USA di Trump. Con attenti a tassi Fed
Partiamo dalla prima sorpresa, ovvero da un possibile boom dell’economia USA; la stessa economia che, in questi ultimi mesi, ha preoccupato non poco la Federal Reserve, ergo la Banca centrale americana, che si è decisa, dopo essere rimasta con le mani in mano per i primi nove mesi del 2025, a tagliare i tassi sui fed funds per tre volte consecutive, fino all’ultimo atto dell’anno dello scorso 10 dicembre.
Tutta colpa delle condizioni del mercato del lavoro USA, che ha perso decisamente slancio, non riuscendo più a soddisfare l’obiettivo di massima occupazione a cui la Fed, in base a quanto impone il suo mandato, deve centrare.
Ma i fondamentali dell’economia numero uno al mondo potrebbero tornare a stupire, come ha fatto notare Teschmacher.
D’altronde, la storia docet, insegnando come gli Stati Uniti abbiano dimostrato più volte una resilienza che ha stupito i più pessimisti.
“Negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno dimostrato una resistenza notevole agli shock ” - ha ricordato il gestore - “Basta pensare alle impennate dei prezzi dell’energia, ai rialzi dei tassi da parte delle banche centrali e ora anche ai dazi. Per il 2026, il mercato ha ormai ampiamente scontato ulteriori tagli da parte della Federal Reserve (Fed), agevolazioni fiscali e una deregolamentazione che renda ancora più facile per le banche concedere credito”.
Tutte aspettative, quelle elencate dal gestore, che hanno portato diversi investitori e trader a impostare le loro strategie, guardando al 2026.
“Ma cosa accadrebbe se non ci fossero ulteriori shock a frenare l’economia?”, ha chiesto e si è chiesto il gestore di L&G.
Cosa accadrebbe se l’economia USA non solo tornasse a crescere, ma lo facesse a un ritmo tale da surriscaldarsi e, di conseguenza, da surriscaldare l’inflazione, la stessa che tuttora la Fed di Jerome Powell sta tenendo d’occhio, in quanto non rientrata ancora nei ranghi?
Così Teschmacher, nell’illustrare la prima sorpresa per il 2026:
“I bilanci aziendali solidi e il perdurare di ingenti investimenti in intelligenza artificiale potrebbero innescare una ripresa più evidente della spesa in conto capitale. I consumi sarebbero sostenuti dall’aumento della ricchezza finanziaria legata ai mercati azionari. Una domanda robusta potrebbe riaccendere le assunzioni, rafforzando ulteriormente redditi e spesa delle famiglie. In sintesi, perché l’economia dovrebbe stabilizzarsi in equilibrio? Al contrario, si osservano tutti i driver per un boom di fine ciclo”.
D’altronde, “il potenziale nuovo presidente della Fed, Kevin Hassett, ha dichiarato di voler far ’girare l’economia al massimo’, alla luce del potenziale shock positivo dal lato dell’offerta legato all’AI”.
E “tutto ciò potrebbe tradursi in un mercato del lavoro surriscaldato, inflazione e un’impennata dei rendimenti obbligazionari nel lungo periodo”, tale da “ costringere la Fed a frenare bruscamente le sue politiche accomodanti”, anche se “prima il percorso potrebbe essere piuttosto movimentato ”.
Finalmente la pace in Ucraina nel 2026 dopo l’alta tensione nel mondo geopolitico? I possibili effetti
La seconda grande sorpresa è condensata nella seguente previsione per il 2026: “La pace dei nostri tempi – una distensione della geopolitica europea?”
Il gestore di fondi di L&G Christopher Teschmacher ha ricordato che “il presidente Donald Trump, nel suo discorso di insediamento per il secondo mandato, ha dichiarato che avrebbe lasciato il mondo più pacificato e unito”.
Certo, “ la guerra in Ucraina , iniziata quasi tre anni fa, è ancora in corso, ma con il tycoon già proiettato verso le prossime elezioni di metà mandato, gli sforzi di mediazione si sono effettivamente intensificati negli ultimi mesi”.
In questo contesto, ha ammesso il gestore, “ciò su cui non sembra esserci unità di vedute è il successo che questi tentativi avranno: conciliare gli interessi di Russia e Ucraina, costruendo al contempo una pace che non incoraggi guerre globali per il controllo dei territori, è difficile, ma forse non impossibile”.
