Il paradosso che affonda l’Italia. Siamo la terza economia nell’UE, ma le famiglie sono sempre più povere

Alberto De Pasquale

16/01/2026

A parte la Grecia, dal 2000 in avanti nessun altro Paese membro ha vissuto un calo così marcato del tenore di vita: ecco come è andata.

Il paradosso che affonda l’Italia. Siamo la terza economia nell’UE, ma le famiglie sono sempre più povere

Cosa significa essere la terza economia dell’Unione Europea? La posizione dell’Italia, consolidata nel tempo, è legata essenzialmente al Pil, che infatti risulta inferiore soltanto a quelli di Germania e Francia. Un dato aggregato e “macro” che non dice poi molto sulle reali condizioni di vita della popolazione. Per provare a misurarle, viene allora in aiuto il consumo individuale effettivo pro capite.

Nonostante il concetto di benessere possa essere vago e sfuggente, il consumo individuale effettivo è considerato un indicatore chiave del benessere materiale delle famiglie. La cattiva notizia è che nessuno in Europa, negli ultimi venticinque anni, ha subito un calo del tenore di vita così marcato come quello sperimentato dalle famiglie italiane. Nessuno a parte la Grecia che però, a differenza dell’Italia, era sotto la media già al tempo.

Cosa dicono i dati

Eurostat esprime il consumo individuale effettivo in purchasing power standard (PPS), ossia in standard di potere d’acquisto, un’unità monetaria fittizia che consente di fare un confronto europeo omogeneo (ogni PPS può acquistare la stessa quantità di beni e servizi in ciascun Paese Ue).

Dall’ultimo aggiornamento (2024), risulta che l’Italia è all’undicesimo posto in Europa in termini di consumo individuale effettivo, con un benessere materiale a quota 98, ossia del 2% più basso rispetto alla media UE (fissata a 100), a parimerito con Cipro. Il benessere delle famiglie è massimo in Lussemburgo (146), alto in Germania (119) e medio Francia (106), mentre è sensibilmente più basso in altri Stati membri del Sud, come Portogallo (86) e Grecia (79) e soprattutto dell’Est Europa, come Ungheria (73) e Lettonia (72).

Il consumo individuale effettivo è un osservato speciale perché oltre alla spesa che le famiglie effettuano per i bisogni e le necessità quotidiane, come cibo, abbigliamento, casa, energia, trasporti e beni durevoli, tiene conto anche di tutti i beni e i servizi effettivamente utilizzati e consumati dai nuclei, al di là del fatto che siano stati da loro acquistati e pagati direttamente. Rientrano quindi anche sanità e istruzione, oltre agli aiuti delle organizzazioni senza scopo di lucro.

L’Italia sotto la media Ue

Se oggi l’Italia è undicesima in Ue, sotto la media, oltre vent’anni fa la situazione era decisamente diversa: nel 2000 era infatti al sesto posto per benessere materiale delle famiglie. All’epoca, con un consumo individuale effettivo stimato a quota 120, ossia del 20% superiore rispetto alla media UE (considerando l’attuale composizione a 27 membri), l’Italia era dietro solo a Lussemburgo, Paesi Bassi, Germania, Svezia e Austria e sugli stessi livelli della Francia.

Mentre negli ultimi venticinque anni le famiglie delle altre principali economie, come Germania e Francia, hanno sostanzialmente mantenuto gli stessi livelli di benessere materiale, quelle italiane hanno sofferto di un impoverimento che non ha confronti. L’Italia è il Paese europeo con la crescita più debole degli ultimi vent’anni, con il Pil che tra il 2005 e il 2024 è aumentato in media di appena lo 0,2% all’anno, facendo meglio solamente della Grecia (-0,3%).