Italia fuori dall’UE o fuori dall’euro? Ce lo dicono i CDS

In attesa del country report della Commissione UE sull’Italia il differenziale fra le due diverse definizioni di CDS ci aiuta a capire quanto sono concreti i rischi di ridenominazione della valuta o di un’uscita dall’unione

Italia fuori dall'UE o fuori dall'euro? Ce lo dicono i CDS

In Italia tornano a palesarsi nuovi fantasmi di una possibile uscita del Paese dall’euro o dall’Europa.

Premettendo che non si tratta della medesima cosa, i mercati la scorsa settimana hanno scontato gran parte di questi rischi e ne hanno pagato dazio sia la Borsa, con Piazza Affari scesa sui minimi da metà febbraio, che i titoli di Stato, con i rendimenti dei BTP a 5 anni saliti addirittura sopra quelli degli omologhi emessi dalla Grecia.

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Il punto più alto di questo climax è stato raggiunto allorquando si è cominciato a parlare di una possibile introduzione da parte del governo italiano dei MiniBot, che alcuni hanno definito come una sorta di strada preparatoria ad una possibile uscita dell’Italia dall’euro.

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Mentre oggi la giornata dei mercati si è chiusa in maniera positiva, domani è atteso un altro importante test per l’Italia e Piazza Affari: la Commissione europea presenterà il country report e le sue specifiche raccomandazioni ad ognuno dei Paesi membri, Italia inculsa.

La scorsa settimana le parole del commissario Moscovici hanno ridimensionato l’attesa che le raccomandazioni possano già contenere il riferimento a sanzioni. Il clima però rimane comunque di attesa e di cautela sui Btp.

Ma quanto è concreto il rischio da alcuni paventato si un’uscita dell’Italia dall’euro? E dall’Europa? Vediamo le indicazioni che ci possono dare due strumenti molto noti fra gli investitori, i CDS.

Cds: questione di definizione


Andamento dello spread fra i CDS a 5 anni sull’Italia nelle due definizioni 2003 e 2014.

La scorsa settimana il differenziale fra Il prezzo dei CDS a 5 anni ante e post 2014 è salito sui massimi dell’anno. È qualcosa di significativo?
«Questo differenziale è uno dei principali indicatori utilizzati dagli operatori per misurare il rischio di Italexit», ha scritto Antonio Cesarano la scorsa settimana in un report.

La questione risiede appunto nell’anno di definizione: i CDS emessi nel 2003 sono sprovvisti della protezione contro la ridenominazione del debito italiano mentre quelli emessi nel 2014 (dopo la crisi dei debiti sovrani in Europa, ndr) la contemplano.

Ma cosa significa quando lo spread fra i due diversi tipi di CDS sale? Cesarano ha così sintetizzato l’evento: «In altri termini è come se gli operatori stessero scontando un rischio relativamente contenuto di tensioni tali da portare a una ristrutturazione del debito, mentre invece di fondo ricomincia ad aumentare il rischio percepito di fuoriuscita dalla Ue, sebbene il livello dello spread raggiunto dai CDS sia significativamente al di sotto delle punte massime di un anno fa».

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