L’avvento di una eventuale pace potrebbe avere anch’essa conseguenze significative sui mercati e sui portafogli di investimento, che dovrebbero adeguarsi a un nuovo contesto.
Secondo il gestore, “se si arrivasse alla pace, grazie a uno scambio di territori e garanzie di sicurezza, i prezzi globali dell’energia potrebbero ridursi notevolmente, con una possibile riapertura europea alle forniture di gas russo. Anche le pressioni fiscali nella regione, legate all’aumento della spesa per la difesa e a sussidi energetici più onerosi, potrebbero attenuarsi, sostenendo il mercato obbligazionario europeo. Nel frattempo, il settore della difesa in Europa potrebbe rinunciare a parte dei guadagni accumulati”.
Gli investitori dovrebbero rivedere dunque le loro scommesse anche se, secondo il fund manager, “pur a fronte delle preoccupazioni di alcuni sul costo e sulla tenuta di qualsiasi accordo di pace, per i mercati qualsiasi pace — se dovesse arrivare — sarebbe comunque ben accolta ”.
Certo, alcune azioni non stanno certo brindando alle recenti notizie che vedono protagonista il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che da un po’ indossa le vesti di paciere. Si tratta proprio delle azioni del settore della difesa, come ha ben confermato la volatilità che si è abbattuta sui titoli Leonardo scambiati sul Ftse Mib] di Piazza Affari e delle sue rivali europee.
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Il terzo evento che potrebbe sorprendere positivamente. Azioni UK in corsa anche nel 2026?
Il terzo scenario positivo che, nel caso in cui si concretizzasse, condizionerebbe in primis la sterlina, la borsa di Londra e i Gilt, ovvero i Titoli di Stato UK, vede protagonista il Regno Unito, dove, di recente, la Bank of England ha tagliato i tassi, grazie all’indebolimento della crescita dell’inflazione. Ma l’inflazione sta abbassando davvero la testa?
“Le prospettive economiche del Regno Unito sono considerate più precarie rispetto a quelle degli altri mercati sviluppati, a causa del basso numero di posti di lavoro e dell’inasprimento della pressione fiscale”, ha sottolineato Teschmacher.
Detto questo, ha continuato l’esperto, “l’emergere di capacità inutilizzata nell’economia, insieme alla stabilizzazione di prezzi e salari con il rinnovo dei contratti annuali, potrebbe innescare un allentamento più rapido della politica monetaria da parte della Bank of England”, dunque a un numero più alto di tagli dei tassi.
Inoltre, “con le regole fiscali ora rivalutate solo una volta l’anno e con un maggiore ’margine di manovra’, dovremmo assistere a minori speculazioni su quale settore sarà il prossimo a essere tassato”.
Che significa tutto questo? Significa, ha spiegato il gestore che, “nel complesso, una politica monetaria più accomodante e una riduzione dell’incertezza potrebbero riportare su livelli più bassi l’elevato tasso di risparmio delle famiglie ”.
Non solo: “Anche le riforme urbanistiche pro-crescita del governo potrebbero sbloccare una nuova ondata di progetti di investimento, rimasti finora bloccati da atteggiamenti not in my backyard”.
La combinazione di questi fenomeni potrebbe continuare a sostenere le azioni scambiate alla borsa di Londra, pur se reduci da un anno, quello che si sta per concludere, decisamente positivo.
Teschmacher ha ricordato infatti che “le azioni UK, con sorpresa di molti, hanno quest’anno sovraperformato quelle statunitensi ”, aggiungendo che “ci sono buone possibilità che ciò possa accadere di nuovo il prossimo anno”.
Occhio dunque a non commettere l’errore di dare per scontato un dietrofront dell’azionario made in UK, dopo i solidi guadagni incassati quest’anno.
Il quarto fattore che non ti aspetti. Da collega a rivale, la disruption dell’AI?
E se alla fine, bolla o non bolla, il boom dell’AI finisse per essere soffocato?
Il fund manager di L&G ha riassunto la storia dell’AI di questi ultimi anni, ricordando che “i rapidi progressi dell’intelligenza artificiale hanno stupito il mondo fin dal 2023, con ChatGPT in cima alle classifiche delle APP per mesi”.
