Licenziamento: quanto costa al datore di lavoro?

Stefania Manservigi

30/03/2018

28/06/2022 - 16:42

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Il datore di lavoro, in base alle circostanze, può disporre il licenziamento del dipendente. Anche il licenziamento ha però un costo: quale?

Licenziamento: quanto costa al datore di lavoro?

Il licenziamento è sicuramente l’arma di cui dispone il datore di lavoro che spaventa di più i dipendenti.

Quello che pochi sanno, però, è che il licenziamento comporta anche un costo per il datore di lavoro, tenuto a versare un contributo a sostegno della disoccupazione qualora decidesse di interrompere il rapporto di lavoro con un suo dipendente.

Tale contributo è stato introdotto con la Riforma Fornero sotto forma di contributo alla mobilità, salvo poi essere modificato nel 2016 - a seguito delle modifiche apportate con il Jobs Act in fatto di disoccupazione - in un contributo destinato al finanziamento della Naspi.

Non solo: a partire da gennaio 2018, in seguito a quanto disposto con la legge di Bilancio, è stata aumentata l’aliquota contributiva a carico dei datori di lavoro per finanziare il ticket di licenziamento.

Ma quanto costa al datore di lavoro, dunque, licenziare un dipendente?

Che cos’è il ticket di licenziamento?

Prima di vedere quanto costa al datore di lavoro licenziare un dipendente è opportuno capire cosa si intenda per ticket di licenziamento.

Come detto il ticket di licenziamento è stato introdotto con la Legge Fornero ed è un contributo dovuto dalle aziende e dai datori di lavoro nei casi in cui ci sia un’interruzione del rapporto di lavoro, a meno che la stessa non sia dovuta a dimissioni da parte del lavoratore o nel caso di risoluzione consensuale del contratto di lavoro.

Il ticket di licenziamento è nato in sostituzione all’indennità di mobilità e, a partire dal 2017, ha così sostituito il contributo d’ingresso alla mobilità per i contratti collettivi.

Il ticket di licenziamento ha fondamentalmente due scopi:

  • finanziare la Naspi, ossia l’unica indennità di disoccupazione riconosciuta dall’Inps a seguito del Jobs Act;
  • scoraggiare i licenziamenti.

Il contributo di licenziamento è dovuto per tutti i rapporti di lavoro?

Per capire quanto può costare il licenziamento di un dipendente a un datore di lavoro bisogna però prima specificare che il contributo a carico dell’azienda non è dovuto per tutte le tipologie di rapporti di lavoro.

L’azienda o il datore di lavoro sono tenuti al pagamento del ticket di licenziamento per l’interruzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato, o nel caso di un apprendistato interrotto alla fine del periodo di formazione.

Non è dovuto nessun contributo, invece, nel caso di una cessazione del rapporto a seguito di scadenza di un contratto di lavoro a tempo determinato o nel caso di decesso del dipendente.

Esclusi dal contributo sono anche i licenziamenti di un collaboratore domestico, di un operaio agricolo o un operaio extracomunitario stagionale.

Come si calcola il contributo di licenziamento?

Dopo aver visto quando il datore di lavoro è tenuto al versamento del contributo di licenziamento, è bene ora capire come calcolare tale somma.

Di norma il datore di lavoro, a seguito di licenziamento, è tenuto a versare un contributo commisurato al massimale mensile di Naspi.

Non solo. A partire dal 1° gennaio 2018 tale contributo di licenziamento è stato raddoppiato per le imprese che rientrano nell’ambito di applicazione della Cassa Integrazione Guadagni Straordinari e fanno ricorso ai licenziamenti collettivi.

In particolare, a partire da tale data, le imprese interessate dalle modifiche che licenzino un dipendente assunto con contratto a tempo indeterminato, dovranno versare un contributo maggiorato: l’aliquota percentuale dovuta è infatti innalzata all’82%. L’importo inoltre può essere triplicato qualora il licenziamento sia avvenuto senza il previo raggiungimento di un accordo sindacale.

L’aliquota rimane invece al 41% (e non è soggetta a tali modifiche) negli altri casi e per i licenziamenti collettivi avviati entro il 20 ottobre 2017.

Quanto costa il licenziamento di un dipendente al datore di lavoro?

Tenendo presente quanto visto finora e facendo i calcoli, dunque, emerge che il licenziamento di un dipendente ha i seguenti costi per un datore di lavoro:

  • in caso di licenziamento individuale, si calcola il 41% del massimale mensile Naspi per ogni 12 mesi di anzianità del dipendente negli ultimi tre anni. Considerato che il massimale Naspi per il 2017 è di 1195 euro il contributo dovuto dal datore di lavoro per gli ultimi 12 mesi di rapporto è di 489,95 euro. Per i rapporti lavorativi pari o superiori ai 36 mesi il contributo può arrivare a costare 1.469,85 euro;
  • in caso di licenziamenti collettivi da parte delle aziende rientranti nella CIGS il discorso si fa più complesso: l’aliquota raddoppia, raddoppiando quindi anche l’importo massimo del contributo da versare (per rapporti di lavoro di 36 mesi) che può arrivare a circa 2.940 euro. In mancanza di accordo sindacale raggiunto, tale somma si moltiplica per tre e il datore di lavoro rischia di pagare, per 36 mesi di impiego, 8.820 euro per ciascun lavoratore.

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