Luca Frusone, M5S: “Con noi un contratto migliore e un vero riordino delle carriere”

Luca Frusone, deputato della Repubblica eletto con il Movimento 5 Stelle, nonché membro della IV Commissione Difesa, ci ha illustrato i programmi futuri del M5S per le Forze Armate e di Polizia.

Luca Frusone, M5S: “Con noi un contratto migliore e un vero riordino delle carriere”

Cosa farà il Movimento 5 Stelle per placare i malumori delle Forze Armate, deluse dai provvedimenti attuati dai Governi di Centrodestra e Centrosinistra? Lo abbiamo chiesto a Luca Frusone, deputato della Repubblica Italiana e membro della IV Commissione Difesa.

L’onorevole Frusone ha espresso un proprio parere sul rinnovo del contratto appena firmato ed ha illustrato nel dettaglio alcuni punti del programma per la Difesa del Movimento 5 Stelle.

On. Luca Frusone come prima cosa la ringraziamo per il tempo che ci sta dedicando. La nostra intervista arriva pochi giorni dopo dalla firma sul rinnovo del contratto per il comparto Difesa e Sicurezza; la Ministra Marianna Madia si è detta soddisfatta, ma il personale delle Forze Armate non è così entusiasta per il nuovo contratto.

In queste ore in molti si sono lamentati per gli aumenti troppo bassi e per il mancato riconoscimento di alcuni diritti; lei cosa ne pensa a proposito? Con le risorse a disposizione si poteva fare di meglio?

Si doveva fare meglio. Il nuovo contratto fa capire come per questo Governo contino solo i gradi apicali che sono quelli che hanno subito meno il blocco stipendiale. Già con il riordino delle carriere si era capito tutto questo e ora con il contratto si cerca di far passare un aumento di circa 50€ per un passo in avanti, confondendo gli interessati giocando su importi netti e lordi. Il personale del comparto difesa ha tutte le ragioni per lamentarsi con il vecchio Governo Berlusconi che attuò il blocco degli stipendi e con i Governi di Centrosinistra che in 5 anni non sono riusciti a trovare le risorse per un vero rinnovamento del contratto. Ci troviamo di fronte alla solita mancia prima delle elezioni. Spero che i lavoratori del comparto difesa ne siano consapevoli.

Il nuovo contratto è valido per il triennio 2016-2018, quindi spetterà al nuovo Governo occuparsi della contrattazione per il triennio successivo. Ad oggi, in piena campagna elettorale, se la sente di fare una promessa alle Forze Armate e di Polizia?

La contrattazione è ovviamente legata a un vero riordino delle carriere. Su questo siamo stati chiari: il rapporto tra comandanti e comandati è uno dei più squilibrati al mondo. Attraverso questa razionalizzazione si troveranno anche le risorse per un rinnovo contrattuale vero. Naturalmente ci sarà una vera razionalizzazione delle risorse evitando sempre più affidamenti diretti e la creazione di strutture con funzioni sovrapponibili a quelle già esistenti. Ripristinando il rapporto 50-25-25 tra personale, investimenti in sistemi d’arma ed esercizio, non solo troveremo maggiori fondi per la contrattazione ma potremo anche spendere per l’esercizio il che significa un aumento della qualità delle condizioni in cui oggi le Forze Armate e e quelle di Polizia sono chiamate ad operare.

E pensare che - come confermato dal programma del Movimento 5
Stelle per la Difesa - l’Italia oggi spende circa 5 miliardi l’anno in armamenti, una delle cifre più alte tra i Paesi Nato. Eppure la sensazione è che il nostro Paese sia ancora impreparato a contrastare alcune minacce; lei è dello stesso parere?

Non siamo impreparati. La professionalizzazione delle FFAA sta andando avanti. Le competenze e le qualità degli operatori crescono sempre di più e vengono riconosciute anche a livello internazionale. Il problema grande è nella direzione ed è prettamente politico. L’Italia oggi non ha chiari i livelli d’ambizione, gli obiettivi e le minacce. Senza sapere questo potremmo anche spendere 50 miliardi ma saremo sempre inadeguati di fronte ad eventuali minacce non considerate. Politicamente i vari Governi non hanno voluto mai prendere una decisione perché questo significa dire di no ad alleati potenti.