Al momento, l’AI “rimane essenzialmente uno strumento di supporto ”.
Se la situazione dovesse tuttavia cambiare, e l’intelligenza artificiale finisse per prendere il sopravvento, dunque se l’AI diventasse un reale concorrente dei lavoratori - dando ragione a chi paventa conseguenze disastrose sul mercato del lavoro globale - potrebbero manifestarsi “fenomeni diffusi di disoccupazione tecnologica”.
Potrebbe dunque realizzarsi uno scenario che “rievocherebbe la tarda rivoluzione industriale, periodo in cui la disoccupazione aumentò, i modi di vita tradizionali si dissolsero, nacquero nuove ideologie e la violenza politica conobbe un’impennata ”.
Christopher Teschmacher si è chiesto a tal proposito se potremmo assistere a una ripetizione di tutto questo. Per quanto dare una risposta certa sia impossibile, tra i segnali c’è quello del maggiore atteggiamento conflittuale emerso negli Stati Uniti verso l’AI, da parte dei cittadini:
“ L’opinione pubblica, in particolare negli Stati Uniti, è diventata più conflittuale in proposito”, ha puntualizzato il gestore, lanciando un avvertimento sul rischio che la rabbia finisca per aumentare: “E se la rabbia dovuta alle perdite di posti di lavoro dovesse aumentare, potrebbe tornare un’ondata più ampia di sconvolgimenti politici?”
Se così fosse, “mercati e politica potrebbero avvertirne l’impatto”, ha avvertito l’esperto, facendo notare che le stesse autorità di regolamentazione che, “soprattutto negli USA, hanno finora incoraggiato l’adozione dell’intelligenza artificiale”, messe di fronte a una eventuale escalation di avversione nei confronti dell’AI, potrebbero reagire optando per “ policy restrittive, soffocando il boom dell’intelligenza artificiale”.
Ne emergerebbe “una atmosfera incerta dei mercati ” che “potrebbe essere il presagio di una malattia più profonda che potrebbe scatenarsi nel prossimo futuro”.
Il risveglio del Dragone, in arrivo un bazooka fiscale firmato dalla Cina?
Il quinto scenario che potrebbe cambiare le carte in tavola porta il nome di Cina.
Il gestore di L&G ha rimarcato quanto è sotto gli occhi di tutti, ovvero i seguenti fatti:
- La Cina è ancora in deflazione.
- Il mercato immobiliare deve ancora stabilizzarsi.
- Gli indicatori del mercato del lavoro continuano a peggiorare.
Sulla base di questi dati di fatto, è quindi “difficile avere una visione positiva sugli asset cinesi”. Almeno per ora. “Ma cosa succederebbe se Pechino annunciasse un consistente stimolo fiscale nel 2026, nell’ordine dell’1–2% del PIL?”, ha ipotizzato Christopher Teschmacher ricordando al contempo che, “sebbene il debito pubblico lordo sia vicino ai livelli statunitensi, lo stato cinese, a differenza degli Usa, è un creditore netto ”.
Naturale porsi dunque la seguente domanda: “E se questo dovesse coincidere con una svolta tecnologica in stile DeepSeek, con ulteriori aumenti della quota di mercato delle esportazioni globali, o con qualcos’altro capace di mettere in luce la potenza economica della Cina?”.
Certo, “è vero che il mercato immobiliare non si è ancora stabilizzato ”.
Allo stesso tempo, “il ritmo del declino si è mantenuto nel frattempo contenuto e anche qui notizie migliori potrebbero essere dietro l’angolo”.
D’altronde “ gli utili azionari hanno già toccato il minimo dopo cinque anni consecutivi di contrazione”.
Non è dunque assurdo supporre che “il sonno del drago sia vicino alla fine ”, e che il motore della crescita cinese possa tornare a riattivarsi, contagiando positivamente l’economia di tutto il mondo, ma facendo saltare in aria le previsioni attuali, tuttora restìe a scommettere sul risveglio del Dragone. Il messaggio del gestore di fondi di L&G è dunque chiaro: prima di prendere qualsiasi decisione di investimento, è fondamentale tenere in considerazione più scenari, inclusi quelli che, al momento, appaiono meno probabili.
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