Per fare un esempio: stabilire che l’Italia ha interesse solo nel bacino del Mediterraneo significherebbe ridurre o annullare la nostra presenza in vari scenari, come l’Afghanistan, e questo comporterebbe un tavolo di confronto con gli Stati Uniti in primis, cosa che i Governi passati non hanno mai voluto fare. Comporterebbe anche un nuovo discorso in materia industriale: magari qualche portaerei spacciata per portaelicotteri in meno e qualche pattugliatore in più. I vari Governi per rincorrere gli interessi degli altri Paesi negli anni si sono scordati gli interessi dell’Italia, per noi le alleanze sono importanti ma non possiamo più avere un ruolo subalterno.

Nei mesi scorsi si è diffusa la voce dell’intenzione del Movimento di 5 Stelle di accorpare Carabinieri, Polizia e Finanza in un’unica Forza di Polizia Nazionale. Nel programma Difesa del Movimento 5 Stelle di questa possibilità, però, non viene fatta menzione; si è trattato solamente di una fake news o c’è un fondo di verità?

Ormai le fake news sono l’arma migliore che hanno per attaccarci. Come quella sui tagli degli stipendi dei militari. In 5 anni abbiamo sempre messo in primo piano i diritti dei lavoratori del comparto con attenzione alla retribuzione, la previdenza e molti altri aspetti. Probabilmente chi gli ha bloccato gli stipendi per tutti questi anni non trova altro metodo per contrastarci.

Sulle polizie vale lo stesso discorso: sul nostro programma non c’è nulla perché non è nostra intenzione. Non è problema di numeri di polizie ma di duplicazione delle funzioni e quelle sì, vanno corrette. Ad oggi non possiamo avere forze diverse che fanno cose simile, diventa una ripetizione onerosa. Su questo dobbiamo lavorare senza dubbio ma tenendo in conto la storia delle varie Forze in campo.

Ci ha appena accennato al programma Difesa con il quale il Movimento 5 Stelle si presenterà alle prossime elezioni politiche. Può spiegarci nel dettaglio quali provvedimenti ha in mente il M5S?

Come già detto l’Italia ha delle fonti di costo che può tagliare velocemente, mi riferisco, non solo a missioni estere non attinenti agli interessi dell’Italia ma anche a sistemi d’arma sovrapponibili che per sviluppo e produzione drenano molte risorse. Persino la semplice modalità di finanziamento dei progetti è da rivedere: in questi anni ci siamo accorti di come il Ministero una volta ricevuto il via libera per i progetti dalle Camere anziché coprire i costi di avviamento dei progetti tende a spalmare la spesa per lunghi anni, lasciando i finanziamenti più cospicui alla fine. Tutto ciò vuol dire che le aziende del settore difesa devono dilatare i tempi, magari raddoppiando i tempi di sviluppo e consegnando un prodotto con anni di ritardo, dando quindi un sistema d’armi già obsoleto e quasi impossibile da esportare.

Già con questi accorgimenti potremmo avere una riduzione dei costi e una maggiore stabilità per le aziende. Questi risparmi devono essere poi assolutamente investiti nell’esercizio il che vuol dire mettere gli operatori della difesa nelle condizioni migliori per operare, in sicurezza e aumentando la sicurezza dei cittadini.

La professionalità delle FFAA va garantita sempre più investendo su quello che è il perno della difesa ossia la risorsa umana e quindi non solo maggiore attenzione alle tutele dei diritti sindacali ma anche quelle dei rapporti familiari.

Abbiamo negli anni studiato anche le modalità di accesso alla carriera militare. Riteniamo che già da quel momento occorre identificare dei percorsi di specializzazione soprattutto per quei settori come la cybersecurity, su cui puntiamo investire molto, dove le classiche prove fisiche possono lasciare più spazio a competenze più attinenti a quel tipo d’impiego.

Tutto questo ci permetterebbe anche di ovviare allo spreco di risorse che avviene ogni anno quando giovani dopo diversi anni di volontario in ferma prefissata, e quindi dopo anni di formazione, vengono abbandonati dilapidando l’investimento che il Paese ha fatto su di loro. Un altro argomento su cui abbiamo messo in guardia il Governo precedente è l’aspetto pensionistico del comparto: il passaggio al contributivo incide notevolmente sulla pensione dei militari, sarà uno dei nostri primi pensieri mettere mano anche a questo fardello ereditato dai Governi passati.

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Ringraziamo l’onorevole Luca Frusone per la completezza delle risposte. Se la sua intervista vi ha suscitato un interesse e volete approfondire vi consigliamo di leggere il nostro articolo di approfondimento sul programma per la Difesa del Movimento 5 Stelle.

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